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	<title>Divulgazione Archives - Biologi per la Scienza</title>
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	<description>Tre studenti che amano la scienza, le denunce, i meme e le minacce di morte.</description>
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		<title>L&#8217;allarme rotto, l&#8217;interruttore</title>
		<link>https://www.biologiperlascienza.it/2024/02/molecola-paura-ansia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Biologi per la Scienza]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Feb 2024 15:49:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Divulgazione]]></category>
		<category><![CDATA[Neuroscienze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno studio sui meccanismi che regolano la paura identifica una molecola possibile bersaglio per lo sviluppo di terapia per i disturbi dell&#8217;ansia. La paura è un’emozione antica. Questo sistema di allarme ha accompagnato la storia della vita sulla terra, aiutando le specie animali a percepire, anticipare e rispondere ai pericoli....</p>
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<p><strong>Uno studio sui meccanismi che regolano la paura identifica una molecola possibile bersaglio per lo sviluppo di terapia per i disturbi dell&#8217;ansia. </strong></p>



<p>La paura è un’emozione antica. Questo sistema di allarme ha accompagnato la storia della vita sulla terra, aiutando le specie animali a percepire, anticipare e rispondere ai pericoli. La paura è un allarme che salva le vite. Purtroppo, a volte questo all’arme smette di funzionare correttamente. Molti disturbi dell’ansia, e altri ancora, sono caratterizzati dalla presenza di una paura eccessiva, fuori controllo e spesso in risposta a stimoli che non dovrebbero suscitare questa emozione. L’allarme si accende nel momento sbagliato, fa troppo rumore, non si spegne quando dovrebbe. E così l’allarme rotto smette di salvare le vite, ma le peggiora drasticamente.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="652" src="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/danger-alert-sign-with-siren-light-1-1024x652.jpg" alt="" class="wp-image-11666" srcset="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/danger-alert-sign-with-siren-light-1-1024x652.jpg 1024w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/danger-alert-sign-with-siren-light-1-300x191.jpg 300w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/danger-alert-sign-with-siren-light-1-768x489.jpg 768w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/danger-alert-sign-with-siren-light-1-1536x977.jpg 1536w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/danger-alert-sign-with-siren-light-1-2048x1303.jpg 2048w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/danger-alert-sign-with-siren-light-1-1920x1222.jpg 1920w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/danger-alert-sign-with-siren-light-1-960x611.jpg 960w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/danger-alert-sign-with-siren-light-1-629x400.jpg 629w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/danger-alert-sign-with-siren-light-1-585x372.jpg 585w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Uno dei trattamenti più diffusi per i disturbi collegati alla paura si chiama “Terapia di Esposizione”. I pazienti vengono accompagnati in percorso in cui sono progressivamente esposti allo stimolo che causa la paura eccessiva o immotivata, in un processo che gradualmente rompe l’associazione tra lo stimolo e la paura. Un percorso che ripara l’allarme, ripristinando i meccanismi che ne controllano l’accensione e lo spegnimento. Ma la terapia di esposizione non è infallibile e solo una parte dei pazienti ne trae benefici a lungo termine. Se saremo in grado di comprendere meglio i meccanismi neurobiologici che controllano la paura, potremo identificare nuovi target verso i quali indirizzare lo sviluppo di nuovi farmaci. Potremo trovare meccanismi cellulari e molecolari che funzionano da interruttore, che siano in grado di spegnere l’allarme, di fare in modo che la terapia di esposizione sia efficace per il maggior numero di pazienti possibile. Questo è l’obiettivo del mio progetto di dottorato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La paura studiata in laboratorio</h2>



<p>In laboratorio, la paura viene studiata attraverso una tecnica chiamata “fear conditioning”, una forma di condizionamento pavloviano. Gli animali – i topi, in questo caso (purtroppo la sperimentazione animale è ancora insostituibile nello studio dei meccanismi neurobiologici delle emozioni) – vengono esposti contemporaneamente a uno stimolo pauroso (tipicamente una scossa improvvisa) e ad uno neutrale (come un certo contesto, una certa gabbia). La procedura crea una nuova associazione mentale tra la paura e lo stimolo inizialmente neutrale. In altre parole, gli animali iniziano a percepire paura in risposta al contesto, in assenza della scossa o di altri stimoli paurosi. Se però gli animali vengono esposti ripetutamente al contesto, sempre in assenza di stimoli paurosi, si osserva una graduale diminuzione della paura, che è il risultato del processo di “estinzione” della paura. A dispetto del nome, l’estinzione non consiste nell’eliminazione della associazione iniziale tra contesto e paura ma nella formazione di una nuova associazione. L’associazione iniziale e quella risultante dall’estinzione sono rappresentate nel cervello sottoforma di due distinti ricordi, un “ricordo della paura” e un “ricordo dell’estinzione” che entrano in competizione tra di loro. Quando l’animale viene esposto al contesto, i due ricordi competono per attivarsi e per inibirsi reciprocamente, in una “battaglia” in cui il ricordo “vincitore” stabilisce l’emozione mostrata dall’animale: paura o no.</p>



