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	<title>Biologi per la Scienza</title>
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	<description>Tre studenti che amano la scienza, le denunce, i meme e le minacce di morte.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 28 Nov 2025 12:30:31 +0000</lastBuildDate>
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		<title>L’ordine dei biologi, la metafora del sistema Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Biologi per la Scienza]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2025 12:18:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Vicende ONB]]></category>
		<category><![CDATA[100 vetrine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Siete mai saliti su un aereo comandato da un pilota scettico del funzionamento dei motori aeronautici? Immagino di no, e me lo auguro. Eppure, in Italia, da oltre otto anni si verifica una situazione altrettanto paradossale all’interno dell’Ordine dei Biologi. Il suo presidente, l’ex senatore Vincenzo D’Anna, è noto per...</p>
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<p>Siete mai saliti su un aereo comandato da un pilota scettico del funzionamento dei motori aeronautici? Immagino di no, e me lo auguro.</p>



<p> Eppure, in Italia, da oltre otto anni si verifica una situazione altrettanto paradossale all’interno dell’Ordine dei Biologi. Il suo presidente, l’ex senatore Vincenzo D’Anna, è noto per le sue posizioni apertamente scettiche sui vaccini, sul progresso scientifico e per la diffusione di<a href="https://www.biologiperlascienza.it/2021/05/inesattezze-dal-presidente-ordine-biologi-coronavirus/"> fake news</a> durante la pandemia da coronavirus. Di recente D’Anna è tornato al centro delle polemiche per un commento profondamente inopportuno rivolto a Valentina Pitzalis, sopravvissuta a un tentativo di femminicidio e segnata per sempre da quell’aggressione. Pur sostenendo di essere stato frainteso quando ha scritto “c’è a chi piace cruda e a chi cotta la moglie” (lascio a voi ogni valutazione), non si tratta certo del suo primo intervento considerato sessista o denigratorio. Basta dare un’occhiata alla sezione “<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Vincenzo_D%27Anna_(1951)#Controversie">controversie</a>” della sua pagina Wikipedia per farsi un’idea del personaggio.</p>



<p>Ma può davvero un rappresentante di un’istituzione pubblica diffondere inesattezze scientifiche e allo stesso tempo mancare di rispetto alle donne? In Italia sì. In un paese normale D’Anna si sarebbe già dimesso o fatto dimettere da chi dovrebbe vigilare sul suo operato. In Italia no. In Italia molto sdegno, qualche interrogazione parlamentare qua e là, ma alla fine niente. Non succede nulla. Tutto resta com’è.</p>



<p>Quando avevo 21 anni, insieme ai miei compagni di avventura Gianluca e Riccardo, decidemmo di fondare “<a href="https://www.biologiperlascienza.it/2020/11/sn01ep01-onb/">Biologi per la Scienza</a>” per dare voce al malcontento che serpeggiava dentro e soprattutto fuori dall’Ordine dei Biologi. Perché lo facemmo? Perché non era giusto aspettare che qualcun altro si assumesse questa responsabilità. Da questa esperienza abbiamo ricavato, una pagina con 60 mila followers, un’infinità di like commenti e apprezzamenti. <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2022/10/sn01ep02-onb-denuncia/">E due denunce, una penale e una civile</a>. In un paese normale tutto ciò non sarebbe successo.</p>



<p>La cosa più sorprendente è che D&#8217;Anna può fare paura ma non è certo imbattibile. Nessuno degli iscritti all&#8217;ordine è riuscito a organizzare una vera opposizione alle elezioni che lo hanno rieletto, e quasi nessuno ci ha provato. La principale lista alternativa è nata su iniziativa di ex esponenti della lista di D&#8217;Anna. Molti giovani biologi hanno sostenuto questa lista nella speranza di battere D&#8217;Anna, senza farsi troppe domande sui suoi ex soci. Moltissimi ci hanno cercato: ci hanno proposto di candidarci, ci hanno chiesto di usare il nome di Biologi per la Scienza. Pochissimi erano disposti a prendersi delle responsabilità. Dentro e fuori dall’ordine dei biologi, perché non ci sono partiti politici che non siano colpevoli di questo immobilismo.</p>



<p>Sono abbastanza sicuro che fossimo stati iscritti all’ordine e ci fossimo candidati, ora saremmo seduti su qualche poltrona. Ma questa non è la vita che vogliamo. I nostri cervelli sarebbero stati sprecati per remare contro un sistema che non premia il merito, svaluta la conoscenza scientifica e non fornisce nessun aiuto concreto ai biologi italiani.</p>



<p>Vedete questa piccola storia all’interno del nostro paese per me e uno dei tanti simboli di quanto sia in fase avanzata la metastasi del declino italiano. Se non riusciamo nemmeno a sostituire Vincenzo D’Anna e restituire dignità a una categoria professionale, cosa possiamo realisticamente cambiare in Italia? Ben poco.</p>



<p>E allora vi lascio con una domanda: cosa fareste se il comandante dell’aereo su cui state per imbarcarvi vi dicesse che “i motori sono un’invenzione della lobby aerospaziale e che le donne non sono adatte a pilotare un Boeing”? Rimarreste al vostro posto o scappereste? Io so cosa ho fatto: ho preso un altro aereo e ho lasciato l’Italia anche per questo. Non ho rimpianti — solo la delusione di non aver visto le cose cambiare dopo tutti questi anni.</p>



<p>&#8211; Giovanni Schiesaro</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="768" height="433" src="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2025/11/e5506f_15723ec3ff5b4513b1824d2daaaca72cmv2-1.avif" alt="" class="wp-image-11689"/></figure>
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		<title>Un &#8220;nuovo&#8221; farmaco per la fibrosi cistica</title>
		<link>https://www.biologiperlascienza.it/2025/10/un-nuovo-farmaco-per-la-fibrosi-cistica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Biologi per la Scienza]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Oct 2025 09:54:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[aifa]]></category>
		<category><![CDATA[ema]]></category>
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		<category><![CDATA[fibrosi cistica]]></category>
		<category><![CDATA[medicina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Kaftrio è un farmaco approvato nel 2020 da EMA per il trattamento della fibrosi cistica [1]. Dentro questo farmaco sono contenuti tre principi attivi: tezacaftor, elexacaftor e ivacaftor, che potrebbero sembrare i cugini baschi di Asterix e Obelix ma in realtà sono delle molecole dette “modulatrici”. Nella fibrosi cistica infatti,...</p>
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<p>Kaftrio è un farmaco approvato nel 2020 da EMA per il trattamento della fibrosi cistica [1]. Dentro questo farmaco sono contenuti tre principi attivi: tezacaftor, elexacaftor e ivacaftor, che potrebbero sembrare i cugini baschi di Asterix e Obelix ma in realtà sono delle molecole dette “modulatrici”.</p>



<p>Nella fibrosi cistica infatti, la proteina CFTR, che è un trasportatore di cloro e bicarbonato, non riesce ad arrivare sulla superficie delle cellule dove dovrebbe fare il suo dovere, e anche se ci arriva il più delle volte non funziona bene.</p>



<p>Come quasi tutte le malattie genetiche, la fibrosi cistica non è causata sempre dalla stessa mutazione, ma ne sono state individuate circa 2000 che portano alla patologia, anche se con gravità diverse [2]. Dopotutto, per fare le cose bene c&#8217;è un modo solo, ma per farle male l&#8217;unico limite è l&#8217;immaginazione.<br>Tra tutte queste mutazioni ce n’è una che si chiama<strong> F508del</strong>, che vuol dire che l’amminoacido <strong>F</strong>enilalanina in posizione <strong>508</strong> è stato <strong>DEL</strong>eto. Per quanto si tratti di una modifica apparentemente insulsa (la proteina, infatti, è composta da più di 1400 aminoacidi) ha conseguenze devastanti: la catena di aminoacidi non riesce infatti a ripiegarsi correttamente, venendo riconosciuta come errata dalla cellula ed eliminata; la poca proteina che riesce a sfuggire all’eliminazione e ad arrivare sulla membrana cellulare per svolgere il suo lavoro non è comunque in grado di aprirsi correttamente, e quindi non funziona.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="677" height="1024" src="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2025/10/WhatsApp-Image-2025-10-27-at-10.12.31-677x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-11682" srcset="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2025/10/WhatsApp-Image-2025-10-27-at-10.12.31-677x1024.jpeg 677w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2025/10/WhatsApp-Image-2025-10-27-at-10.12.31-198x300.jpeg 198w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2025/10/WhatsApp-Image-2025-10-27-at-10.12.31-768x1162.jpeg 768w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2025/10/WhatsApp-Image-2025-10-27-at-10.12.31-1015x1536.jpeg 1015w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2025/10/WhatsApp-Image-2025-10-27-at-10.12.31-960x1453.jpeg 960w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2025/10/WhatsApp-Image-2025-10-27-at-10.12.31-264x400.jpeg 264w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2025/10/WhatsApp-Image-2025-10-27-at-10.12.31-585x885.jpeg 585w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2025/10/WhatsApp-Image-2025-10-27-at-10.12.31.jpeg 1200w" sizes="(max-width: 677px) 100vw, 677px" /></figure>



<p>E’ esattamente su queste due problematiche che agisce kaftrio: tezacaftor e elexacaftor sono dei correttori che fanno in modo che la proteina non venga degradata e arrivi sulla superficie cellulare, mentre ivacaftor è un potenziatore, che fa in modo che CFTR funzioni meglio, ovvero che una volta apertosi il canale rimanga aperto per più tempo e “compensi” per la minore quantità.<br>Tezacaftor è un correttore di Tipo 1 che favorisce l’inizio del corretto ripiegamento della proteina, mentre elexacaftor è di Tipo 3, e stabilizza la proteina nella sua conformazione finale. Insieme si dice che hanno un’azione sinergica, ovvero che il loro effetto combinato è superiore alla somma dei singoli effetti [3].</p>



<p>Ora, la questione interessante quel è?</p>



<p>Che il farmaco era stato originariamente approvato solo per la fibrosi cistica causata dalla mutazione F508del, ovvero la mutazione che la causa nel 70% dei pazienti, ma a febbraio 2025 l’EMA ha deciso di estendere l’indicazione anche a tutte le altre mutazioni “non di classe I”, ovvero quasi tutte quelle che restano [4].</p>



<p>L’estensione dell’indicazione [5] si è basata quasi esclusivamente su dati di studi in laboratorio, per due motivi:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>le altre mutazioni che causano la fibrosi cistica sono rare. Mutazioni rare di una malattia rara. Sarebbe impossibile fare uno studio clinico per ogni mutazione perché semplicemente non ci sarebbero abbastanza pazienti;</li>



<li>I modelli cellulari usati erano ultra conosciuti, e tutte le ricerche hanno dimostrato che la correlazione tra dati di laboratorio e risultati clinici (in questo caso) era pressoché perfetta.</li>
</ul>



<p>Ma in Italia? Non è così diretto.<br>Quando EMA approva o modifica l’indicazione di un farmaco ogni stato membro dell’Unione Europea deve, attraverso la propria agenzia del farmaco, ratificare la decisione.<br>Circa 1 paziente su 4 sta quindi attendendo da mesi che AIFA approvi la nuova indicazione, che gli permetterebbe di avere una qualità e una speranza di vita decisamente migliori [6].</p>



<p></p>



<ol class="wp-block-list">
<li>https://www.ema.europa.eu/en/medicines/human/EPAR/kaftrio</li>



<li>https://www.malattierare.eu/pages/rivista/La-fibrosi-cistica-idA15#:~:text=Ad%20oggi%20sono%20state%20individuate,del%20gene%20CFTR%20(7).</li>



<li>https://europepmc.org/article/MED/39996840#sec6-cimb-47-00119</li>



<li>https://www.ema.europa.eu/en/documents/smop/chmp-post-authorisation-summary-positive-opinion-kaftrio-ws-2551_en.pdf</li>



<li>https://www.ema.europa.eu/en/documents/variation-report/kaftrio-h-c-005269-ws-2551-epar-assessment-report-variation_en.pdf</li>



