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COVID-19 Opinioni

Le minacce e le evasive risposte del Comitato Cura Domiciliare alle nostre domande

Quando abbiamo iniziato ad approfondire la questione “terapie domiciliari” non pensavamo che la situazione sarebbe degenerata in cosi poco tempo. A seguito del nostro primo post – Il Comitato Cura Domiciliare Covid-19 – nel quale abbiamo semplicemente descritto come l’associazione si muovesse (maldestramente) sui social e riportato le evidenze scientifiche su cure e farmaci utilizzati, abbiamo ricevuto varie minacce da simpatizzanti e figure interne all’associazione. Normale amministrazione. Insulti e minacce non ci hanno creato problemi a scrivere un secondo post – 10 domande per il Comitato Cura Domiciliare Covid 19 – per raccogliere tutti i nostri dubbi e perplessità.

Evidentemente con il secondo post abbiamo toccato qualche tasto dolente. Il frontman dell’associazione, l’avvocato Erich Grimaldi si è dovuto addirittura scomodare in una delle sue consuete dirette Facebook per minacciarci e nel mezzo, provare a dare qualche evasiva risposta alle nostre domande.

Le minacce

Prima di analizzare nel dettaglio le risposte fornite da Erich Grimaldi vorremo commentare le derisioni e minacce.

Illustre avv. Grimaldi, nell’appassionato video di risposta alle nostre dieci domande ha dimostrato soltanto una cosa: non aveva idea di chi fossero le persone a cui stava rispondendo. Lei non ci conosce, e certo non possiamo fargliene una colpa, non abbiamo mai cercato la fama, le ospitate in tv, non abbiamo nemmeno mai fatto causa il Principe di Monaco, o promosso varie azioni legali perché nella partita Juventus-Napoli era stato vietato l’ingresso ai tifosi campani (anche lei tifoso del Napoli? Abbiamo una cosa in comune, l’unica probabilmente). Dunque, non sapere chi siamo non è certo una colpa, ma magari poteva informarsi prima di rispondere con un video, per evitare inesattezze e passi falsi.

Caro avvocato, lei ci ha deriso, anche simpaticamente, perché a 25 anni “stiamo ancora a studiare biologia”. Vede, non ci sarebbe niente di male a doversi ancora laureare a 25 anni o più, la vita di ognuno di noi è influenzata da così tanti fattori. E anche lei d’altronde, nato nel 74, si è laureato nel 2000, l’anno in cui ricorreva il suo ventiseiesimo compleanno. Il punto è che noi siamo già laureati tutti e tre, triennale e magistrale prese in cinque anni. Le nostre vite e le nostre carriere vanno avanti, senza bisogno di sbandierarlo sui social.

Lei non ci conosce, avvocato, anche perché ha pensato di spaventarci minacciando di denunciarci. Per sua informazione, ci siamo già passati: siamo stati denunciati dall‘Ordine Nazionale dei Biologi e dall’attuale presidente ed ex senatore Vincenzo D’Anna. In quel momento eravamo veramente tre studenti, senza laurea ma non ci siamo lasciati intimidire e abbiamo continuato a sottolineare ogni inesattezza e falsità. E sempre per la cronaca, abbiamo vinto.

Minacce ben più gravi sono state rivolte al giornalista scientifico Gerardo D’Amico, reo di aver reso pubblico il protocollo dell’associazione. Che un avvocato si rivolga pubblicamente su facebook a un giornalista con frasi come “io ti distruggo” o “ti faccio passare un guaio” fa onestamente rabbrividire.

L’analisi delle risposte date dal Comitato Cure Domiciliari alle nostre domande

L’analisi delle risposte seguirà questo ordine, riprenderemo la domanda del nostro precedente post, trascriveremo la risposta data dall’avvocato Erich Grimaldi e aggiungeremo infine un commento.

1. Si fanno consulti a distanza via Facebook senza visitare i pazienti?

Risposta non pervenuta.

2. Chi garantisce che l’esperto sia effettivamente un esperto?

“Tutto viene controllato. Tutti i medici sono schedati e a tutti i medici noi andiamo a controllare il tesserino, la laurea e tutto quello che fanno. E laddove non siano degli specializzati, o magari può capitare che siano degli odontoiatri, sappiate che loro vengono affiancati ad altri medici. Anche per rispondere alle vostre provocatorie accuse.”