<p>La terapia di esposizione si basa proprio sui processi di estinzione della paura, mettendo in moto questa “battaglia” nel cervello, ed in particolare nell’amigdala, l’area del cervello maggiormente implicata nel processamento della paura.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/420280774_1121335535949844_228719281173419790_n-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-11665" srcset="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/420280774_1121335535949844_228719281173419790_n-1024x683.jpg 1024w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/420280774_1121335535949844_228719281173419790_n-300x200.jpg 300w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/420280774_1121335535949844_228719281173419790_n-768x512.jpg 768w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/420280774_1121335535949844_228719281173419790_n-1536x1024.jpg 1536w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/420280774_1121335535949844_228719281173419790_n-480x320.jpg 480w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/420280774_1121335535949844_228719281173419790_n-280x186.jpg 280w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/420280774_1121335535949844_228719281173419790_n-1920x1280.jpg 1920w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/420280774_1121335535949844_228719281173419790_n-960x640.jpg 960w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/420280774_1121335535949844_228719281173419790_n-600x400.jpg 600w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/420280774_1121335535949844_228719281173419790_n-585x390.jpg 585w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2024/02/420280774_1121335535949844_228719281173419790_n.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Parte del team che ha condotto lo studio. Da sinistra: Prof. Carlos Duarte, Dr. Monica Santos, Gianluca Masella e Francisca Silva.</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">I risultati dello studio</h2>



<p>In laboratorio abbiamo osservato che non tutti i topi riducono i loro livelli di paura dopo essere stati “allenati” per l’estinzione, proprio come non tutti i pazienti beneficiano della terapia di esposizione. Abbiamo dunque studiato i meccanismi neurobiologici che controllano la formazione dei ricordi di estinzione, e che li consolidano e rafforzano, rendendoli in grado di vincere la competizione con i ricordi della paura. Questi meccanismi, i processi di “plasticità sinaptica”, sono alla base dell’apprendimento e della memoria e richiedono modifiche ai recettori sinaptici – le “antenne” che i neuroni usano per captare e intrepretare i messaggi provenienti da altri neuroni – così come modifiche dell’efficienza con cui gruppi di neuroni “parlano” tra loro, con alcuni collegamenti che si rafforzano e altri che si indeboliscono. Nei topi in cui il processo di estinzione non funziona, abbiamo scoperto deficit in questi processi di plasticità sinaptica nell’amigdala: il loro cervello rimane “bloccato” in uno stato in cui il ricordo della paura è prevalente e il ricordo dell’estinzione non si forma e rafforza adeguatamente, perdendo la competizione. Ci siamo chiesti cosa potesse causare queste differenze nella plasticità sinaptica, concentrandoci sulle neurotrofine e i loro recettori – proteine note per innescare e controllare proprio questi processi – e in particolare su neurotrofina-3 (NT3) e il suo recettore TrkC. E così che abbiamo scoperto che, dopo “l’allenamento” per l’estinzione, nel momento in cui si dovrebbero innescare i meccanismi di plasticità necessari al consolidamento dell’estinzione, TrkC si attiva solo nell’amigdala dei topi in cui il processo di estinzione funziona correttamente ma non negli altri. &nbsp;Abbiamo quindi attivato artificialmente TrkC nelle amigdale dei topi in cui l’estinzione non era efficace e abbiamo osservato risultati sorprendenti: una singola somministrazione – al momento giusto – di neurotrofina-3 è in grado di attivare TrkC e ripristinare il corretto funzionamento dei meccanismi di plasticità sinaptica nell’amigdala, causando una diminuzione drastica dei livelli di paura.</p>



<p>L’attivazione di TrkC sblocca i processi necessari al consolidamento del ricordo dell’estinzione, rafforzandolo al punto da poter vincere la competizione con il ricordo della paura. Eccolo, l’interruttore che consente di spegnere l’allarme rotto.</p>