<li>https://www.fibrosicistica.it/estensione-kaftrio-in-combinazione-con-kalydeco-esame-nella-prossima-cse-aifa/</li>
</ol>
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		<item>
		<title>L&#8217;allarme rotto, l&#8217;interruttore</title>
		<link>https://www.biologiperlascienza.it/2024/02/molecola-paura-ansia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Biologi per la Scienza]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Feb 2024 15:49:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Divulgazione]]></category>
		<category><![CDATA[Neuroscienze]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno studio sui meccanismi che regolano la paura identifica una molecola possibile bersaglio per lo sviluppo di terapia per i disturbi dell&#8217;ansia. La paura è un’emozione antica. Questo sistema di allarme ha accompagnato la storia della vita sulla terra, aiutando le specie animali a percepire, anticipare e rispondere ai pericoli....</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Uno studio sui meccanismi che regolano la paura identifica una molecola possibile bersaglio per lo sviluppo di terapia per i disturbi dell&#8217;ansia. </strong></p>



<p>La paura è un’emozione antica. Questo sistema di allarme ha accompagnato la storia della vita sulla terra, aiutando le specie animali a percepire, anticipare e rispondere ai pericoli. La paura è un allarme che salva le vite. Purtroppo, a volte questo all’arme smette di funzionare correttamente. Molti disturbi dell’ansia, e altri ancora, sono caratterizzati dalla presenza di una paura eccessiva, fuori controllo e spesso in risposta a stimoli che non dovrebbero suscitare questa emozione. L’allarme si accende nel momento sbagliato, fa troppo rumore, non si spegne quando dovrebbe. E così l’allarme rotto smette di salvare le vite, ma le peggiora drasticamente.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="652" src="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/danger-alert-sign-with-siren-light-1-1024x652.jpg" alt="" class="wp-image-11666" srcset="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/danger-alert-sign-with-siren-light-1-1024x652.jpg 1024w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/danger-alert-sign-with-siren-light-1-300x191.jpg 300w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/danger-alert-sign-with-siren-light-1-768x489.jpg 768w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/danger-alert-sign-with-siren-light-1-1536x977.jpg 1536w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/danger-alert-sign-with-siren-light-1-2048x1303.jpg 2048w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/danger-alert-sign-with-siren-light-1-1920x1222.jpg 1920w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/danger-alert-sign-with-siren-light-1-960x611.jpg 960w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/danger-alert-sign-with-siren-light-1-629x400.jpg 629w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/danger-alert-sign-with-siren-light-1-585x372.jpg 585w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Uno dei trattamenti più diffusi per i disturbi collegati alla paura si chiama “Terapia di Esposizione”. I pazienti vengono accompagnati in percorso in cui sono progressivamente esposti allo stimolo che causa la paura eccessiva o immotivata, in un processo che gradualmente rompe l’associazione tra lo stimolo e la paura. Un percorso che ripara l’allarme, ripristinando i meccanismi che ne controllano l’accensione e lo spegnimento. Ma la terapia di esposizione non è infallibile e solo una parte dei pazienti ne trae benefici a lungo termine. Se saremo in grado di comprendere meglio i meccanismi neurobiologici che controllano la paura, potremo identificare nuovi target verso i quali indirizzare lo sviluppo di nuovi farmaci. Potremo trovare meccanismi cellulari e molecolari che funzionano da interruttore, che siano in grado di spegnere l’allarme, di fare in modo che la terapia di esposizione sia efficace per il maggior numero di pazienti possibile. Questo è l’obiettivo del mio progetto di dottorato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La paura studiata in laboratorio</h2>



<p>In laboratorio, la paura viene studiata attraverso una tecnica chiamata “fear conditioning”, una forma di condizionamento pavloviano. Gli animali – i topi, in questo caso (purtroppo la sperimentazione animale è ancora insostituibile nello studio dei meccanismi neurobiologici delle emozioni) – vengono esposti contemporaneamente a uno stimolo pauroso (tipicamente una scossa improvvisa) e ad uno neutrale (come un certo contesto, una certa gabbia). La procedura crea una nuova associazione mentale tra la paura e lo stimolo inizialmente neutrale. In altre parole, gli animali iniziano a percepire paura in risposta al contesto, in assenza della scossa o di altri stimoli paurosi. Se però gli animali vengono esposti ripetutamente al contesto, sempre in assenza di stimoli paurosi, si osserva una graduale diminuzione della paura, che è il risultato del processo di “estinzione” della paura. A dispetto del nome, l’estinzione non consiste nell’eliminazione della associazione iniziale tra contesto e paura ma nella formazione di una nuova associazione. L’associazione iniziale e quella risultante dall’estinzione sono rappresentate nel cervello sottoforma di due distinti ricordi, un “ricordo della paura” e un “ricordo dell’estinzione” che entrano in competizione tra di loro. Quando l’animale viene esposto al contesto, i due ricordi competono per attivarsi e per inibirsi reciprocamente, in una “battaglia” in cui il ricordo “vincitore” stabilisce l’emozione mostrata dall’animale: paura o no.</p>



<p>La terapia di esposizione si basa proprio sui processi di estinzione della paura, mettendo in moto questa “battaglia” nel cervello, ed in particolare nell’amigdala, l’area del cervello maggiormente implicata nel processamento della paura.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/420280774_1121335535949844_228719281173419790_n-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-11665" srcset="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/420280774_1121335535949844_228719281173419790_n-1024x683.jpg 1024w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/420280774_1121335535949844_228719281173419790_n-300x200.jpg 300w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/420280774_1121335535949844_228719281173419790_n-768x512.jpg 768w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/420280774_1121335535949844_228719281173419790_n-1536x1024.jpg 1536w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/420280774_1121335535949844_228719281173419790_n-480x320.jpg 480w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/420280774_1121335535949844_228719281173419790_n-280x186.jpg 280w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/420280774_1121335535949844_228719281173419790_n-1920x1280.jpg 1920w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/420280774_1121335535949844_228719281173419790_n-960x640.jpg 960w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/420280774_1121335535949844_228719281173419790_n-600x400.jpg 600w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/420280774_1121335535949844_228719281173419790_n-585x390.jpg 585w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/420280774_1121335535949844_228719281173419790_n.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Parte del team che ha condotto lo studio. Da sinistra: Prof. Carlos Duarte, Dr. Monica Santos, Gianluca Masella e Francisca Silva.</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">I risultati dello studio</h2>



<p>In laboratorio abbiamo osservato che non tutti i topi riducono i loro livelli di paura dopo essere stati “allenati” per l’estinzione, proprio come non tutti i pazienti beneficiano della terapia di esposizione. Abbiamo dunque studiato i meccanismi neurobiologici che controllano la formazione dei ricordi di estinzione, e che li consolidano e rafforzano, rendendoli in grado di vincere la competizione con i ricordi della paura. Questi meccanismi, i processi di “plasticità sinaptica”, sono alla base dell’apprendimento e della memoria e richiedono modifiche ai recettori sinaptici – le “antenne” che i neuroni usano per captare e intrepretare i messaggi provenienti da altri neuroni – così come modifiche dell’efficienza con cui gruppi di neuroni “parlano” tra loro, con alcuni collegamenti che si rafforzano e altri che si indeboliscono. Nei topi in cui il processo di estinzione non funziona, abbiamo scoperto deficit in questi processi di plasticità sinaptica nell’amigdala: il loro cervello rimane “bloccato” in uno stato in cui il ricordo della paura è prevalente e il ricordo dell’estinzione non si forma e rafforza adeguatamente, perdendo la competizione. Ci siamo chiesti cosa potesse causare queste differenze nella plasticità sinaptica, concentrandoci sulle neurotrofine e i loro recettori – proteine note per innescare e controllare proprio questi processi – e in particolare su neurotrofina-3 (NT3) e il suo recettore TrkC. E così che abbiamo scoperto che, dopo “l’allenamento” per l’estinzione, nel momento in cui si dovrebbero innescare i meccanismi di plasticità necessari al consolidamento dell’estinzione, TrkC si attiva solo nell’amigdala dei topi in cui il processo di estinzione funziona correttamente ma non negli altri. &nbsp;Abbiamo quindi attivato artificialmente TrkC nelle amigdale dei topi in cui l’estinzione non era efficace e abbiamo osservato risultati sorprendenti: una singola somministrazione – al momento giusto – di neurotrofina-3 è in grado di attivare TrkC e ripristinare il corretto funzionamento dei meccanismi di plasticità sinaptica nell’amigdala, causando una diminuzione drastica dei livelli di paura.</p>



<p>L’attivazione di TrkC sblocca i processi necessari al consolidamento del ricordo dell’estinzione, rafforzandolo al punto da poter vincere la competizione con il ricordo della paura. Eccolo, l’interruttore che consente di spegnere l’allarme rotto.</p>



<p>Siamo ancora lontani dallo sviluppo di una terapia farmacologica che si fondi su queste scoperte, ma stiamo iniziando a lavorarci con un’idea chiara: i farmaci e la psicoterapia devono essere parti della soluzione. La terapia di esposizione mette in moto i processi neurobiologici che innescano la “battaglia” tra i ricordi della paura e quelli dell’estinzione, farmaci in grado di regolare l’attivazione di TrkC e i processi di plasticità sinaptica potrebbero essere decisivi per fare pendere le sorti dello “scontro” a favore dell’estinzione.<br><br>Lo studio, pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry, si trova <a href="https://www.nature.com/articles/s41380-024-02412-z">qui.</a></p>
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		<title>La nostra storia con l&#8217;Ordine Nazionale dei Biologi</title>
		<link>https://www.biologiperlascienza.it/2022/10/sn01ep02-onb-denuncia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Biologi per la Scienza]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Oct 2022 11:49:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vicende ONB]]></category>
		<category><![CDATA[100 vetrine]]></category>
		<category><![CDATA[onb]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Milano, marzo 2019. Sono su un autobus che mi sta portando in Università. Il telefono squilla. Numero privato. Rispondo. &#8220;Parlo con Giovanni Schiesaro?&#8221; sì, con chi parlo? &#8220;Devi venire in commissariato a Trieste, dobbiamo farti delle domande&#8221;. Vi è mai capitato di pensare di vivere dentro un film? A me...</p>
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<p>Milano, marzo 2019. Sono su un autobus che mi sta portando in Università. Il telefono squilla. Numero privato. Rispondo. &#8220;Parlo con Giovanni Schiesaro?&#8221; sì, con chi parlo? &#8220;Devi venire in commissariato a Trieste, dobbiamo farti delle domande&#8221;. </p>



<p>Vi è mai capitato di pensare di vivere dentro un film? A me sì ed è tutto partito da quella chiamata. Sono Giovanni, ho iniziato la magistrale in biotecnologie industriali, sono stato chiamato dalla polizia postale. Un ex-senatore ha denunciato me, Gianluca e Riccardo per diffamazione aggravata [1]. Se dovessi scegliere la tipologia di film in cui siamo finiti opterei per una commedia all&#8217;italiana con qualche punta di dramma. Insomma, una storia che fa ridere ma anche pensare. In questo articolo cercherò di farvi vedere i passaggi salienti che ci hanno portati da una sacrosanta <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2020/11/sn01ep01-onb/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">lettera</a> di protesta per un convegno no-vax a una denuncia di diffamazione aggravata. Il film sarà lungo, quindi prego accomodatevi e prendete i pop corn. </p>



<p>Biologi per la scienza è stato il nome con cui abbiamo rappresentato 1000 studenti, ricercatori, e docenti per protestare contro il <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2020/11/sn01ep01-onb/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">cinquantesimo anniversario dell&#8217;ordine nazionale dei biologi</a>. Il nome è una palese ripetizione in termini, per essere biologo bisogna studiare e lavorare utilizzando il metodo scientifico, il fondamento della scienza. Dire biologo quindi è già sufficiente per rappresentare qualcuno che opera attraverso il metodo scientifico. Nel nostro caso (tutto italiano) è stato doveroso aggiungere quel &#8220;per la scienza&#8221;, perché il termine biologo e soprattutto l&#8217;ordine dei biologi non hanno coinciso con la rigorosa attuazione del metodo scientifico. </p>