Ricapitolando, quando abbiamo chiesto chi garantisse che non ci fosse una qualche forma di abuso della professione medica all’interno dell’associazione, abbiamo portato l’esempio di un odontoiatra assegnato a rispondere a una persona che richiedeva cure domiciliari. Grimaldi non ha negato il fatto, ma ha affermato che gli odontoiatri dell’associazione vengano affiancati a dei medici. In che modo? Grimaldi è a conoscenza che un odontoiatra non possa prescrivere farmaci che non riguardino il proprio campo di competenza? Il triangolo paziente-odontoiatra-medicodisupporto si risolve con l’odontoiatra che visita il paziente su Facebook e fa prescrivere farmaci al medico di supporto? O li prescrive l’odontoiatra? Tutto fumoso e in entrambi i casi, grave.

3. Perché i dati dei pazienti sono pubblici?

“I dati dei pazienti sono in fase di pubblicazione. Ci saranno gli studi.”

Dato l’ordine delle risposte, forse l’avvocato non ha letto bene la domanda. Quello che abbiamo chiesto al comitato è perché una persona deve pubblicare su un gruppo facebook i propri dati sanitari attraverso un post visibile a tutti. Non c’è nessun problema di privacy?

4. Chi garantisce che le testimonianze siano reali?

“Andate ad accusarci che le testimonianze non siano reali, questo o è provocatorio o (pausa riflessiva) mi rendo conto che accuse così importanti vanno ad arricchire la denuncia che andremo a fare.”

Non abbiamo scritto che le testimonianze non siano reali. Abbiamo casomai chiesto se esiste una qualche forma di fact-checking dei post in un gruppo facebook con 100 mila persone. Se la signora Anna dice di essere guarita tramite l’associazione e i) non aveva un’infezione virale da SARS-CoV-2 o ii) non ha assunto i farmaci prescritti qualcuno ha modo di controllarlo? Per saperlo servirebbe avere una risposta al punto 1, perché se avvengono visite dei pazienti esclusivamente via internet in che modo un medico che non ha mai visto il paziente può garantire che tutto stia procedendo correttamente?

5. Si prescrivono ancora farmaci off-label dalla scarsa utilità?

“Off label lo sapete cosa significa?” Si. I farmaci “vengono prescritti con consenso informato. Quando dite che ci sono degli studi evidentemente dovete continuare a studiare sui libri dell’università, gli studi randomizzati non esistono per questi farmaci in fase precoce

Ci venisse contestata la nostra scarsa conoscenza di diritti pubblico potremmo anche soprassedere. Ma che un avvocato ci venga a dire di leggere i libri universitari quando gli studi scientifici sono pubblicati su riviste scientifiche o che non esistano gli studi per contestare l’associazione fa sorridere. Prendiamo l’esempio dell’idrossiclorochina farmaco che continua a essere all’interno del protocollo di cura dell’associazione. Il 28 agosto 2021 è uscita l’ennesima pubblicazione che evidenzia come il farmaco non conferisca nessun beneficio clinico nei seguenti casi: 1) somministrazione come profilassi pre-esposizione al SARS-CoV-2 2) somministrazione post-esposizione al virus 3) trattamento di pazienti COVID-19 non ospedalizzati 4) trattamento di pazienti COVID-19 ospedalizzati [1]. Ma di cosa stiamo parlando?

6. Perche il protocollo non viene condiviso con i medici che contestano l’operato del Comitato Cura Domiciliare Covid 19?

“Eee e e e ma perché non ce lo chiedono in privato questi medici che contestano (sorride). Stiamo aspettando, pero intanto lo abbiamo condiviso con il ministero, con l’AIFA, con le regioni con diverse regioni, tanto è che la regione Sardegna l’ha inviato a tutti i medici di medicina generale. Siete ingenui ragazzi, ci vogliono almeno ventimila come voi per dar del filo da torcere a Erich Grimaldi.”

La domanda non è ingenua, prima di farla abbiamo raccolto svariate testimonianze. Ci sono i messaggi, ci sono i commenti, tutti senza risposta. Il protocollo non è mai stato condiviso con chi si è posto in maniera critica nei confronti dell’associazione. Le istituzioni (AIFA, Ministero della Salute) sono tenute ad ascoltare le associazioni, ci mancherebbe. Tra ascoltare e applicare c’è di mezzo un mare. La regione Sardegna (per scelta politica?) ha inviato una mail e a quanto ci risulta il protocollo non è lo standard di cura nella regione Sardegna.

La risposta fornita dall’avvocato Grimaldi al giornalista ci fa pensare che non fosse troppo contento della pubblicazione del protocollo.