<p>Siamo ancora lontani dallo sviluppo di una terapia farmacologica che si fondi su queste scoperte, ma stiamo iniziando a lavorarci con un’idea chiara: i farmaci e la psicoterapia devono essere parti della soluzione. La terapia di esposizione mette in moto i processi neurobiologici che innescano la “battaglia” tra i ricordi della paura e quelli dell’estinzione, farmaci in grado di regolare l’attivazione di TrkC e i processi di plasticità sinaptica potrebbero essere decisivi per fare pendere le sorti dello “scontro” a favore dell’estinzione.<br><br>Lo studio, pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry, si trova <a href="https://www.nature.com/articles/s41380-024-02412-z">qui.</a></p>
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		<item>
		<title>Vaiolo delle scimmie: un paio di cose che probabilmente vuoi sapere sul vaccino</title>
		<link>https://www.biologiperlascienza.it/2022/07/vaiolo-delle-scimmie-cose-che-probabilmente-vuoi-sapere-sul-vaccino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Biologi per la Scienza]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jul 2022 15:47:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Divulgazione]]></category>
		<category><![CDATA[100 vetrine]]></category>
		<category><![CDATA[monkeypox]]></category>
		<category><![CDATA[nordic bavaria]]></category>
		<category><![CDATA[vaccini]]></category>
		<category><![CDATA[vaccino vivo]]></category>
		<category><![CDATA[vaiolo delle scimmie]]></category>
		<category><![CDATA[virus vaccinico ankara]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo mesi passati a parlarne e non parlarne, l&#8217;OMS ha deciso di dichiarare ufficialemente il vaiolo delle scimmie un&#8217;emergenza sanitaria globale. Significa che è arrivato il successore del COVID? No, significa però che è arrivato il momento di prendere questa malattia infettiva sul serio. E nel caso steste pensando &#8220;eh...</p>
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<p>Dopo mesi passati a parlarne e non parlarne, l&#8217;<a href="https://www.ilsole24ore.com/art/vaiolo-scimmie-l-oms-dichiara-l-emergenza-sanitaria-globale-AEVmMaoB?refresh_ce=1">OMS ha deciso</a> di dichiarare ufficialemente il vaiolo delle scimmie <a href="https://www.who.int/director-general/speeches/detail/who-director-general-s-statement-on-the-press-conference-following-IHR-emergency-committee-regarding-the-multi--country-outbreak-of-monkeypox--23-july-2022">un&#8217;emergenza sanitaria globale</a>. </p>



<p>Significa che è arrivato il successore del COVID? <br>No, significa però che è arrivato il momento di prendere questa malattia infettiva sul serio. <br>E nel caso steste pensando &#8220;eh ma vabbè, tanto colpisce solo i gay&#8221; vi fermiamo subito: è stato detto anche di HIV. <a href="https://www.unaids.org/en/resources/fact-sheet">Un secolo e quasi 40 milioni di morti dopo</a>, HIV è tuttora una malattia presente ovunque che causa danni immensi sia a livello umano ch economico. Quindi no, non esistono malattie infettive che colpiscono solo alcune categorie di persone, non nel lungo periodo almeno.</p>



<p>La buona notizia però è che per questa malattia abbiamo già un <a href="https://www.ema.europa.eu/en/documents/product-information/tecovirimat-siga-epar-product-information_it.pdf">antivirale</a> efficace e, ancora meglio, un <a href="https://www.ema.europa.eu/en/news/ema-recommends-approval-imvanex-prevention-monkeypox-disease">vaccino</a>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il vaccino: come facevamo ad averlo prima che ci fosse la malattia</h2>



<p>La domanda sorge spontanea: se si parla di vaiolo delle scimmie solo da qualche mese, com&#8217;è possibile che ci sia già un vaccino? </p>



<p>I motivi sono 2:<br>1) <strong>si parla </strong>da mesi del vaiolo delle scimmie, ma questo virus è in realtà <a href="https://www.cdc.gov/poxvirus/monkeypox/about.html">noto da decenni</a><br>2) il vaccino in questine era stato ideato per il vaiolo classico, e solo in un secondo tempo si è visto che poteva funzionare anche contro il vaiolo delle scimmie</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come è stato creato </h2>



<p>Il vaccino, noto in Europa come &#8220;Imvanex&#8221; e negli USA come &#8220;Jynneos&#8221;, è prodotto infatti dall&#8217;azienda Bavarian Nordic, e si basa sul <strong><a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28057259/">virus vaccinico vivo Ankara modificato</a></strong>. </p>



<p>Questo vaccino deriva da un virus chiamato appunto &#8220;virus vaccinico Ankara&#8221; che sarebbe un altro parente poco famoso del vaiolo, isolato, indovinate un po&#8217;, ad Ankara. </p>



<p>A metà del secolo scorso alcuni scienziati si sono messi a coltivarlo in colture di cellule di pollo, e dopo vari passaggi si sono resi conto che il virus si era completamente adattato, modificato, perdendo la capacità di produrre virioni nelle cellule di mammifero. </p>



<p>L&#8217;idea di base quindi è la stessa del <a href="https://www.wikivaccini.regione.lombardia.it/wps/portal/site/wikivaccini/DettaglioRedazionale/storia">primo vaccino contro il vaiolo</a>, sviluppato da Jenner alla fine del &#8216;700: un patogeno che non è più patogeno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché è sicuro</h2>



<p>Come mai abbiamo specificato &#8220;la capacità di produrre virioni&#8221;? Perché questo virus modificato è comunque in grado di entrare nelle nostre cellule e pure di far loro produrre alcune proteine virali, ma queste non sono in grado poi di assemblarsi in virioni. Il virus, adattatosi alle colture di cellule di pollo ha infatti perso alcuni pezzi di genoma che gli permettevano di dare la malattia nei mammiferi.</p>



<p>L&#8217;infezione a livello cellulare non può quindi diventare una patologia a livello dell&#8217;intero organismo. In pratica, se con una dose di vaccino inietto 10 particelle virali potrò &#8220;infettare&#8221; al massimo 10 cellule, se ne inietto 394 &#8220;infetterò&#8221; al massimo 394 cellule, e via così. </p>