<p>Sapevamo che la nostra lettera non avrebbe annullato il convegno, ma era importante testimoniare il dissenso e mostrare a molti colleghi che non erano soli. Concluso l&#8217;evento e rimasti con la nostra pagina facebook, abbiamo deciso di portare avanti questa testimonianza. Sono orgoglioso di quello che abbiamo fatto. Per oltre un anno abbiamo mostrato punto su punto tutte le inesattezze e falsità propagate dall&#8217;ordine dei biologi, raggiungendo migliaia e migliaia di persone. La massa critica che abbiamo generato ha messo l&#8217;ordine dei biologi davanti alla realtà delle cose, non poteva più ignorarci. Per questo motivo siamo stati denunciati. Per inciso, che le nostre proteste fossero motivate lo dimostra anche un articolo comparso su <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2021/03/sn01ep02-onb/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Nature</a>, una delle riviste scientifiche più prestigiose al mondo. </p>



<p>L<a href="https://www.open.online/2019/03/13/il-presidente-dellonb-trascina-in-tribunale-tre-giovani-biologi-perche-lo-chiamano-no-vax/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">a prima denuncia</a> ci ha raggiunti a casa: ricorso civile d&#8217;urgenza per la chiusura della pagina. Mi ricordo di essere andato in posta a ritirato il pacco con il mio avviso di giacenza. Oltre 50 pagine di screen e commenti in cui venivamo accusati di diffamare e infangare l&#8217;onorabilità dell&#8217;ordine. Ricordo lo sguardo di mia madre incredula. In una situazione del genere è facile farsi prendere dal panico, cancellare tutto, chiedere scusa e nascondersi. Fortunatamente non lo abbiamo fatto, abbiamo preso tempo, ci siamo informati e comunicato con i nostri follower attraverso<a href="https://www.facebook.com/BiologiPerLaScienza/posts/pfbid02pg7BHVCHhzNXyhRwtuWiqFht8v3vMdkAEqq4GzFzMSmDMHd3r7ksZ6LhuAQEyuRAl" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> un post</a> cosa stava accadendo. </p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-wp-embed is-provider-valigia-blu wp-block-embed-valigia-blu"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="BZtO6HaBSs"><a href="https://www.valigiablu.it/studenti-protesta-biologi-omeopatia/">La protesta di tre studenti contro l&#8217;Ordine dei biologi e i convegni sull&#8217;omeopatia finisce in Tribunale</a></blockquote><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;La protesta di tre studenti contro l&#8217;Ordine dei biologi e i convegni sull&#8217;omeopatia finisce in Tribunale&#8221; &#8212; Valigia Blu" src="https://www.valigiablu.it/studenti-protesta-biologi-omeopatia/embed/#?secret=cdx5rGnEtQ#?secret=BZtO6HaBSs" data-secret="BZtO6HaBSs" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>



<p>La chiamata della polizia postale di Trieste per la seconda denuncia penale da parte di Vincenzo D&#8217;Anna è arrivata 2 mesi dopo. Di quel periodo ricordo che ho dormito male per 3 notti. Ricordo di essermi chiesto più e più volte chi me l&#8217;avesse fatto fare. È durato poco e il merito è stato delle numerose persone che mi sono state vicine e mi hanno supportato. Senza questo forte supporto probabilmente avrebbero vinto loro. </p>



<p>Ma come potevano nasconderci da accuse così pesanti? La stragrande maggioranza dei nostri post era rivolto a un pubblico generalista per spiegare ad esempio che no non ci sono <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2021/04/feti-abortiti-nei-vaccini/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">feti abortiti nei vaccini</a>, <a href="https://m.facebook.com/robertoburioniMD/photos/in-generale-non-mi-curo-degli-insulti-ma-questa-volta-devo-farlo-in-quanto-prove/2768430280048804/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">il tetano non è stato eradicato</a> o che l&#8217;omeopatia non è scienza. Giusto per citarne alcune. </p>



<p>Uno dei punti su cui l&#8217;accusa ha cercato più e più volte di incastrarci è su alcuni post che parlavano di come si erano svolte le elezioni dell&#8217;ordine. La domanda più frequente che ricevevamo era &#8220;ma chi ha votato D&#8217;Anna?&#8221;. Noi abbiamo riportato, senza nessun commento denigratorio di alcun genere, due fatti 1) durante le elezioni solamente una piccola percentuale degli aventi diritto al voto aveva espresso un voto e 2) era in corso ed è tutt&#8217;ora in corso (!!!) <a href="https://www.nextquotidiano.it/ordine-dei-biologi-elezioni-contestate/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un processo per presunti brogli elettorali</a>. Noi non siamo un tribunale e non abbiamo mai saputo nel dettaglio come siano andate le cose, tuttavia rimane il fatto che la mancata conclusione di questo processo sia un danno per tutti. Per il consiglio dell&#8217;ordine dei biologi, delegittimato nel caso i brogli non siano avvenuti e per il resto della comunità nel caso in cui questi brogli siano effettivamente avvenuti. Chiarezza? Giammai. </p>



<figure class="wp-block-pullquote is-style-default"><blockquote><p>Vincenzo D&#8217;Anna, il coronavirus padano e quell&#8217;indagine su sospetti brogli elettorali</p><cite><a href="https://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2020/03/25/news/d-anna-il-coronavirus-padano-e-quell-indagine-su-sospetti-brogli-elettorali-1.346093/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l&#8217;Espresso</a></cite></blockquote></figure>



<p>È servito oltre un anno tra chiamate, avvocati, carabinieri e stress vari. Abbiamo vinto noi: i tribunali hanno riconosciuto che il nostro era esercizio del diritto di critica, non diffamazione. Si potrebbe dire che l&#8217;accanimento che ha avuto un ordine istituzionale contro tre semplici studenti sia ingiustificato. Il vero problema in questa storia non è cosa è accaduto a noi, ma il ruolo che questa &#8220;istituzione&#8221; ha avuto in questi ultimi anni. Dalle conferenze no-vax, all&#8217;aver dato un enorme spazio a personaggi del calibro di <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2020/11/giulio-tarro-ha-scoperto-un-nuovo-tumore/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Giulio Tarro</a> o <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2021/05/loretta-bolgan-la-pseudoscienziata/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Loretta Bolgan</a>, agli <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2020/06/il-nuovo-studio-che-ci-vogliono-tener-segreto-sui-vaccini/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">studi spazzatura</a> sui vaccini, senza dimenticare che l&#8217;ordine ha più volte <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2021/09/pseudoscienza-istituzionalizzata/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">minimizzato</a> o addirittura <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2021/05/inesattezze-dal-presidente-ordine-biologi-coronavirus/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">negato la pericolosità del coronavirus</a>. Mettetevi nei panni un comune cittadino e provate a pensare quanta confusione possano generare queste affermazioni, soprattutto se provengono da un&#8217;istituzione.</p>



<p>A chi ci ha seguito e supportato in questi 4 anni, va il mio più grande e caloroso abbraccio. Non abbiamo mollato ed è solamente colpa e merito vostro 🙂</p>



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<p>Se ti piace e ritieni utile quello che scriviamo, puoi supportarci tramite il nostro&nbsp;<a href="https://www.patreon.com/biologiperlascienza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Patreon</a>.</p>



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<p>Note e fonti</p>



<p>[1] Per non appesantire il racconto ho da subito inserito Riccardo. In realtà, le denunce che l&#8217;Ordine Nazionale dei Biologi ha mosso sono state nei confronti di Giovanni, Gianluca e Sven. Sven non ha mai fatto parte della pagina ma si è visto recapitare ben due lettere. Una in Croazia e una in Francia nell&#8217;istituto di ricerca in cui lavorava (<a href="https://www.facebook.com/BiologiPerLaScienza/posts/cari-lettoria-un-mese-dalludienza-tenutasi-a-roma-il-204-non-abbiamo-ancora-noti/530712707459648/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">link</a>). </p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity is-style-wide"/>



<p>Giovanni Schiesaro, membro e fondatore di Biologi per la Scienza, laureato in Biotecnologie Industriali (UniMib) attualmente research assistant presso The Novo Nordisk Foundation Center for Biosustainability.</p>
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		<title>Vaiolo delle scimmie: un paio di cose che probabilmente vuoi sapere sul vaccino</title>
		<link>https://www.biologiperlascienza.it/2022/07/vaiolo-delle-scimmie-cose-che-probabilmente-vuoi-sapere-sul-vaccino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Biologi per la Scienza]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jul 2022 15:47:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Divulgazione]]></category>
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		<category><![CDATA[monkeypox]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo mesi passati a parlarne e non parlarne, l&#8217;OMS ha deciso di dichiarare ufficialemente il vaiolo delle scimmie un&#8217;emergenza sanitaria globale. Significa che è arrivato il successore del COVID? No, significa però che è arrivato il momento di prendere questa malattia infettiva sul serio. E nel caso steste pensando &#8220;eh...</p>
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<p>Dopo mesi passati a parlarne e non parlarne, l&#8217;<a href="https://www.ilsole24ore.com/art/vaiolo-scimmie-l-oms-dichiara-l-emergenza-sanitaria-globale-AEVmMaoB?refresh_ce=1">OMS ha deciso</a> di dichiarare ufficialemente il vaiolo delle scimmie <a href="https://www.who.int/director-general/speeches/detail/who-director-general-s-statement-on-the-press-conference-following-IHR-emergency-committee-regarding-the-multi--country-outbreak-of-monkeypox--23-july-2022">un&#8217;emergenza sanitaria globale</a>. </p>



<p>Significa che è arrivato il successore del COVID? <br>No, significa però che è arrivato il momento di prendere questa malattia infettiva sul serio. <br>E nel caso steste pensando &#8220;eh ma vabbè, tanto colpisce solo i gay&#8221; vi fermiamo subito: è stato detto anche di HIV. <a href="https://www.unaids.org/en/resources/fact-sheet">Un secolo e quasi 40 milioni di morti dopo</a>, HIV è tuttora una malattia presente ovunque che causa danni immensi sia a livello umano ch economico. Quindi no, non esistono malattie infettive che colpiscono solo alcune categorie di persone, non nel lungo periodo almeno.</p>



<p>La buona notizia però è che per questa malattia abbiamo già un <a href="https://www.ema.europa.eu/en/documents/product-information/tecovirimat-siga-epar-product-information_it.pdf">antivirale</a> efficace e, ancora meglio, un <a href="https://www.ema.europa.eu/en/news/ema-recommends-approval-imvanex-prevention-monkeypox-disease">vaccino</a>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il vaccino: come facevamo ad averlo prima che ci fosse la malattia</h2>



<p>La domanda sorge spontanea: se si parla di vaiolo delle scimmie solo da qualche mese, com&#8217;è possibile che ci sia già un vaccino? </p>



<p>I motivi sono 2:<br>1) <strong>si parla </strong>da mesi del vaiolo delle scimmie, ma questo virus è in realtà <a href="https://www.cdc.gov/poxvirus/monkeypox/about.html">noto da decenni</a><br>2) il vaccino in questine era stato ideato per il vaiolo classico, e solo in un secondo tempo si è visto che poteva funzionare anche contro il vaiolo delle scimmie</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come è stato creato </h2>



<p>Il vaccino, noto in Europa come &#8220;Imvanex&#8221; e negli USA come &#8220;Jynneos&#8221;, è prodotto infatti dall&#8217;azienda Bavarian Nordic, e si basa sul <strong><a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28057259/">virus vaccinico vivo Ankara modificato</a></strong>. </p>



<p>Questo vaccino deriva da un virus chiamato appunto &#8220;virus vaccinico Ankara&#8221; che sarebbe un altro parente poco famoso del vaiolo, isolato, indovinate un po&#8217;, ad Ankara. </p>



<p>A metà del secolo scorso alcuni scienziati si sono messi a coltivarlo in colture di cellule di pollo, e dopo vari passaggi si sono resi conto che il virus si era completamente adattato, modificato, perdendo la capacità di produrre virioni nelle cellule di mammifero. </p>