7. Dove sono i dati e le cartelle cliniche dei pazienti trattati?

“Ma noi non siamo un ospedale. Abbiamo le cartelle cliniche? Forse non sapete neanche la differenza tra chi cura a casa e chi cura in ospedale. Non abbiamo le cartelle cliniche. (sorride)”

Al momento, il protocollo terapeutico utilizzato dal comitato Cura Domiciliare Covid-19 è validato da ben 0 studi scientifici. Nel caso in cui si volesse dare almeno una parvenza scientifica a tale protocollo, sarebbe necessario e indispensabile avere le cartelle cliniche dei pazienti, per determinare quale fosse il loro effettivo stato di salute prima della terapia e quale sia stato il risultato. E no, i post su Facebook in cui i pazienti espongono pubblicamente la loro “storia clinica” non contano (anche se probabilmente potrebbero essere considerati interessanti dal Garante della Privacy).

8. Il metodo è sempre efficace?

“Il metodo è efficace finché non si richiede un ospedalizzazione del paziente perché non si riesce più a curare a domicilio, l’importante è che poi il paziente torni a casa. Quando il paziente va in ospedale *non comprensibile* perché non è che va in ospedale perché deve morire. Va in ospedale perché magari ci sono cose che non può fare a domicilio, ma l’importante è che sia stato curato in fase precoce. Anche perché come ben sapete non è che noi abbiamo il 100% di riuscita ma sempre quel rischio di 2% di ospedalizzazione che ovviamente può portare il paziente in ospedale ma l’importante è che poi torni a casa laddove sia stato curato nei primi 3 giorni se c’è un rischio in tal senso.”

Quel 2%, di preciso, a cosa si riferisce? È la percentuale di pazienti “curati” dal comitato che nonostante le efficacissime cure precoci finisce in ospedale? Su che dati si basa quella percentuale? Stando ai dati della protezione civile, il rischio che un positivo ha di finire in ospedale è compreso tra il 3% e il 4%, il che significherebbe che la differenza tra cure domiciliari e protocollo ministeriale è attorno all’1%. È tanto? È poco? Non possiamo dirlo perché il Comitato Cura Domiciliare Covid-19 non fornisce nessun dato solido che permetta di verificare la veridicità delle loro affermazioni, che quindi restano solo puramente autocelebrative.

C’è da dire, poi, che il campione trattato dall’associazione non rappresenta in egual misura la popolazione italiana. Gli over 80 al momento vaccinati sono il 94.3%, la fascia tra 70-79 è al 90.6% 60-69 al 85.6% (e avanti così) [3]. Bisogna poi tenere in considerazione che Facebook è scarsamente utilizzato dai più anziani, che come tutti ben sappiamo, rappresentano le fasce d’età più a rischio.

9. Il comitato accetta delle critiche supportate da fonti?

Vabbè poi per il resto vedo che sono tutte fandonie.” Lo prendiamo come un no. Sembrava finita qui ma l’avvocato torna sui suoi passi.

10. Il comitato raccomanda e promuove, senza se e senza ma, la vaccinazione?

“Noi proponiamo le cure domiciliari. Riguardo alla vaccinazione, ognuno è libero di fare la propria scelta. Noi non è che stiamo qui a promuovere nulla. Noi siamo qui a curare la gente, quindi portate rispetto per coloro che curano la gente.”

Portiamo rispetto per tutti. Ribadiamo i dati usciti recentemente in un rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) l’efficacia dei vaccini nel prevenire l’ospedalizzazione è stata del 94,92 %, per quanto riguarda la prevenzione della terapia intensiva l’efficacia è stata del 97,04 %  mentre per i decessi del 97,16 % [2]. Probabilmente con il 100% di vaccinati, l’associazione non avrebbe più senso di esistere e noi non ci troveremo a essere minacciati da un avvocato.

Voi lo bevete il latte? Noi si e ci piace tanto.


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FONTI

[1] Efficacy and safety of hydroxychloroquine as pre-and post-exposure prophylaxis and treatment of COVID-19: A systematic review and meta-analysis of blinded, placebo-controlled, randomized clinical trials.

“Available evidence based on the results of blinded, placebo-controlled RCTs showed no clinical benefits of HCQ as pre-and post-exposure prophylaxis and treatment of non-hospitalized and hospitalized patients with COVID-19.”

[2] Epidemia COVID-19 – Monitoraggio del rischio (ISS)

[3] Monitoraggio del rischio 3 settembre 2021 (ISS)

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