<p>Quello che succede poi è che le cellule &#8220;infettate&#8221; rilasciano queste proteine virali, che vengono riconosciute dal sistema immunitario, che <a href="https://ec.europa.eu/health/documents/community-register/2013/20131217127502/anx_127502_it.pdf">produce una risposta anticorpale</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché funziona</h2>



<p>A questo punto però c&#8217;è una questione pratica: perché questo vaccino creato per il vaiolo classico dovrebbe funzionare contro quello delle scimmie?</p>



<h3 class="wp-block-heading">Antigeni numerosi</h3>



<p>La prima considerazione da fare riguarda il virus. A differenza di SARS-CoV-2, che utilizza esclusivamente la proteina S per entrare nelle cellule, i virus del genere del vaiolo (quello classico, quello delle scimmie, ma anche e soprattutto il <a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28057259/">virus vaccinico vivo Ankara modificato</a>) usano<a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3386626/"> numerose proteine </a>per entrare nelle nostre cellule, e le espongono tutte sulla loro membrana.</p>



<p>Da qui, la prima ovvia conseguenza: più proteine sulla superficie = più bersagli contro cui il nostro corpo può produrre gli anticorpi. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Antigeni simili </h3>



<p>La seconda considerazione riguarda l&#8217;effettiva <a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0014579301031441">diversità tra le specie di virus vaiolosi</a>: è piccola. </p>



<p>Le proteine di superficie di specie diverse sono simili, e quindi gli anticorpi generati contro una specie funzioneranno almeno parzialmente anche contro le altre (e infatti abbiamo già visto che chi è vaccinato contro il vaiolo è in parte protetto dal vaiolo delle scimmie). </p>



<p>Praticamente, dando un corpo al cerchio e uno alla botte, questo vaccino porta a casa un&#8217;immunità più soddisfacente contro un virus che non era il suo bersaglio originale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Virus a DNA</h3>



<p>&#8220;Ok, ma se questo vaccino è vecchio di 70 anni, perché dovrebbe funzonare contro il virus odierno?&#8221;</p>



<p>I virus del genere del vaiolo hanno un genoma  a DNA, che è una molecola moltro molto stabile. Se dovessimo paragonare le stabilità dei genomi di alcuni virus alle casette dei tre porcellini avremmo:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>&#8211; <em>HIV </em>= casetta di paglia.<br>Ha un genoma a RNA che è chimicamente instabile e gli enzimi della riproduzione non correggono eventuali errori</li><li>&#8211; <em>SARS-CoV-2</em> = casetta di legno. <br>Ha un genoma a RNA che è chimicamente instabile, ma gli enzimi della riproduzione correggono eventuali errori</li><li>&#8211; <em>Monkeypox virus</em> = casetta di mattoni. <br>Il genoma a DNA è chimicamente stabile e gli enzimi della riproduzione correggono eventuali errori</li></ul>



<p>Ciò significa che questo virus difficilmente riuscirà a generare delle varianti in grado di sfuggire al vaccino, ma significa anche che questo vaccino, messo a punto 70 anni fa, funziona ancora molto bene.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quindi, per concludere&#8230;</h2>



<p>Il vaccino era stato pensato per il vaiolo classico, ma visto che il vaiolo classico è incredibilmente simile a quello delle scimmie, lo possiamo riadattare. </p>



<p>Il vaccino esiste, è sicuro, e ha tutte le carte in regola per funzionare molto bene.</p>



<p>Resta solo una domanda: a chi è consigliato? </p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



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<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity is-style-wide"/>



<p><em>Riccardo Spanu, membro e fondatore di Biologi per la Scienza, laureato in Pharmaceutical Biotechnologies (UniPD)</em>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>I no-vax citano i miei studi sul grafene senza averli capiti</title>
		<link>https://www.biologiperlascienza.it/2021/11/i-novax-citano-i-miei-studi-sul-grafene/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Biologi per la Scienza]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Nov 2021 14:25:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[COVID-19]]></category>
		<category><![CDATA[Divulgazione]]></category>
		<category><![CDATA[100 vetrine]]></category>
		<category><![CDATA[grafene]]></category>
		<category><![CDATA[vaccini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutto comincia con una mail. Una mail insolita, da parte di un editore. Il tuo articolo ha raggiunto le 70 mila visualizzazioni. Numeri da influencer, numeri che solitamente non si vedono per una pubblicazione scientifica. Un articolo scientifico sul grafene del 2018 in tendenza nel 2021 durante la pandemia da...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Tutto comincia con una mail. Una mail insolita, da parte di un editore. Il tuo articolo ha raggiunto le 70 mila visualizzazioni. Numeri da influencer,  numeri che solitamente non si vedono per una pubblicazione scientifica. <meta charset="utf-8">Un articolo scientifico sul grafene del 2018 in tendenza nel 2021 durante la pandemia da coronavirus (SARS-CoV-2). Cosa è accaduto?</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/10/Screenshot-2021-10-20-at-21.49.46-1024x401.png" alt="" class="wp-image-11459" width="651" height="254" srcset="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/10/Screenshot-2021-10-20-at-21.49.46-1024x401.png 1024w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/10/Screenshot-2021-10-20-at-21.49.46-300x118.png 300w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/10/Screenshot-2021-10-20-at-21.49.46-768x301.png 768w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/10/Screenshot-2021-10-20-at-21.49.46-1536x602.png 1536w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/10/Screenshot-2021-10-20-at-21.49.46-2048x802.png 2048w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/10/Screenshot-2021-10-20-at-21.49.46-1920x752.png 1920w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/10/Screenshot-2021-10-20-at-21.49.46-960x376.png 960w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/10/Screenshot-2021-10-20-at-21.49.46-1021x400.png 1021w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/10/Screenshot-2021-10-20-at-21.49.46-585x229.png 585w" sizes="(max-width: 651px) 100vw, 651px" /><figcaption>Nel frattempo le visualizzazioni sono arrivate a 90 mila. L&#8217;articolo lo potete trovare <a href="https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fnsys.2018.00012/full" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>.</figcaption></figure></div>