<p>L&#8217;idea di base quindi è la stessa del <a href="https://www.wikivaccini.regione.lombardia.it/wps/portal/site/wikivaccini/DettaglioRedazionale/storia">primo vaccino contro il vaiolo</a>, sviluppato da Jenner alla fine del &#8216;700: un patogeno che non è più patogeno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché è sicuro</h2>



<p>Come mai abbiamo specificato &#8220;la capacità di produrre virioni&#8221;? Perché questo virus modificato è comunque in grado di entrare nelle nostre cellule e pure di far loro produrre alcune proteine virali, ma queste non sono in grado poi di assemblarsi in virioni. Il virus, adattatosi alle colture di cellule di pollo ha infatti perso alcuni pezzi di genoma che gli permettevano di dare la malattia nei mammiferi.</p>



<p>L&#8217;infezione a livello cellulare non può quindi diventare una patologia a livello dell&#8217;intero organismo. In pratica, se con una dose di vaccino inietto 10 particelle virali potrò &#8220;infettare&#8221; al massimo 10 cellule, se ne inietto 394 &#8220;infetterò&#8221; al massimo 394 cellule, e via così. </p>



<p>Quello che succede poi è che le cellule &#8220;infettate&#8221; rilasciano queste proteine virali, che vengono riconosciute dal sistema immunitario, che <a href="https://ec.europa.eu/health/documents/community-register/2013/20131217127502/anx_127502_it.pdf">produce una risposta anticorpale</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché funziona</h2>



<p>A questo punto però c&#8217;è una questione pratica: perché questo vaccino creato per il vaiolo classico dovrebbe funzionare contro quello delle scimmie?</p>



<h3 class="wp-block-heading">Antigeni numerosi</h3>



<p>La prima considerazione da fare riguarda il virus. A differenza di SARS-CoV-2, che utilizza esclusivamente la proteina S per entrare nelle cellule, i virus del genere del vaiolo (quello classico, quello delle scimmie, ma anche e soprattutto il <a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28057259/">virus vaccinico vivo Ankara modificato</a>) usano<a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3386626/"> numerose proteine </a>per entrare nelle nostre cellule, e le espongono tutte sulla loro membrana.</p>



<p>Da qui, la prima ovvia conseguenza: più proteine sulla superficie = più bersagli contro cui il nostro corpo può produrre gli anticorpi. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Antigeni simili </h3>



<p>La seconda considerazione riguarda l&#8217;effettiva <a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0014579301031441">diversità tra le specie di virus vaiolosi</a>: è piccola. </p>



<p>Le proteine di superficie di specie diverse sono simili, e quindi gli anticorpi generati contro una specie funzioneranno almeno parzialmente anche contro le altre (e infatti abbiamo già visto che chi è vaccinato contro il vaiolo è in parte protetto dal vaiolo delle scimmie). </p>



<p>Praticamente, dando un corpo al cerchio e uno alla botte, questo vaccino porta a casa un&#8217;immunità più soddisfacente contro un virus che non era il suo bersaglio originale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Virus a DNA</h3>



<p>&#8220;Ok, ma se questo vaccino è vecchio di 70 anni, perché dovrebbe funzonare contro il virus odierno?&#8221;</p>



<p>I virus del genere del vaiolo hanno un genoma  a DNA, che è una molecola moltro molto stabile. Se dovessimo paragonare le stabilità dei genomi di alcuni virus alle casette dei tre porcellini avremmo:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>&#8211; <em>HIV </em>= casetta di paglia.<br>Ha un genoma a RNA che è chimicamente instabile e gli enzimi della riproduzione non correggono eventuali errori</li><li>&#8211; <em>SARS-CoV-2</em> = casetta di legno. <br>Ha un genoma a RNA che è chimicamente instabile, ma gli enzimi della riproduzione correggono eventuali errori</li><li>&#8211; <em>Monkeypox virus</em> = casetta di mattoni. <br>Il genoma a DNA è chimicamente stabile e gli enzimi della riproduzione correggono eventuali errori</li></ul>



<p>Ciò significa che questo virus difficilmente riuscirà a generare delle varianti in grado di sfuggire al vaccino, ma significa anche che questo vaccino, messo a punto 70 anni fa, funziona ancora molto bene.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quindi, per concludere&#8230;</h2>



<p>Il vaccino era stato pensato per il vaiolo classico, ma visto che il vaiolo classico è incredibilmente simile a quello delle scimmie, lo possiamo riadattare. </p>



<p>Il vaccino esiste, è sicuro, e ha tutte le carte in regola per funzionare molto bene.</p>



<p>Resta solo una domanda: a chi è consigliato? </p>



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<p><em>Riccardo Spanu, membro e fondatore di Biologi per la Scienza, laureato in Pharmaceutical Biotechnologies (UniPD)</em>.</p>
<p>The post <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2022/07/vaiolo-delle-scimmie-cose-che-probabilmente-vuoi-sapere-sul-vaccino/">Vaiolo delle scimmie: un paio di cose che probabilmente vuoi sapere sul vaccino</a> appeared first on <a href="https://www.biologiperlascienza.it">Biologi per la Scienza</a>.</p>
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		<title>Come abbiamo smascherato le terapie domiciliari</title>
		<link>https://www.biologiperlascienza.it/2022/07/come-abbiamo-smascherato-le-terapie-domiciliari/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Biologi per la Scienza]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Jul 2022 19:40:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[COVID-19]]></category>
		<category><![CDATA[100 vetrine]]></category>
		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[terapia domiciliare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esiste un paese dove, in tempi di crisi e di pandemia, il giornalismo ha il compito e dovere di evidenziare le falsità di chi propaga verità alternative alle evidenze scientifiche che si sono accumulate nel tempo. Quel paese non è l&#8217;Italia. Con buona pace di chi continua a parlare di...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Esiste un paese dove, in tempi di crisi e di pandemia, il giornalismo ha il compito e dovere di evidenziare le falsità di chi propaga verità alternative alle evidenze scientifiche che si sono accumulate nel tempo. Quel paese non è l&#8217;Italia. Con buona pace di chi continua a parlare di media mainstream e pensiero unico, lo spazio concesso in Italia a ciarlatani e stregoni non ha avuto eguali in Europa. Tra le varie che si sono viste e lette<a href="https://www.biologiperlascienza.it/2021/08/il-comitato-cura-domiciliare-covid-19/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> le terapie domiciliari </a>hanno sicuramente occupato (e stanno occupando ancora?) un importate spazio nel dibattito pubblico italiano.  </p>



<div style="height:12px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Come abbiamo smascherato le terapie domiciliari </h3>



<p>Quello che abbiamo fatto è stato piuttosto semplice e lineare. Ci siamo interessati al fenomeno &#8220;Comitato Cura Domiciliare Covid-19&#8221;, lo abbiamo <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2021/08/il-comitato-cura-domiciliare-covid-19/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">descritto</a> e sopratutto abbiamo <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2021/08/domande-per-comitato-cure-domiciliari/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">evidenziato le nostre perplessità</a>. Non capita tutti i giorni che dei medici, capitanati da un avvocato formino un&#8217;associazione per promuovere un metodo di cura alternativo ai protocolli ministeriali. Chi sono? Perché lo fanno? Perché operano su Facebook? E soprattutto quello che dicono è supportato da evidenze scientifiche?</p>



<p>Non lo nego, quando ho scritto i nostri primi 3 articoli sul tema ero molto contento del risultato, credo di aver centrato il discorso senza scadere in un aprioristico &#8220;nulla ha senso in quello che questi dicono&#8221;. Mi immaginavo di ricevere i soliti insulti, non mi sarai mai aspettato che nel giro di qualche giorno venissimo <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2021/09/risposte-cure-domiciliari/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">minacciati pubblicamente</a> da Erich Grimaldi presidente e avvocato dell&#8217;associazione. Evidentemente avevamo colpito forte e colpito nel segno. Rispondere con delle minacce a chi chiede solamente chiarimenti, dati e pubblicazioni fa capire il livello culturale e scientifico di ci siamo trovati davanti. *sorseggio di latte* </p>



<div style="height:12px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Il colpo di grazia </h3>



<p>Se nessuno all&#8217;interno dell&#8217;associazione ci avesse degnato di attenzioni, probabilmente la nostra pagina non avrebbe raggiunto un nutrito seguito sul tema in così poco tempo. Oltre ai vari attestati di stima, di cui non smetteremo mai di ringraziarvi, siamo stati contattati da svariate persone che volevamo attivamente aiutarci. E che c&#8217;è di meglio di dimostrare che forse le varie perplessità che avevamo sull&#8217;associazione non erano campate per aria? Se io scrivo &#8220;Chi garantisce che le testimonianze siano reali? Esiste qualche forma di controllo?&#8221; e come risposta ricevo (parafrasando) &#8220;ci accusate falsità e ora vi denuncio&#8221; non sarebbe male provare chi ha ragione. Come spesso ci capita&#8230;avevamo ragione noi. Grazie a un volontario siamo stati in grado di provare che l&#8217;entusiasmo con cui alcuni medici operavano non era seguito da un&#8217;altrettanta sufficiente attenzione. Senza troppe difficoltà, fingendo di avere la Covid-19, si poteva ricevere una prescrizione per 4 farmaci e svariati integratori. </p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading"><a href="https://www.biologiperlascienza.it/2021/09/covid-farmaci-a-gogo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Covid, farmaci à gogo</a></h4>



<p>Le evidenze che abbiamo raccolto sono servite a scrivere l&#8217;articolo linkato qui sopra. E hanno messo in standby l&#8217;associazione che si è vista costretta a fermare il &#8220;rivoluzionario&#8221; approccio. Che figura.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Durante la videochiamata il dottore (che non ha mai visto il paziente) non richiede nemmeno di misurare la saturazione e febbre in diretta. In quel caso avrebbe visto che non c&#8217;era più nulla e non c&#8217;era bisogno di terapia. Prima c&#8217;è sempre l&#8217;anamnesi e giustamente ti fidi di quello che ti riferisce il paziente. Poi però almeno due dati te li devi procurare specie dopo che il paziente ha riferito questi sintomi (non banali, astenia e dispnea per sforzi lievi con dolore toracico) prima di iniziare non ha approfondito e si è basata solo sulla semplice videochiamata. Ci mette il suo impegno. Ma è così presa (ed offuscata) da protocolli e terapie inutili precoci che non bada più ad approfondire clinicamente ed annotare dati obiettivabili solo con la visita che parte subito con la prescrizione di farmaci totalmente inutili. Quando non sai nulla di una persona è sempre meglio approfondire. Non sai se tende ad esagerare i sintomi o al contrario sottostimare.</p><cite>&#8211; Filippo Testa medico Anestesista Rianimatore dell&#8217;ospedale di Trieste</cite></blockquote>



<p>Uno spezzone del video della chiacchierata paziente non malato-dottore è stato trasmesso su Rete4 e lo potete trovare <a href="https://mediasetinfinity.mediaset.it/video/zonabianca/gli-prescrive-le-cure-ma-il-paziente-non-e-malato_F311546901005C08" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>. </p>



<div style="height:12px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Qualche commento in chiusura</h3>



<p>Noi quello che facciamo lo facciamo perché ci diverte e spesso ci fa sentire utili. Non disponendo di risorse e lavorando nel nostro tempo libero siamo riusciti a mettere in evidenza tutte le contraddizioni di un&#8217;associazione che ha raggiunto e convinto migliaia di persone in tutta Italia. Grimaldi e la sua associazione sono stati il baluardo che svariate testate nazionali (<em>La verità</em> in particolare) hanno sventolato per denigrare l&#8217;operato del ministero della salute e il ministro della sanità. Fortunatamente l&#8217;arrivo dei vaccini in primis e quello che abbiamo fatto noi nel nostro piccolo hanno sgonfiato il fenomeno. In un paese normale, un giornalismo sano avrebbe contestato il ministero della salute chiedendo conto di come fosse possibile che un gruppo di medici proponesse cure alternative su Facebook, a base di farmaci dalla comprovata inefficacia. Ma quel paese non è l&#8217;Italia.</p>



