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COVID-19 Divulgazione Opinioni

Caro guarito dalla Covid19, la tua testimonianza non conta un cazzo.

Come l’ignoranza del metodo scientifico ha reso credibili le fantomatiche cure del “Comitato Terapia Domiciliare Covid19

Caro guarito dalla Covid19, la tua testimonianza non conta un cazzo, scientificamente. E ci dispiace infinitamente, ma devi fartene una ragione: la tua testimonianza non ha valore scientifico, non serve a dimostrare niente. Certo, la tua esperienza può avere un valore personale, può essere di conforto per chi si trova nella condizione in cui ti sei trovato. Ma il valore personale è diverso da quello scientifico. E questa tua esperienza, come tutte le tue altre esperienze personali, e le nostre, e quelle di tutti, scientificamente non conta un cazzo.

Un annetto fa abbiamo pubblicato un post che parlava proprio di questo. Andrea Bocelli aveva affermato di non conoscere persone ricoverate in terapia intensiva a causa della Covid19, e sulla base di questo aveva minimizzato i rischi associati all’infezione. Ma la sua particolarissima esperienza non determina la realtà, e le persone in terapia intensiva ci stavano finendo eccome.

“Caro Bocelli, se non conosci nessuno che sia stato in terapia intensiva non vuol dire che non ci siano state tantissime persone in terapia intensiva. Allo stesso modo se qualcuno usa un farmaco omeopatico e “si sente meglio” non vuol dire che quel farmaco funzioni. La vostra esperienza personale è solo un dato, un minuscolo numero, l’infinitesima ripetizione dello stesso esperimento. E nemmeno questo, dato che gli esperimenti veri sono controllati, randomizzati, svolti su un certo gruppo sperimentale e non su tutti quelli che vogliono partecipare.”

Partiamo da questo: come si dimostra, scientificamente, che una cosa è “vera”?

Sicuramente l’incredibile avventura vissuta da vostro cuggino non fa parte di questo processo. La scienza moderna si è data delle regole, un “metodo”. Sì, stiamo parlando di quel “metodo scientifico” che vi hanno insegnato come una filastrocca, quando vi hanno raccontato di Galileo Galilei. Noi tutti lo abbiamo imparato a memoria: l’ipotesi, l’esperimento ecc. Ma quasi nessuno sembra sapere di cosa si tratti veramente.

Nel nostro Paese c’è una gravissima carenza di educazione scientifica. È una carenza trasversale, coinvolge e travolge tanti senza badare al censo o al grado di istruzione. Non si tratta di una carenza di nozioni scientifiche (che sarebbe in parte giustificabile) ma di qualcosa di più fondamentale: sostanzialmente moltissime persone (anche tra chi ha fatto studi scientifici) ignorano completamente come funziona la scienza, il suo Metodo, i processi logici che la caratterizzano.

Problemi e ipotesi

Come ci hanno raccontato a scuola, si parte da un problema, una domanda irrisolta, e si formula un’ipotesi che dia una risposta al problema. Le domande possono essere la più varie: “i vaccini causano l’autismo?”, ma anche “l’attivazione di TrkC nella amigdala è necessaria per l’estinzione della paura condizionata?” (così sapete di cosa mi occupo quando non perdo tempo su Facebook). Ma soprattutto “l’idrossiclorochina, l’azitromicina, e tutte gli altri farmaci contenuti nel protocollo del Comitato Terapia Domiciliare Covid19, curano effettivamente la Covid19? Prevengono la morte e l’ospedalizzazione più di quanto faccia il protocollo ministeriale o la semplice attesa?”

Per come sono formulate queste domande, le ipotesi (le risposte possibili) possono essere semplicemente “sì” o “no”. Fino a qui dovremmo esserci, il fatto che ci sia una domanda irrisolta e un’ipotesi che dia una possibile risposta alla domanda, sembra chiaro proprio a tutti.

Non bastano le ipotesi

Per alcuni il processo potrebbe interrompersi qui, non c’è bisogno di esperimenti per confermare l’ipotesi. Per alcuni un’ipotesi può essere vera perché:

  • Lo ha detto un premio Nobel/candidato al Nobel/scienziato ecc.
  • L’ho letto su un articolo
  • È successo a me/a una persona che conosco
  • Io la penso così perché sono un pensatore indipendente
  • Mi è stato rivelato in sogno da un angelo dopo una cena troppo pesante

E invece il metodo scientifico non dà alcun valore a chi è che propone l’ipotesi, alle opinioni, alle esperienze personali. Facciamocene tutti una ragione, non si dimostra qualcosa in questo modo.

Uno degli effetti più evidenti e terribili di questa carenza così diffusa è l’ignoranza del fatto che il grosso della scienza si basa sulla statistica, sulla ripetizione di un certo fenomeno, sulla sua frequenza. Sui numeri e sui dati.
[…] alla scienza non frega un cazzo delle vostre esperienze personali.

”In God we trust. All others must bring data.”