<p>A raccontarci questa incredibile storia è&nbsp;Mattia Bramini, ricercatore e docente all&#8217;università spagnola di Granada. Durante la sua attività di ricerca Bramini si è occupato di nanomateriali e in particolare delle applicazioni del grafene in campo biomedico. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Un po&#8217; di cronistoria</h3>



<p>Nel 2018 Mattia Bramini e colleghi scrivono una review &#8211; la review è un articolo scientifico che cerca di fare il punto sui progressi e sfide ancora aperte in un determinato campo scientifico &#8211; dal titolo “Interfacing Graphene-Based Materials With Neural Cells”. La review si concentra sui possibili utilizzi del grafene nel campo delle neuroscienze, citando gli studi condotti fino a quel momento dove si discutono le potenzialità e soprattutto la biocompatibilità del materiale.</p>



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<p><strong>Che cos&#8217;è il grafene.</strong> Il grafene è un foglio di atomi di carbonio strettamente legati tra loro e disposti a formare una struttura esagonale a nido d&#8217;api (o favo per i più precisi). Questa particolare disposizione degli atomi <meta charset="utf-8">di carbonio (che sono tutti uguali tra loro) conferisce al materiale delle caratteristiche peculiari: il grafene è flessibile, leggero, trasparente e allo stesso tempo il materiale più resistente conosciuto. In aggiunta, il grafene è un materiale altamente conduttivo e quindi di interesse per una serie di applicazioni: dai dispositivi elettronici flessibili alla medicina e, appunto, le neuroscienze.</p>



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<p>Nel 2021 la review genera un’anomala attenzione sui social, ad accendere la miccia è un sito di disinformazione spagnolo che utilizza e linka lo studio per dimostrare un piano mondiale di controllo delle menti attraverso il grafene presente nei vaccini. Come se non bastasse, a distanza di pochi giorni da queste farneticazioni, si aggiungono dichiarazioni presunte analisi di una fiala di&nbsp;vaccino da parte di  alcuni ricercatori dell’Università di Almeria. Le conclusioni costringono l&#8217;Università a rilasciare un comunicato ufficiale per prendere le distanze dai ricercatori.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="es" dir="ltr">🔹Comunicado de la Universidad de Almería en relación con las falsas informaciones difundidas en algunas redes sociales y blogs. <a href="https://t.co/Rx6ayF35eI">pic.twitter.com/Rx6ayF35eI</a></p>&mdash; Universidad de Almería (@ualmeria) <a href="https://twitter.com/ualmeria/status/1410884237377560579?ref_src=twsrc%5Etfw">July 2, 2021</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<div style="height:24px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>Ciliegina sulla torta, gli stessi ricercatori a distanza di svariate settimane pubblicheranno una nota per prendere le distanze dalle conclusioni dei loro stessi studi (con tanto di lettera firmata che si può trovare e scaricare <a href="https://www.researchgate.net/publication/353402485_ACLARACION_AL_INFORME_PRELIMINAR_SOBRE_LA_PRESENCIA_DE_GRAFENO_EN_VACUNA_mRNA_COMIRNATY_TM" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>). Per gli amanti del complotto questo è l&#8217;ennesimo esempio di ricercatori messi a tacere, ma la realtà delle cose dice altro: ricercatori mediocri che volontariamente o meno (non sta a noi decidere se ci sia intenzionalità) forniscono una base falsamente scientifica alle teorie più assurde. </p>



<p>Rimanendo nel campo dei ricercatori mediocri non potevano mancare in questa storia gli italianissimi Stefano Montanari e Antonietta Gatti, la nanocoppia che ci invidia tutto il mondo. I due per l&#8217;occasione optano per una cosa a tre, pubblicando <a href="https://www.open.online/2021/08/30/covid-19-vaccini-studio-grafene-acciaio-peg/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">uno studio</a> livello tesina delle medie a firma Young – Gatti – Montanari. La conclusione è sempre la stessa: nei vaccini ci sarebbe ogni genere di porcheria e soprattutto <strong>l&#8217;ossido di grafene</strong>. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>&#8220;Le tecniche che il trio ha utilizzato non sono&nbsp;sufficienti per l’identificazione di grafene o grafene ossido-ridotto. Per identificare il grafene si utilizza la Raman Spectroscopy. Non si utilizzano immagini comparative di microscopia ottica e/o elettronica, perché utilizzando questi metodi è praticamente impossibile distinguere il grafene dalla comune polvere. Questi dicono di aver trovato il grafene perché i loro campioni assomigliano per analogia morfologica al grafene.&#8221;</p></blockquote>