<p></p>



<p>Ps: a chi si presenterà dicendo che i dati scientifici sono stati pubblicati, consigliamo di leggere &#8220;<a href="https://www.biologiperlascienza.it/2021/12/studio-supercazzola-terapie-domiciliari/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Lo studio supercazzola sulle terapie domiciliari</a>&#8220;.</p>



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<p><em>Giovanni Schiesaro, membro e fondatore di Biologi per la Scienza, laureato in Biotecnologie Industriali (UniMib) attualmente research assistant presso The Novo Nordisk Foundation Center for Biosustainability.</em></p>
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		<title>No, il vaccino anti-COVID di Moderna non è genotossico</title>
		<link>https://www.biologiperlascienza.it/2022/01/no-il-vaccino-di-moderna-non-e-genotossico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Biologi per la Scienza]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jan 2022 07:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[COVID-19]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[100 vetrine]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[Covid 19]]></category>
		<category><![CDATA[frajese]]></category>
		<category><![CDATA[genotossicità]]></category>
		<category><![CDATA[genotossico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Qualche giorno fa il dott. Frajese è stato intervistato a &#8220;Non è l&#8217;Arena&#8221; su La7 dove ha affermato che ci sarebbero dei nuovi studi fatti da Moderna che indicherebbero una possibile genotossicità del vaccino. Quanto c&#8217;è di vero nelle affermazioni di questo medico?Sostanzialmente nulla, neanche le premesse. Chi è il...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Qualche giorno fa il dott. Frajese è stato <a href="https://www.youtube.com/watch?v=DG-RIuyBkaM">intervistato a &#8220;Non è l&#8217;Arena&#8221; su La7</a> dove ha affermato che ci sarebbero dei nuovi studi fatti da Moderna che indicherebbero una possibile genotossicità del vaccino.</p>



<p><strong>Quanto c&#8217;è di vero nelle affermazioni di questo medico?</strong><br><strong>Sostanzialmente nulla, neanche le premesse.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi è il dott. Frajese?</h2>



<p>Prima di fare analisi puntuale di tutto ciò che c&#8217;è di sbagliato nelle sue affermazioni, presentiamo adeguatamente il soggetto in questione. Frajese è un medico endocrinologo, che &#8220;non è che sono no-vax&#8221;, però poi casualmente tira fuori solo motivi per cui uno non dovrebbe vaccinarsi. Quello che sembra dargli particolarmente fastidio è in particolare la vaccinazione anti-COVID di bambini e adolescenti per un mix di ragioni riassumibili con &#8220;il vaccino non è stato abbastanza testato&#8221;. Giusto per dare un&#8217;idea della fondatezza delle sue critiche, basti sapere che in un convegno al Senato quest&#8217;estate aveva già ampiamente dimostrato di <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2021/10/solo-un-altro-no-vax-in-senato/">non saper neanche leggere l&#8217;intestazione di una tabella</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Spiegone introduttivo</h2>



<p>Partiamo dalle basi: <strong>genotossico</strong> non significa <strong>cancerogeno</strong>, e neanche <strong>mutageno</strong>. <br>Un agente mutageno causa dei danni diretti al DNA delle nostre cellule modificandone la struttura chimica, andando quindi a causare delle mutazioni. Un agente mutageno è <strong>necessariamente</strong> genotossico. Tipico esempio di mutageno sono i raggi UV del sole, che penetrano nel nucleo delle nostre cellule, colpiscono il DNA, e lo danneggiano. <br>Un agente genotossico,<strong> può</strong> essere mutageno, ma non necessariamente. Per essere genotossica, una sostanza deve interferire in modo qualsiasi con la stabilità del nostro DNA. Potrebbe interferire con il funzionamento delle proteine che proteggono il DNA, oppure con quelle che lo riparano: i meccanismi possono essere molto vari.<br>Un agente cancerogeno è invece un agente genotossico che causa particolari mutazioni che a loro volta causano il cancro. Un agente cancerogeno è necessariamente genotossico, ma un agente genotossico <strong>non</strong> è necessariamente cancerogeno.</p>



<p>Il motivo è semplice: le nostre cellule sanno difendersi. Cioè, non è che sappiano proprio difendersi, più che altro sanno suicidarsi al momento giusto. Quando il DNA di una cellula viene danneggiato e non riesce ad essere riparato, la cellula decide che è meglio farla finita, per non danneggiare il resto dell&#8217;organismo. Questo processo si chiama <strong>apoptosi,</strong> e accade continuamente nel nostro corpo, tipo ogni volta che dobbiamo sostituire una cellula danneggiata o anche solo vecchia. Il fatto che una sostanza sia genotossica sta in rapporto con il potenziale cancerogeno più o meno come avere un&#8217;elica sta in rapporto con l&#8217;avere uno yacht.</p>



<p>Infine, la geno<strong>tossicità</strong>, come tutti i tipi di tossicità, dipende dalle dosi. In una certa quantità la luce del sole ci fa bene perché ci aiuta ad attivare la vitamina D che ci serve per mantenere forti le ossa, ma oltre una certa quantità i raggi UV causano il cancro. Bere acqua fa bene, ma se ne bevete 5 L in un&#8217;ora rischiate di morire. Sostanze genotossiche, assunte in dosi abbastanza piccole, sono perfettamente sicure, tipo la formaldeide che c&#8217;è nelle mele.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le fregnacce di Frajese</h2>



<h3 class="wp-block-heading">&#8220;Non sono fatti studi di genotossicità o carcinogenità&#8221;</h3>



<p>Falso. Nel <a href="https://www.ema.europa.eu/en/documents/assessment-report/spikevax-previously-covid-19-vaccine-moderna-epar-public-assessment-report_en.pdf">report di approvazione dell&#8217;EMA</a> pubblicato a <strong>gennaio 2021</strong> e aggiornato a marzo dello stesso anno si fa esplicito riferimento a test di genotossicità svolti. Frajese quindi, nella migliore delle ipotesi, parla di cose su cui non è minimamente aggiornato.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="759" height="506" src="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2022/01/data-1.png" alt="" class="wp-image-11578" srcset="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2022/01/data-1.png 759w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2022/01/data-1-300x200.png 300w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2022/01/data-1-480x320.png 480w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2022/01/data-1-280x186.png 280w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2022/01/data-1-600x400.png 600w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2022/01/data-1-585x390.png 585w" sizes="auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px" /><figcaption>Copertina del report di approvazine EMA</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="638" height="181" src="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2022/01/studi-genotoxicity.png" alt="" class="wp-image-11577" srcset="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2022/01/studi-genotoxicity.png 638w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2022/01/studi-genotoxicity-300x85.png 300w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2022/01/studi-genotoxicity-585x166.png 585w" sizes="auto, (max-width: 638px) 100vw, 638px" /><figcaption>I test di genotossicità svolti.</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">&#8220;C&#8217;è però una problematica venuta dai nuovi dati che sono usciti&#8221;</h3>



<p>Falso. Non sono usciti <strong>nuovi</strong> dati perché i dati sono pubblicamente disponibili da un anno. Frajese parla poi evidentemente dei dati riportati nel documento di approvazione del gennaio 2021, che altrettanto evidentemente in un anno non ha avuto il tempo di leggere.</p>



<h3 class="wp-block-heading">&#8220;Lo studio è stato fatto usando un RNA diverso da quello che c&#8217;è nel vaccino&#8221;</h3>



<p>Cosa assolutamente non sorprendente dato che l&#8217;mRNA di per sé non può essere cancerogeno (ricordiamo che i vaccini a mRNA non sono i primi farmaci a RNA ad essere approvati, ma <a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7495341/#:~:text=A%20number%20of%20RNA%20drugs,directly%20interfere%20with%20RNA%20targets.">ce ne sono stati altri prima</a>). Gli studi di genotossicità sono stati fatti per indagare la potenziale pericolosità dell&#8217;<strong>eccepiente SM-102</strong>, come si riporta nel report EMA evidentemente non letto da Frajese.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="669" height="167" src="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2022/01/Schermata-2022-01-18-alle-22.46.32.png" alt="" class="wp-image-11584" srcset="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2022/01/Schermata-2022-01-18-alle-22.46.32.png 669w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2022/01/Schermata-2022-01-18-alle-22.46.32-300x75.png 300w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2022/01/Schermata-2022-01-18-alle-22.46.32-585x146.png 585w" sizes="auto, (max-width: 669px) 100vw, 669px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading">&#8220;La casa farmaceutica stessa dice che ci sta un&#8217;azione debole di genotossicità&#8221;</h3>



<p>Indovinate un po&#8217;? Falso.</p>



<p>Nel report c&#8217;è chiaramente scritto che le alterazioni osservate (globuli rossi dotati un micronucleo) in<strong> uno</strong> degli studi <em>in vivo</em> (nessuna alterazione era emersa dagli studi <em>in vitro</em>) sono ben più plausibilmente riconducibili a effetti di tossicità generale (= gli effetti collaterali tipo febbre e &#8220;infiammazione&#8221; della milza). Perché? Perché nei ratti sono normalmente prodotti alcuni globuli rossi con un micronucleo, che vengono subito eliminati dalla milza. Va da sé che se la milza è allo stesso tempo impegnata a montare la risposta immunitaria, questa funzione sarà un po&#8217; trascurata e il livello di globuli rossi micronucleati nel sangue aumenterà.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="650" height="144" src="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2022/01/Schermata-2022-01-18-alle-22.53.00.png" alt="" class="wp-image-11585" srcset="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2022/01/Schermata-2022-01-18-alle-22.53.00.png 650w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2022/01/Schermata-2022-01-18-alle-22.53.00-300x66.png 300w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2022/01/Schermata-2022-01-18-alle-22.53.00-585x130.png 585w" sizes="auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading">&#8220;Andrebbe studiata (la genotossicità) con la sequenza (di mRNA) di oggi&#8221;</h3>



<p>Vero.</p>



<p>AHAHAH no, scherziamo, ovviamente falso anche questo. Come già detto, alcuni dei test di genotossicità sono fatti usando particelle lipidiche contenenti mRNA diversi da quelli del vaccino, e ciò non è un problema dato che sappiamo bene che l&#8217;<strong>mRNA non è genotossico.</strong> Frajese è particolermente fissato con questa idea dell&#8217;mRNA genotossico/cancerogeno, e onestamente non riusciamo a capire perché. Anzi, a questo punto sembra quasi che non conosca il normale metabolismo dell&#8217;mRNA, ma sicuramente ci sbagliamo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">&#8220;Genotossicità significa possibilità di cancro (&#8230;) prima di dare le cose agli adolescenti e ai bambini con il rischio che ci sia questa problematica&#8230;&#8221;</h3>



<p>Ah sì, la classica conclusione degli interventi di Frajese: &#8220;nessuno pensa ai bambini&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2022/01/image.jpeg" alt="" class="wp-image-11586" width="359" height="359" srcset="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2022/01/image.jpeg 225w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2022/01/image-150x150.jpeg 150w" sizes="auto, (max-width: 359px) 100vw, 359px" /></figure>



<p>Non è che nessuno pensi ai bambini, anzi, ma la domanda sorge spontanea: se Frajese è veramente tanto preoccupato della potenziale carcinogenicità del vaccino Moderna, perché non se ne preoccupa anche negli adulti? Cioè, ci sono milioni di persone vaccinate ormai, dove sarebbero tutti questi casi di cancro? Ah, è vero, non ci sono.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le conclusioni del report</h2>



<p>Ma quindi, a parte le fregnacce di Frajese, il report dell&#8217;EMA cosa conclude sulla genotossicità del vaccino Moderna?</p>



<p>Al contrario di ciò che ha raccontato Frajese, il report conclude che, per una lunga serie di ragioni, non ci si aspetta nessun rischio rilevante di genotossicità per l&#8217;mRNA-1273 (il nome di lavoro di Spikevax, il vaccino di Moderna).</p>



<p>&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="645" height="401" src="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2022/01/le-considerazioni.png" alt="" class="wp-image-11587" srcset="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2022/01/le-considerazioni.png 645w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2022/01/le-considerazioni-300x187.png 300w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2022/01/le-considerazioni-643x400.png 643w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2022/01/le-considerazioni-585x364.png 585w" sizes="auto, (max-width: 645px) 100vw, 645px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Consigli finali a Frajese per le prossime interviste:</h2>