Per dimostrare o smentire un’ipotesi si fanno gli esperimenti. Si raccolgono i dati, si analizzano con precisi test statistici. E qui bisogna stare attenti: non tutte le esperienze sono esperimenti, non tutti i fenomeni sono dati. Un esperimento deve essere pensato per rispettare una serie di parametri. Uno dei principali è la presenza di (almeno) un gruppo di controllo. Senza il controllo si possono ottenere risultati esilaranti. Un po’ di tempo fa ho scritto un post dove raccontavo di essere stato positivo al SARS-CoV-2, e di essere guarito grazie al piatto tipico della mia città: la tiella di Gaeta.

Come si dimostra il potere terapeutico della tiella?

Basterebbe, per dimostrare che la Tiella sia in grado di curare la Covid19, l’osservazione che io, mio fratello e molti compaesani che si sono infettati abbiano mangiato la tiella durante la loro positività e che la larga maggioranza di questi sia guarita senza problemi e senza bisogno di ospedalizzazione? No, non basterebbe. Volendo dimostrare il potere terapeutico della tiella, dovremmo prendere due gruppi di persone positive, il più simili possibili tra loro (stessa età media, stessa distribuzione di genere, stesso stato di salute ecc.) e fare mangiare la tiella (una quantità precisa di tiella, con delle tempistiche precise) solo ai pazienti di uno dei due gruppi. Le due popolazioni devono essere identiche il più possibile e differire per una sola variabile: a un gruppo viene data la tiella, al gruppo di controllo no.

L’unica differenza tra il gruppo di controllo e il gruppo sperimentale è la tiella.

A questo punto possiamo raccogliere i dati sugli esiti dell’infezione nelle persone che compongono i due gruppi e confrontarli tra loro tramite test statistici. La percentuale di ospedalizzati è diversa? Cambia il tempo medio necessario per negativizzarsi? La carica virale varia in maniere differenti? Solo in questo modo possiamo valutare gli effetti della tiella. Nonostante la tiella sia buonissima, temo che un esperimento di questo tipo rivelerebbe che non è in grado di curare la Covid19.

E se invece non avessimo un gruppo di controllo? Se avessimo dato la tiella a tutti i positivi in esame? Che cosa avremmo visto? Un (non)esperimento del genere ci avrebbe detto che la grande maggioranza delle persone che mangia la tiella guarisce dal covid senza bisogno di ospedalizzazione. Questo non è dovuto alle proprietà terapeutiche della tiella ma al virus. La maggior parte delle persone infettate guarisce spontaneamente dal virus senza bisogno di ricoveri e terapie intensive.

La terapia miracolosa e i testimoni/discepoli

Siamo davanti a un cocktail letale: l’ignoranza del metodo scientifico e un virus da cui la maggior parte delle persone guariscono spontaneamente (e che nonostante questo rappresenta un problema enorme per l’umanità). Questi due fattori possono essere utilizzati per convincere il pubblico dell’esistenza di terapie miracolose, terapie che guariscono la maggior parte delle persone (proprio come la tiella, no?). Tutto ciò ha generato il cortocircuito in cui ci troviamo in questo momento con folle virtuali e reali di discepoli delle cure domiciliari che raccontano di come siano guariti grazie alle cure. E comunque le cure sono meglio della “vigile attesa”, no? No, finché i dati non lo dimostrano, prendere un farmaco a caso non è diverso dal non prendere proprio nulla (se si escludono i possibili effetti collaterali del farmaco).

L’Avvocato Grimaldi, fondatore e frontman del Comitato, continua a promettere che i dati verranno pubblicati, ma nel frattempo chiama a raccolta i “testimoni”, immancabili ad ogni evento del comitato. Anche questo succede quando un avvocato vuole fare scienza: gli si chiede i dati e lui parla di testimoni, gli si parla di dati e lui minaccia denunce. Ma, se siete arrivati fino a qui lo sapete: i testimoni, scientificamente, non contano un cazzo.

È la scienza, bellezza

Non si tratta di mancanza di rispetto o di sensibilità, si tratta di fare scienza nell’unico modo possibile. Lo sappiamo che tutti sono affezionati alla propria esistenza, che la nostra vita ha per noi un valore inestimabile, che è bello sentirsi testimoni di qualcosa di importante, soprattutto quando si va controcorrente. Ma chi dà valore scientifico alla vostra testimonianza vi sta, scientificamente, prendendo in giro. Alla scienza non interessa, e anche per questo è così bella.

Ma forse c’è anche una ragione più atavica nel rifiuto del ragionamento scientifico. Forse risiede proprio nel fatto che davanti alla scienza la nostra vita – quando va bene – è solo un numero, e di solito nemmeno quello. La scienza distrugge il nostro egoismo “sdrucciolo”, non guarda in faccia a Bocelli, a noi tre, a nessuno. E questo la rende così “spaventosa” e apparentemente distante, e allo stesso momento così tremendamente affascinante e necessaria.


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