<p>Non finisce qui, per dimostrare al mondo che l&#8217;Italia è leader nelle pseudoscienze e che questa storia del grafene nei vaccini ci ha veramente intrigato arriva a settembre 2021 <a href="https://www.open.online/2021/09/24/covid-19-vaccino-pfizer-grafene-sara-cunial-interrogazione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un&#8217;interrogazione parlamentare</a> da parte della deputata Sara Cunial. Il copione è lo stesso, nuovi studi (sbagliati in ogni singolo dettaglio) dicono che nei vaccini ci sono delle sostanze pericolose, tra cui il grafene. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>&#8220;Il modo più semplice per capire che non sanno di cosa parlano e chiedere una foto dei campioni analizzati. Alle concentrazioni che dicono di aver trovato la soluzione contenente grafene sarebbe scura. Ma questo non lo puoi sapere se non hai mai lavorato con questo materiale.&#8221;</p></blockquote>



<p>In conclusione non poteva mancare <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2021/05/loretta-bolgan-la-pseudoscienziata/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Loretta Bolgan</a>. Su Youtube è possibile trovare delle interessantissime conferenze nelle quali Loretta Bolgan afferma che indubbiamente sia presente il grafene nei vaccini. Insomma, il grafene per i no-vax è il nuovo <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2021/05/loretta-bolgan-la-pseudoscienziata/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">viagra</a> e <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2021/04/feti-abortiti-nei-vaccini/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">feti abortiti</a>. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Cosa dice in breve la teoria no-vax sul grafene nei vaccini</h3>



<p>Lo studio di Bramini e colleghi secondo diversi no-vax italiani (Loretta Bolgan, Stefano Montanari, Antonietta Gatti, Sara Cunial etc etc) sarebbe una delle prove provanti che il grafene presente nei vaccini (1) contro il coronavirus (SARS-CoV-2) possa raggiungere il cervello (2) e interferire con la funzionalità dell&#8217;organo (3). Per alcuni, quelli con dottorato di ricerca conseguito su Telegram, il grafene non sarebbe nient&#8217;altro che &#8220;l&#8217;antenna&#8221; con la quale chi controlla il 5G potrà controllare anche le menti dei vaccinati (4).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Perchè la storia del grafene nei vaccini è assurda e demenziale</h3>



<p>Analizziamo per punti questa geniale teoria. </p>



<p><strong>1) Nei vaccini c&#8217;è il grafene? </strong>No. Il grafene con il quale lavorano Bramini e colleghi internazionali è un materiale estremamente costoso, di difficile produzione e che necessità tecnologie che solo poche aziende nel mondo hanno. E no, le case farmaceutiche che producono i vaccini non sono tra queste. Non stiamo parlando del telaio di una bici da corsa, di cui comunque tutti abbiamo idea del costo, il grafene per applicazione biomedica è grafene con determinate caratteristiche di purezza e dimensione. Caratteristiche che ovviamente ne aumentano il costo.  </p>



<p><strong>2) Il grafene raggiunge il cervello?</strong> Al momento non è mai stata provato. Il nostro organismo si è evoluto per evitare che ogni singola sostanza presente nel sangue o linfa possa raggiungere il cervello. La dogana che separa il cervello dal resto del corpo è chiamata barriera ematoencefalica. Questo è indubbiamente per noi un vantaggio per una serie di fattori come ad esempio tenere alla larga infezioni dal raggiungere il cervello. Allo stesso tempo la barriera <meta charset="utf-8">ematoencefalica è un ostacolo da superare per tutta una serie di tecnologie biomediche che vorremo sviluppare. Se un giorno saremo in grado di sfruttare l&#8217;RNA per il trattamento di certi tipi di tumori, non potremo iniettare nella spalla il farmaco se il target è il cervello. Esistono studi in vitro e uno in vivo su roditori, con ossido di grafene ridotto, che dicono che il materiale non è in grado di superare la barriera ematoencefalica. In generale il passaggio dipende dalla grandezza dei fiocchi di grafene, ma i nostri pseudo-scienziati non ci danno informazioni.</p>



<p><strong>3) Il grafene interferisce con la funzionalità dei nostri organi? </strong>Dipende. La domanda non ha una semplice e univoca risposta. Il grafene è un materiale composto da atomi di carbonio, gli stessi atomi su cui si è sviluppata la vita sulla Terra. A determinare l&#8217;esito dell&#8217;interazione tessuto-grafene sono diversi fattori: i) struttura tridimensionale del grafene ii) composizione del materiale. Ad esempio l&#8217;ossido di grafene che molti no-vax dicono di aver trovato nei vaccini, e che suona più minaccioso, in realtà è un materiale che viene più facilmente degradato dalle nostre cellule tramite l&#8217;azione dei <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2021/08/idrossiclorochina-non-ha-funzionato/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">lisosomi</a>. </p>