<p>Smetterla di guardare in alto come se dovesse farsi suggerire qualcosa (tanto si vede che il foglio da cui sta leggendo lo tiene in basso)</p>



<p>Aggiornarsi sulla letteratura perché non ci si fa una bella figura a definire &#8220;recenti&#8221; dati noti da un anno</p>



<p>Imparare bene la definizione di genotossicità, che magari alla prossima intervista non gli lasciano passare la domanda di cui non sa la risposta a Pregliasco (<a href="https://youtu.be/DG-RIuyBkaM?t=122">video qui</a>)</p>



<p>Ripassare il metabolismo degli mRNA che non si sa mai che qualcuno gli faccia una domanda a sorpresa (per i giornalisti che ci leggono: sarebbe un <strong>vero peccato</strong> se qualcuno gli chiedesse come vengono degradati gli mRNA all&#8217;interno delle nostre cellule)</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



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		<title>Lo studio supercazzola sulle terapie domiciliari precoci</title>
		<link>https://www.biologiperlascienza.it/2021/12/studio-supercazzola-terapie-domiciliari/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Biologi per la Scienza]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Dec 2021 10:59:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[COVID-19]]></category>
		<category><![CDATA[100 vetrine]]></category>
		<category><![CDATA[sars-cov-2]]></category>
		<category><![CDATA[terapia domiciliare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Comitato Cura Domiciliare Covid19 sostiene di aver pubblicato uno studio che dimostrerebbe l’efficacia delle terapie domiciliari precoci contro il coronavirus (SARS-CoV-2). Ma è una bugia. Ecco perché. Una terapia rivoluzionaria Immaginate di leggere su internet che un gruppo di medici ha trovato una terapia rivoluzionaria per il diabete: lo...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2021/09/risposte-cure-domiciliari/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comitato Cura Domiciliare Covid19</a> sostiene di aver pubblicato uno studio che dimostrerebbe l’efficacia delle terapie domiciliari precoci contro il coronavirus (SARS-CoV-2). Ma è una bugia. Ecco perché.</strong></h3>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Una terapia rivoluzionaria</strong></h3>



<p>Immaginate di leggere su internet che un gruppo di medici ha trovato una terapia rivoluzionaria per il diabete: lo zucchero filato. La notizia inizialmente vi fa sorridere, ma poi leggete che il gruppo di medici ha anche pubblicato uno studio che dimostra che dosi moderate di zucchero filato sono efficaci per curare il diabete. Le cose adesso sembrano più serie: lo studio è scritto in inglese, e leggete che è pubblicato su una rivista internazionale, con la partecipazione di un medico americano. Razionalmente sapete che non può essere vero, ma una vocina dentro vi sta iniziando a dire che forse sarebbe il caso di portare la nonna diabetica al luna park. È questo il momento in cui bisogna porsi una domanda fondamentale: come hanno fatto i medici a dimostrare l’efficacia dello zucchero filato?</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Lo studio</strong></h3>



<p>Un gruppo di 200 malati di diabete è stato diviso in due sottogruppi:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Al gruppo 1 sono stati dati da mangiare 100 grammi di zucchero filato, ogni giorno per due settimane.</li><li>Al gruppo 2 è stato dato da mangiare 1 kg di zucchero filato, ogni giorno per due settimane.</li></ul>



<p>Trascorse le due settimane, un’attenta osservazione rivela che i pazienti del gruppo 1 stanno nettamente meglio di quelli del gruppo 2. Da questo i medici concludono che assumere 100 grammi al giorno di zucchero filato è una terapia efficace per il trattamento del diabete. La vocina dentro di voi ora vi sta dicendo che questi medici non hanno affatto dimostrato che dare dello zucchero filato alla nonna sia una grande idea. Allo studio manca qualcosa che è invece fondamentale in qualsiasi ricerca scientifica: <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2021/09/caro-guarito-dalla-covid19-la-tua-testimonianza-non-conta-un-cazzo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un gruppo di controllo</a>.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><a href="https://www.biologiperlascienza.it/2021/09/caro-guarito-dalla-covid19-la-tua-testimonianza-non-conta-un-cazzo/" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/09/WhatsApp-Image-2021-09-17-at-16.44.23-1024x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-11349" width="390" height="390" srcset="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/09/WhatsApp-Image-2021-09-17-at-16.44.23-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/09/WhatsApp-Image-2021-09-17-at-16.44.23-300x300.jpeg 300w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/09/WhatsApp-Image-2021-09-17-at-16.44.23-150x150.jpeg 150w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/09/WhatsApp-Image-2021-09-17-at-16.44.23-768x768.jpeg 768w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/09/WhatsApp-Image-2021-09-17-at-16.44.23-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/09/WhatsApp-Image-2021-09-17-at-16.44.23-480x480.jpeg 480w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/09/WhatsApp-Image-2021-09-17-at-16.44.23-280x280.jpeg 280w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/09/WhatsApp-Image-2021-09-17-at-16.44.23-960x960.jpeg 960w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/09/WhatsApp-Image-2021-09-17-at-16.44.23-400x400.jpeg 400w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/09/WhatsApp-Image-2021-09-17-at-16.44.23-585x585.jpeg 585w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/09/WhatsApp-Image-2021-09-17-at-16.44.23.jpeg 1600w" sizes="auto, (max-width: 390px) 100vw, 390px" /></a><figcaption>Avevamo già parlato dell&#8217;importanza del gruppo di controllo, <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2021/09/caro-guarito-dalla-covid19-la-tua-testimonianza-non-conta-un-cazzo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>.</figcaption></figure></div>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il gruppo di controllo</strong></h3>



<p>Quando si vuole dimostrare l’efficacia di una terapia è necessario paragonare i pazienti che hanno ricevuto terapia, con un gruppo di controllo. Nel nostro caso il gruppo di controllo potrebbero essere pazienti diabetici con una dieta che non prevede l’assunzione di zucchero filato, oppure un gruppo di pazienti diabetici che riceve le terapie standard per la malattia.</p>



<p>La presenza di un gruppo di controllo permetterebbe di rispondere a una domanda fondamentale: i pazienti diabetici che mangiano 100 grammi al giorno di zucchero filato stanno meglio o peggio dei pazienti che non lo mangiano, o dei pazienti che ricevono le terapie standard per il diabete? In assenza di un gruppo di controllo l’unica conclusione che si può trarre da uno studio del genere è che i pazienti diabetici che mangiano meno zucchero filato stanno meglio di quelli che ne mangiano di più. E ci mancherebbe.</p>



<p>La vocina dentro di voi vi sta dicendo che più che uno studio questa è una <strong>supercazzola</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Lo “studio” sulle terapie domiciliari precoci</strong></h3>



<p>Per quanto possa sembrare assurda, la storia raccontata non è tanto diversa dal contenuto dello “studio” pubblicato dal Dottor Serafino Fazio sulla rivista Medical Science Monitor. Ci sarebbe veramente molto da scrivere sull’articolo, ma per ora vogliamo concentrarci solo su una cosa: questo articolo non prova nemmeno lontanamente l’efficacia delle terapie domiciliari precoci. E ora potete già immaginare perché: <strong>manca il gruppo di controllo.</strong></p>



<p>Lo studio è organizzato in questo modo:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>un gruppo di pazienti positivi al SARS-CoV-2 ha iniziato la terapia domiciliare entro 72 ore dalla comparsa dei sintomi</li><li>un secondo gruppo di pazienti positivi al SARS-CoV-2 ha iniziato la terapia domiciliare oltre 72 ore dalla comparsa dei sintomi</li></ul>



<p>Nei risultati dello studio si legge che i pazienti del primo gruppo hanno avuto una durata dei sintomi più breve, una minore severità della malattia e un minore tasso di ospedalizzazione, <strong><u>rispetto ai pazienti del secondo gruppo<em>.</em></u></strong></p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Conclusioni sbagliate</strong></h3>



<p>Le conclusioni dell&#8217;articolo recitano: “Questo studio “<em>real world</em>” di pazienti della popolazione italiana ha mostrato che la diagnosi precoce e la terapia precoce, iniziata entro tre giorni dalla comparsa dei sintomi, hanno ridotto la severità della COVID-19 e il tasso di ospedalizzazione.”</p>



<p>A questo punto è chiaro che questa conclusione è semplicemente falsa. La mancanza di un gruppo di controllo impedisce di trarre qualsiasi conclusione di questo tipo. Come stanno i pazienti trattati con la terapia domiciliare precoce rispetto ai pazienti che non ricevono alcun trattamento? E come stanno rispetto ai pazienti che vengono curati secondo il protocollo di cura ministeriale?</p>



<p>Non c’è alcuna lontanissima prova che la terapia domiciliare precoce abbia un qualsiasi effetto positivo per i pazienti. La terapia potrebbe anche essere dannosa in entrambi i casi, ma più dannosa nel secondo, esattamente come nell’esempio dello zucchero filato. Paragonare pazienti che hanno ricevuto la stessa terapia con tempistiche diverse, non ci dice assolutamente nulla sull’efficacia di quella terapia.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/12/WhatsApp-Image-2021-12-29-at-11.45.56-830x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-11527" width="472" height="582" srcset="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/12/WhatsApp-Image-2021-12-29-at-11.45.56-830x1024.jpeg 830w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/12/WhatsApp-Image-2021-12-29-at-11.45.56-243x300.jpeg 243w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/12/WhatsApp-Image-2021-12-29-at-11.45.56-768x948.jpeg 768w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/12/WhatsApp-Image-2021-12-29-at-11.45.56-1244x1536.jpeg 1244w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/12/WhatsApp-Image-2021-12-29-at-11.45.56-960x1185.jpeg 960w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/12/WhatsApp-Image-2021-12-29-at-11.45.56-324x400.jpeg 324w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/12/WhatsApp-Image-2021-12-29-at-11.45.56-585x722.jpeg 585w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/12/WhatsApp-Image-2021-12-29-at-11.45.56.jpeg 1659w" sizes="auto, (max-width: 472px) 100vw, 472px" /><figcaption>Come deve essere andata.</figcaption></figure></div>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Ma non finisce qui</strong></h3>



<p>Lo studio non fornisce alcuna prova di efficacia della terapia, ma c&#8217;è un elemento che suggerisce che il protocollo di cura potrebbe essere addirittura pericoloso, almeno nei pazienti trattati dopo 72 ore dalla comparsa dei sintomi. In questo gruppo, con età media di 45 anni, si riscontra un tasso di ospedalizzazione del 19.18% <strong>(quasi una persona su cinque)</strong>. Stime pubblicate su The Lancet attestano il tasso di ospedalizzazione dovuto alla variante Delta intorno al 2% (<a href="https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(21)01358-1/fulltext" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui </a>e <a href="https://www.thelancet.com/journals/laninf/article/PIIS1473-3099(21)00580-6/fulltext" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>). Dunque a giudicare dai numeri presentati dagli autori, sembrerebbe che il trattamento iniziato dopo 72 ore dall&#8217;insorgenza dei sintomi <strong>aumenti di dieci volte </strong>il rischio di ospedalizzazione. Immaginate le conseguenze catastrofiche sue un infetto su cinque avesse bisogno di essere ricoverato. L&#8217;apocalisse.<br>Comunque, il numero molto ridotto di pazienti coinvolti nello studio non permette di trarre conclusioni definitive nemmeno in questo senso. Ma gli autori avrebbero dovuto farci caso.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Chi ha scritto lo studio</strong></h3>