<p><strong>4) Le antenne e altre storie fantasy</strong>. Il grafene è un materiale conduttivo. Il grafene non è un materiale magnetico. Come farebbe a rispondere alle onde elettromagnetiche? Ogni volta che questa brillante teoria viene citata un fisico si rivolta nella tomba.</p>



<div style="height:24px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h3 class="wp-block-heading">A cosa serve veramente il grafene</h3>



<div style="height:9px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>&#8220;Il grafene livello neuronale ha sicuramente del potenziale come materiale sia per&nbsp;lo sviluppo di nuovi sistemi diagnostici (mi riferisco ad elettrodi e&nbsp;biosensori) che terapeutici (tipo supporti bi-tridimensionali per la&nbsp;rigenerazione neuronale – si pensi a malattie neurodegenerative per&nbsp;esempio o traumi). La strada è comunque ancora molto lunga e il fatto&nbsp;che ci siano studi che descrivano il comportamento delle cellule&nbsp;neuronali a contatto col grafene può solo che essere visto positivamente&nbsp;per ampliare le nostre conoscenze e poter sviluppare nuove tecnologie&nbsp;mediche.&#8221;</p></blockquote>



<p>Ringraziamo infinitamente il professor Bramini per aver condiviso con noi questa storia e per il tempo che ci ha dedicato. </p>



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<p></p>
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		<title>Pfizer non scade più</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Biologi per la Scienza]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Oct 2021 05:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[COVID-19]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>No, ovviamente prima o poi anche il vaccino Pfizer scade, ma ci siamo semplicemente resi conto che scade &#8220;un po&#8217; più in là&#8221;. Le fiale del vaccino anti-COVID prodotto da Pfizer avevano fino a qualche giorno fa una scadenza di 6 mesi, ma ora AIFA ha deciso di estenderla a...</p>
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<p>No, ovviamente prima o poi anche il vaccino Pfizer scade, ma ci siamo semplicemente resi conto che scade &#8220;un po&#8217; più in là&#8221;.</p>



<p>Le fiale del vaccino anti-COVID prodotto da Pfizer avevano fino a qualche giorno fa una scadenza di 6 mesi, ma ora <a href="https://www.aifa.gov.it/-/estensione-del-periodo-di-validit%C3%A0-di-comirnaty-flaconcino-chiuso-">AIFA ha deciso di estenderla a 9</a>. Perché? Forse non gli andava di dover comprare ancora dosi? Non sapevano bene dove buttare le fiale perché la raccolta differenziata è troppo difficile?</p>



<p>Niente di tutto ciò. Semplicemente sono arrivati dei dati nuovi e ci si è adeguati. Giusto per la cronaca, l&#8217;<a href="https://www.fda.gov/media/151710/download">FDA ha adottato queste modalità</a> di conservazione da fine agosto, quindi, a voler essere proprio onesti, siamo pure in ritardo rispetto all&#8217;aggiornamento delle istruzioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Breve storia della conservazione del vaccino Pfizer </h2>



<p>Appena approvato nel dicembre 2020, il vaccino Pfizer aveva delle istruzioni di conservazione molto particolari per non dire proprio rognose. Doveva stare sempre <meta charset="utf-8">tra i -60 e i -90°C e dopo essere scongelato per essere usato poteva essere conservato in frigo (tra 2 e 8°C) per un massimo di 5 giorni. </p>



<p><a href="https://www.ema.europa.eu/en/news/more-flexible-storage-conditions-biontechpfizers-covid-19-vaccine">A maggio l&#8217;EMA ha comunicato che le istruzioni cambiavano</a>, in quanto nuovi dati indicavano che il vaccino era in grado di tollerare anche temperature superiori ai -60/-90°C. Da allora il vaccino deve sì essere conservato tra <meta charset="utf-8">-60 e -90°C per un massimo di sei mesi, ma gli vengono concessi fino a 15 giorni a -20°C. Può sembrare poco, ma questa modifica ha semplificato enormemente il trasporto delle dosi e permesso l&#8217;apertura di numerosi centri vaccinali in zone sprovviste dei super-freezer a -60°C. Non solo, ma anche la durata in frigo è stata estesa da 5 giorni a un mese, rendendo il vaccino Pfizer praticamente tanto conservabile quanto il latte fresco e permettendo le vaccinazioni a domicilio.</p>