<p>Dopo tutti i problemi di metodo veniamo quindi a chi ha effettivamente scritto lo studio. Si legge:</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="395" src="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/12/Screenshot-2021-12-28-at-16.14.02-1024x395.png" alt="" class="wp-image-11516" srcset="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/12/Screenshot-2021-12-28-at-16.14.02-1024x395.png 1024w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/12/Screenshot-2021-12-28-at-16.14.02-300x116.png 300w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/12/Screenshot-2021-12-28-at-16.14.02-768x296.png 768w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/12/Screenshot-2021-12-28-at-16.14.02-960x371.png 960w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/12/Screenshot-2021-12-28-at-16.14.02-1036x400.png 1036w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/12/Screenshot-2021-12-28-at-16.14.02-585x226.png 585w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/12/Screenshot-2021-12-28-at-16.14.02.png 1088w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Tra gli autori un docente in pensione (Serafino Fazio),  un omeopata (Paolo Bellavite) e un ricercatore indipendente (Flora Affuso). Nei conflitti di interesse degli autori si legge che Paolo Bellavite è consulente dell&#8217;azienda Vanda s.r.l, azienda che produce e commercializza Esperivit Q100 uno degli integratori utilizzati nello studio, bene che sia stato scritto.  A completare la lista degli autori vi è anche <a href="https://healthfeedback.org/claimreview/joe-rogan-interview-with-peter-mccullough-contains-multiple-false-and-unsubstantiated-claims-about-the-covid-19-pandemic-and-vaccines/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Peter A. McCullough</a>, cardiologo americano, ancora oggi convinto che <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2021/08/idrossiclorochina-non-ha-funzionato/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l&#8217;idrossiclorochina</a> possa curare la COVID-19.  </p>



<p>Ci sentiamo di dare un consiglio agli autori, la prossima volta se volete pubblicare su un rivista ad alto impatto (Med Sci Monit su cui avete pubblicato non supera 2) presentate più dati e meno auto celebrazioni. Uno studio osservazionale, senza controllo, per dimostrare l&#8217;efficacia di un trattamento di cui gli autori sono ideatori e promulgatori è già sufficiente per definire l&#8217;articolo non degno di nota.</p>



<hr class="wp-block-separator" id="block-c5611785-9b8a-4ac2-8c4c-14a3d926867e"/>



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		<title>I no-vax citano i miei studi sul grafene senza averli capiti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Biologi per la Scienza]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Nov 2021 14:25:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[COVID-19]]></category>
		<category><![CDATA[Divulgazione]]></category>
		<category><![CDATA[100 vetrine]]></category>
		<category><![CDATA[grafene]]></category>
		<category><![CDATA[vaccini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutto comincia con una mail. Una mail insolita, da parte di un editore. Il tuo articolo ha raggiunto le 70 mila visualizzazioni. Numeri da influencer, numeri che solitamente non si vedono per una pubblicazione scientifica. Un articolo scientifico sul grafene del 2018 in tendenza nel 2021 durante la pandemia da...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Tutto comincia con una mail. Una mail insolita, da parte di un editore. Il tuo articolo ha raggiunto le 70 mila visualizzazioni. Numeri da influencer,  numeri che solitamente non si vedono per una pubblicazione scientifica. <meta charset="utf-8">Un articolo scientifico sul grafene del 2018 in tendenza nel 2021 durante la pandemia da coronavirus (SARS-CoV-2). Cosa è accaduto?</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/10/Screenshot-2021-10-20-at-21.49.46-1024x401.png" alt="" class="wp-image-11459" width="651" height="254" srcset="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/10/Screenshot-2021-10-20-at-21.49.46-1024x401.png 1024w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/10/Screenshot-2021-10-20-at-21.49.46-300x118.png 300w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/10/Screenshot-2021-10-20-at-21.49.46-768x301.png 768w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/10/Screenshot-2021-10-20-at-21.49.46-1536x602.png 1536w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/10/Screenshot-2021-10-20-at-21.49.46-2048x802.png 2048w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/10/Screenshot-2021-10-20-at-21.49.46-1920x752.png 1920w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/10/Screenshot-2021-10-20-at-21.49.46-960x376.png 960w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/10/Screenshot-2021-10-20-at-21.49.46-1021x400.png 1021w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/10/Screenshot-2021-10-20-at-21.49.46-585x229.png 585w" sizes="auto, (max-width: 651px) 100vw, 651px" /><figcaption>Nel frattempo le visualizzazioni sono arrivate a 90 mila. L&#8217;articolo lo potete trovare <a href="https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fnsys.2018.00012/full" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>.</figcaption></figure></div>



<p>A raccontarci questa incredibile storia è&nbsp;Mattia Bramini, ricercatore e docente all&#8217;università spagnola di Granada. Durante la sua attività di ricerca Bramini si è occupato di nanomateriali e in particolare delle applicazioni del grafene in campo biomedico. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Un po&#8217; di cronistoria</h3>



<p>Nel 2018 Mattia Bramini e colleghi scrivono una review &#8211; la review è un articolo scientifico che cerca di fare il punto sui progressi e sfide ancora aperte in un determinato campo scientifico &#8211; dal titolo “Interfacing Graphene-Based Materials With Neural Cells”. La review si concentra sui possibili utilizzi del grafene nel campo delle neuroscienze, citando gli studi condotti fino a quel momento dove si discutono le potenzialità e soprattutto la biocompatibilità del materiale.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p><strong>Che cos&#8217;è il grafene.</strong> Il grafene è un foglio di atomi di carbonio strettamente legati tra loro e disposti a formare una struttura esagonale a nido d&#8217;api (o favo per i più precisi). Questa particolare disposizione degli atomi <meta charset="utf-8">di carbonio (che sono tutti uguali tra loro) conferisce al materiale delle caratteristiche peculiari: il grafene è flessibile, leggero, trasparente e allo stesso tempo il materiale più resistente conosciuto. In aggiunta, il grafene è un materiale altamente conduttivo e quindi di interesse per una serie di applicazioni: dai dispositivi elettronici flessibili alla medicina e, appunto, le neuroscienze.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>Nel 2021 la review genera un’anomala attenzione sui social, ad accendere la miccia è un sito di disinformazione spagnolo che utilizza e linka lo studio per dimostrare un piano mondiale di controllo delle menti attraverso il grafene presente nei vaccini. Come se non bastasse, a distanza di pochi giorni da queste farneticazioni, si aggiungono dichiarazioni presunte analisi di una fiala di&nbsp;vaccino da parte di  alcuni ricercatori dell’Università di Almeria. Le conclusioni costringono l&#8217;Università a rilasciare un comunicato ufficiale per prendere le distanze dai ricercatori.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="es" dir="ltr">🔹Comunicado de la Universidad de Almería en relación con las falsas informaciones difundidas en algunas redes sociales y blogs. <a href="https://t.co/Rx6ayF35eI">pic.twitter.com/Rx6ayF35eI</a></p>&mdash; Universidad de Almería (@ualmeria) <a href="https://twitter.com/ualmeria/status/1410884237377560579?ref_src=twsrc%5Etfw">July 2, 2021</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Ciliegina sulla torta, gli stessi ricercatori a distanza di svariate settimane pubblicheranno una nota per prendere le distanze dalle conclusioni dei loro stessi studi (con tanto di lettera firmata che si può trovare e scaricare <a href="https://www.researchgate.net/publication/353402485_ACLARACION_AL_INFORME_PRELIMINAR_SOBRE_LA_PRESENCIA_DE_GRAFENO_EN_VACUNA_mRNA_COMIRNATY_TM" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>). Per gli amanti del complotto questo è l&#8217;ennesimo esempio di ricercatori messi a tacere, ma la realtà delle cose dice altro: ricercatori mediocri che volontariamente o meno (non sta a noi decidere se ci sia intenzionalità) forniscono una base falsamente scientifica alle teorie più assurde. </p>



<p>Rimanendo nel campo dei ricercatori mediocri non potevano mancare in questa storia gli italianissimi Stefano Montanari e Antonietta Gatti, la nanocoppia che ci invidia tutto il mondo. I due per l&#8217;occasione optano per una cosa a tre, pubblicando <a href="https://www.open.online/2021/08/30/covid-19-vaccini-studio-grafene-acciaio-peg/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">uno studio</a> livello tesina delle medie a firma Young – Gatti – Montanari. La conclusione è sempre la stessa: nei vaccini ci sarebbe ogni genere di porcheria e soprattutto <strong>l&#8217;ossido di grafene</strong>. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>&#8220;Le tecniche che il trio ha utilizzato non sono&nbsp;sufficienti per l’identificazione di grafene o grafene ossido-ridotto. Per identificare il grafene si utilizza la Raman Spectroscopy. Non si utilizzano immagini comparative di microscopia ottica e/o elettronica, perché utilizzando questi metodi è praticamente impossibile distinguere il grafene dalla comune polvere. Questi dicono di aver trovato il grafene perché i loro campioni assomigliano per analogia morfologica al grafene.&#8221;</p></blockquote>



<p>Non finisce qui, per dimostrare al mondo che l&#8217;Italia è leader nelle pseudoscienze e che questa storia del grafene nei vaccini ci ha veramente intrigato arriva a settembre 2021 <a href="https://www.open.online/2021/09/24/covid-19-vaccino-pfizer-grafene-sara-cunial-interrogazione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un&#8217;interrogazione parlamentare</a> da parte della deputata Sara Cunial. Il copione è lo stesso, nuovi studi (sbagliati in ogni singolo dettaglio) dicono che nei vaccini ci sono delle sostanze pericolose, tra cui il grafene. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>&#8220;Il modo più semplice per capire che non sanno di cosa parlano e chiedere una foto dei campioni analizzati. Alle concentrazioni che dicono di aver trovato la soluzione contenente grafene sarebbe scura. Ma questo non lo puoi sapere se non hai mai lavorato con questo materiale.&#8221;</p></blockquote>



<p>In conclusione non poteva mancare <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2021/05/loretta-bolgan-la-pseudoscienziata/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Loretta Bolgan</a>. Su Youtube è possibile trovare delle interessantissime conferenze nelle quali Loretta Bolgan afferma che indubbiamente sia presente il grafene nei vaccini. Insomma, il grafene per i no-vax è il nuovo <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2021/05/loretta-bolgan-la-pseudoscienziata/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">viagra</a> e <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2021/04/feti-abortiti-nei-vaccini/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">feti abortiti</a>. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Cosa dice in breve la teoria no-vax sul grafene nei vaccini</h3>



<p>Lo studio di Bramini e colleghi secondo diversi no-vax italiani (Loretta Bolgan, Stefano Montanari, Antonietta Gatti, Sara Cunial etc etc) sarebbe una delle prove provanti che il grafene presente nei vaccini (1) contro il coronavirus (SARS-CoV-2) possa raggiungere il cervello (2) e interferire con la funzionalità dell&#8217;organo (3). Per alcuni, quelli con dottorato di ricerca conseguito su Telegram, il grafene non sarebbe nient&#8217;altro che &#8220;l&#8217;antenna&#8221; con la quale chi controlla il 5G potrà controllare anche le menti dei vaccinati (4).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Perchè la storia del grafene nei vaccini è assurda e demenziale</h3>



<p>Analizziamo per punti questa geniale teoria. </p>



<p><strong>1) Nei vaccini c&#8217;è il grafene? </strong>No. Il grafene con il quale lavorano Bramini e colleghi internazionali è un materiale estremamente costoso, di difficile produzione e che necessità tecnologie che solo poche aziende nel mondo hanno. E no, le case farmaceutiche che producono i vaccini non sono tra queste. Non stiamo parlando del telaio di una bici da corsa, di cui comunque tutti abbiamo idea del costo, il grafene per applicazione biomedica è grafene con determinate caratteristiche di purezza e dimensione. Caratteristiche che ovviamente ne aumentano il costo.  </p>



<p><strong>2) Il grafene raggiunge il cervello?</strong> Al momento non è mai stata provato. Il nostro organismo si è evoluto per evitare che ogni singola sostanza presente nel sangue o linfa possa raggiungere il cervello. La dogana che separa il cervello dal resto del corpo è chiamata barriera ematoencefalica. Questo è indubbiamente per noi un vantaggio per una serie di fattori come ad esempio tenere alla larga infezioni dal raggiungere il cervello. Allo stesso tempo la barriera <meta charset="utf-8">ematoencefalica è un ostacolo da superare per tutta una serie di tecnologie biomediche che vorremo sviluppare. Se un giorno saremo in grado di sfruttare l&#8217;RNA per il trattamento di certi tipi di tumori, non potremo iniettare nella spalla il farmaco se il target è il cervello. Esistono studi in vitro e uno in vivo su roditori, con ossido di grafene ridotto, che dicono che il materiale non è in grado di superare la barriera ematoencefalica. In generale il passaggio dipende dalla grandezza dei fiocchi di grafene, ma i nostri pseudo-scienziati non ci danno informazioni.</p>



<p><strong>3) Il grafene interferisce con la funzionalità dei nostri organi? </strong>Dipende. La domanda non ha una semplice e univoca risposta. Il grafene è un materiale composto da atomi di carbonio, gli stessi atomi su cui si è sviluppata la vita sulla Terra. A determinare l&#8217;esito dell&#8217;interazione tessuto-grafene sono diversi fattori: i) struttura tridimensionale del grafene ii) composizione del materiale. Ad esempio l&#8217;ossido di grafene che molti no-vax dicono di aver trovato nei vaccini, e che suona più minaccioso, in realtà è un materiale che viene più facilmente degradato dalle nostre cellule tramite l&#8217;azione dei <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2021/08/idrossiclorochina-non-ha-funzionato/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">lisosomi</a>. </p>



<p><strong>4) Le antenne e altre storie fantasy</strong>. Il grafene è un materiale conduttivo. Il grafene non è un materiale magnetico. Come farebbe a rispondere alle onde elettromagnetiche? Ogni volta che questa brillante teoria viene citata un fisico si rivolta nella tomba.</p>



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<h3 class="wp-block-heading">A cosa serve veramente il grafene</h3>



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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>&#8220;Il grafene livello neuronale ha sicuramente del potenziale come materiale sia per&nbsp;lo sviluppo di nuovi sistemi diagnostici (mi riferisco ad elettrodi e&nbsp;biosensori) che terapeutici (tipo supporti bi-tridimensionali per la&nbsp;rigenerazione neuronale – si pensi a malattie neurodegenerative per&nbsp;esempio o traumi). La strada è comunque ancora molto lunga e il fatto&nbsp;che ci siano studi che descrivano il comportamento delle cellule&nbsp;neuronali a contatto col grafene può solo che essere visto positivamente&nbsp;per ampliare le nostre conoscenze e poter sviluppare nuove tecnologie&nbsp;mediche.&#8221;</p></blockquote>



<p>Ringraziamo infinitamente il professor Bramini per aver condiviso con noi questa storia e per il tempo che ci ha dedicato. </p>



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<p></p>
<p>The post <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2021/11/i-novax-citano-i-miei-studi-sul-grafene/">I no-vax citano i miei studi sul grafene senza averli capiti</a> appeared first on <a href="https://www.biologiperlascienza.it">Biologi per la Scienza</a>.</p>
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			</item>
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		<title>#PfizerGate (in cui Pfizer non c&#8217;entra)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Biologi per la Scienza]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Nov 2021 15:47:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[British Medical Journal]]></category>
		<category><![CDATA[pfizer]]></category>
		<category><![CDATA[pfizergate]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Qualche giorno fa è uscito sul British Medical Journal un articolo (non scientifico, proprio un articolo di cronaca) che da molti è stato interpretato come &#8220;Pfizer cattiva, ha falsificato i dati dei trial&#8221;. Leggendo effettivamente l&#8217;articolo si nota però che la storia è molto diversa da come è stata presentata...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Qualche giorno fa è uscito sul British Medical Journal <a href="https://www.bmj.com/content/375/bmj.n2635">un articolo</a> (non scientifico, proprio un articolo di cronaca) che da molti è stato interpretato come &#8220;Pfizer cattiva, ha falsificato i dati dei trial&#8221;. Leggendo effettivamente l&#8217;articolo si nota però che la storia è molto diversa da come è stata presentata dai media e da certi frettolosi commentatori tipo <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2020/09/abbiamo-parlato-con-telese-di-scienza-e-giornalismo/">Luca Telese</a>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Ecco la bomba del British Medical Journal, ripresa da Le Figaro: “Il gruppo Ventavia, incaricato da Pfizer di valutare l&#39;efficacia del suo vaccino, ha “falsificato dati&quot; e fornito un &quot;monitoraggio ritardato degli effetti collaterali&quot;. Orrore.<a href="https://twitter.com/hashtag/COVID19?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#COVID19</a></p>&mdash; Luca Telese (@lucatelese) <a href="https://twitter.com/lucatelese/status/1455997025967820806?ref_src=twsrc%5Etfw">November 3, 2021</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Partiamo dalle basi: tutto l&#8217;articolo si basa sulle <strong>accuse </strong>di <meta charset="utf-8">Brook Jackson, ex direttrice di uno dei centri texani della Ventavia Research Group, e di due altri impiegati, rimasti anonimi. Alcune di queste accuse sono molto gravi, altre poco più di lamentele sulla disorganizzazione. Alcune sono verificabili, e per altre dovremmo solo fidarci. Non tutto quello che viene riportato nell&#8217;articolo è quindi rilevante per la storia. </p>



<p><strong>Ok, quindi la storia qual è?</strong> Che un&#8217;ex dipendente di una una delle numerose aziende con cui Pfizer ha collaborato per la sperimentazione del suo vaccino accusa il suo ex datore di lavoro di non aver lavorato sempre in maniera ottimale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pfizer c&#8217;entra poco e niente</h2>



<p>Il Ventavia Research Group, vero protagonista dell&#8217;articolo, di cosa si occupa? Di sperimentazione clinica. Per quanto grande infatti, anche la più grande &#8220;Big Pharma&#8221; non ha le risorse necessarie per gestire la sperimentazione clinica di un nuovo farmaco su più di 40.000 persone e quindi &#8220;subaffitta&#8221; a diverse aziende. Ventavia è appunto una di queste.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pochi centri coinvolti</h2>



<p>La sperimentazione del vaccino Pfizer si è basata sui dati provenienti da 153 centri di ricerca, di cui solo 3 erano gestiti da Ventavia. In totale, questi tre centri si sono occupati di circa 1000 volontari, ovvero poco più del 2% dei partecipanti. Per quanto possano aver lavorato male, è quindi improbabile che ciò abbia avuto un impatto sostanziale sul risultato finale dello studio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;Cattive pratiche di laboratorio&#8221; </h2>



<p>Una delle accuse più altisonanti e allo stesso tempo ridicole fatte dalla Jackson è che nei laboratori di Ventavia non si lavorasse correttamente. Peccato che poi come esempio riporti &#8220;aghi di siringa buttati nei sacchetti invece che nei contenitori per gli oggetti affilati&#8221;. Se uno è stato più di 5 minuti in un laboratorio, sa che aghi e vetri vanno buttati in specifici contenitori proprio per evitare che chi li va a svuotare si punga o si tagli. D&#8217;altro canto è pure vero che in quei cinque minuti ti spiegano che la gente è scema, e che ogni tanto aghi e vetri vengono buttati nei sacchetti, ragion per cui questi vanno sollevati in un modo particolare per evitare potenziali tagli.</p>



<p>E&#8217; quindi una cosa grave? Sì, nel senso che evidentemente chi lavorava nel laboratorio non era esattamente un esperto. No, nel senso che non compromette l&#8217;integrità dei dati clinici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Si è perso il &#8220;cieco&#8221;</h2>



<p>I trial clinici più rigorosi si svolgono in doppio cieco, il che significa che né il paziente né il medico sanno se quello che viene somministrato è il vaccino o il placebo. Perché è importante? Perché se il paziente fosse sicuro di aver ricevuto il vaccino potrebbe decidere di esporsi a situazioni rischiose, falsando i risultati. Allo stesso modo, l&#8217;atteggiamento del medico che somministra, ad esempio, il placebo potrebbe far capire al paziente cosa gli è appena stato iniettato, e quindi spingerlo a comportarsi diversamente. </p>



<p>Dunque, se nè l&#8217;iniettato né l&#8217;iniettatore posso sapere cosa c&#8217;è nella siringa, chi la prepara? Una terza persona, appunto il preparatore. Questa persona prepara la dose, ci appicica un codice, e poi nella lista di pazienti segna che codice viene assegnato a che paziente. In questo modo è possibile risalire alla fine a chi ha ricevuto cosa.</p>



<p>La Jackson riporta che queste liste sono state lasciate un po&#8217; in giro nel centro di ricerca Ventavia e che quindi <strong>potenzialmente</strong> avrebbero potuto rivelare chi aveva ricevuto cosa. E&#8217; importante notare che non siamo sicuri che ciò sia successo, ma che se anche fosse successo, sarebbe accaduto DOPO l&#8217;iniezione, e quindi avrebbe avuto ben poche possibilità di influenzare il comportamento del paziente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Vaccini malconservati</h2>



<p>Altra critica accennata ma non approfondita è quella secondo cui i vaccini sarebbero stati malconservati. All&#8217;epoca del trial le condizioni di conservazione del vaccino Pfizer erano molto stringenti, ma <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2021/10/pfizer-non-scade-piu/">adesso sappiamo</a> che lo erano inutilmente. A meno che in questo centro di ricerca non abbiano conservato i vaccini in forno (e va bene scemi, ma così è veramente troppo) è quindi ben poco probabile che ciò abbia inficiato lo studio. Anzi, se mai avesse avuto un impatto sullo studio sarebbe stato quello di <strong>diminuire </strong>l&#8217;efficacia del vaccino.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I dati falsi </h2>



<p>Questa è senz&#8217;altro l&#8217;accusa più grave. Si parla di reazioni avverse documentate in ritardo e tamponi non fatti, ma anche di dati modificati dopo essere stati registrati. E&#8217; un problema se un&#8217;azienda modifica i dati clinici dopo averli raccolti? No. Nelle aziende si possono &#8220;correggere&#8221; i dati raccolti <strong>purché si segnali di averlo fatto</strong>. In parole povere, se per sbaglio segni che un paziente è morto ma in realtà è ancora vivo puoi correggerti, ma devi esplicitamente scrivere chi sei, quando stai effettuando la correzione, e come stai correggendo. Il problema quindi non è il cambiamento di per sè, ma la mancanza di formalità nel farlo. </p>



<p>Stesso vale per le reazioni avverse documentate in ritardo. Di per sè non è un problema, però deve essere segnalato che il contatto col paziente è avvenuto tardi. Il riferimento ai tamponi non fatti è invece più grave, perché il trial aveva proprio l&#8217;obiettivo di rilevare quanto il vaccino proteggeva dal COVID. La verità però è che questa accusa è anche la più vaga: nell&#8217;articolo si parla di &#8220;numerosi casi&#8221;, ma quanti? 10? 100? 1000? In ogni caso parliamo di un fenomeno che ha interessato meno del 2% dei partecipanti al trial, avendo di fatto un impatto al massimo classificabile come &#8220;ridicolo&#8221; sui numeri del trial.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quindi il vaccino Pfizer funziona?</h2>



<p>Sì, il vaccino prodotto da Pfizer funziona. Non lo sappiamo solo perché c&#8217;è stato <a href="https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/nejmoa2034577">un trial che lo ha dimostrato</a>, ma perché milioni di persone sono state vaccinate e da allora numerosi studi ne hanno confermato sicurezza ed efficacia. Sappiamo che <a href="https://www.ndm.ox.ac.uk/files/coronavirus/covid-19-infection-survey/finalfinalcombinedve20210816.pdf">protegge dalle infezioni</a> (anche se nonn sappiamo per quanto tempo esattamente) e sappiamo che il <a href="https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa2114255">richiamo è necessario</a> per mantenere alta la protezione. Tutto ciò lo sappiamo osservando i dati del mondo reale, in cui si è diffusa una variante estremamente contagiosa (delta) e nonostante le pochissime restrizioni l&#8217;incidenza di contagi e morti tra i vaccinati è bassissima. </p>



<p>Vogliamo criticare gli aspetti tecnici delle sperimentazioni cliniche? Ben venga, anzi è assolutamente auspicabile che si cerchi sempre di migliorare. Magari però sarebbe meglio se questi miglioramenti arrivassero a seguito di inchieste con solidi dati a supporto piuttosto che da testiminianze condite di retorica psudo-complottista.</p>



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