<p>Veniamo quindi a noi, ovvero al prolungamento della validità fino a 9 mesi. La risposta è sempre la stessa: sono arrivati dei nuovi dati e si è visto che il vaccino conservato tra -60 e -90°C durava tranquillamente 9 mesi. Visto che fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio, abbiamo scritto una mail a Pfizer chiedendogli se fosse effettivamente così. Dato che a Pfizer sono molto simpatici, o almeno più delle segreterie universitarie, ci hanno pure risposto, come potete vedere nell&#8217;immagine in seguito.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="618" height="130" src="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/10/Schermata-2021-10-12-alle-12.05.35.png" alt="" class="wp-image-11444" srcset="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/10/Schermata-2021-10-12-alle-12.05.35.png 618w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/10/Schermata-2021-10-12-alle-12.05.35-300x63.png 300w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/10/Schermata-2021-10-12-alle-12.05.35-585x123.png 585w" sizes="auto, (max-width: 618px) 100vw, 618px" /><figcaption>In parole povere Pfizer dice: &#8220;abbiamo fatto degli studi di stabilità in questi nove mesi e abbiamo visto che il vaccino dura tranquillamente nove mesi&#8221;</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Capire come conservare un farmaco</h2>



<p>A questo punto probabilmente vi starete chiedendo: sì, ok, belli i dati nuovi, ma da dove li hanno tirati fuori? </p>



<p>La disciplina che si occupa di capire come conservare i farmaci al meglio si chiama &#8220;tecnologia farmaceutica&#8221;. Può sembrare una cosa banale, ma fare in modo che il principio attivo di un farmaco resti effettivamente attivo fino al momento dell&#8217;utilizzo è in realtà fondamentale. Potremmo fare molti discorsi su come la tecnologia farmaceutica si sia evoluta nei secoli, ma parliamo di come si fa ora. </p>



<p>Molto banalmente, si va a tentativi. Prendete il vostro candidato farmaco e lo mettete in diverse condizioni. Uno in frigo, uno nel freezer dove vostra nonna tiene il ragù di emergenza e uno sul cruscotto della macchina che avete lasciato sotto il sole ad agosto. Ogni tot mesi andate a controllare come sta e alla fine decidente la modalità di conservazione in cui si è effettivamente conservato meglio. Semplice, facile, lineare. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Come (probabilmente) ha fatto Pfizer</h2>



<p>Partiamo dalle basi. Il principio attivo del vaccino Pfizer è l&#8217;mRNA che codifica la proteina S. Questo mRNA è contenuto dentro a delle nanoparticelle lipidiche che si occupano di recapitarlo integro all&#8217;interno delle nostre cellule. Queste nanoparticelle sono a loro volta sospese in una soluzione contenente vari sali.<br>Riassumendo: i sali proteggono le nanoparticelle lipidiche e le nanoparticelle lipidiche proteggono l&#8217;mRNA (che da Pfizer mio padre comprò).</p>



<p>Sorvolando sulla parte in cui Pfizer ha probabilmente speso una fortuna per capire quali fossero i sali e lipidi da usare, passiamo direttamente ai test di stabilità. &#8220;Test di stabilità&#8221; è un modo raffinato per dire &#8220;ha messo il vaccino a varie temperature, ha aspettato un po&#8217; e ha controllato cosa succedeva&#8221;. Ovviamente ci sono due cose su cui Pfizer si è (molto probabilmente) concentrata: l&#8217;integrità dell&#8217;mRNA e la stabilità delle nanoparticelle. Se l&#8217;mRNA, che è l&#8217;ingrediente principale, si rompe, è facile capire che il vaccino non funzionerà. Allo stesso modo però, se l&#8217;mRNA resta intero ma le nanoparticelle si rompono non funzionerà comunque, perché il principio attivo non potrà entrare nelle cellule e fare il suo dovere.</p>



<p>Ok, avete messo la vostra fiala di vaccino nel frigo sono passati sei mesi: cosa si fa ora? AIFA vuole vedere dei dati nuovi per capire se le dosi che si è scordata in frigo dopo il compleanno di Palù può ancora usarle. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Le dimensioni contano</h3>



<p>Prima cosa: vedere se le nanoparticelle sono rimaste della stessa misura, cosa che si può fare in vari modi. Un modo molto idiota sarebbe quello di usare un microscopio elettronico e cercarle a occhio, ma visto che a Pfizer probabilmente non sono degli idioti (a differenza di una certa coppia di italici no-vax) useranno delle tecniche tipo DLS o SLS. Senza scendere troppo nei dettagli, queste due tecniche si basano sulla capacità delle particelle di interagire con un fascio di luce che attraversa sulla soluzione. Le particelle si comportano un po&#8217; come la palla di una discoteca e &#8220;riflettono&#8221; la luce in base alla loro composizione e dimensione. Vedendo quando e quanto viene riflessa la luce riuscite a capire quanto sono grandi le particelle. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Qualità, non solo quantità</h3>



<p>Seconda cosa: le particelle devono essere ancora fatte degli stessi lipidi originali. In parole povere volete controllare che i sali si siano comportati bene e non siano andati a modificare chimicamente i lipidi. Per farlo Pfizer ha probabilmente usato una tecnica tanto precisa quanto bruta: la spettrometria di massa. Quello che si fa in questa tecnica è una delle cose preferite dagli scienziati: si spacca tutto e si vede di che pezzi è fatto. Prendete qualche goccia del vostro vaccino da testare, le nebulizzate (pure con un laser se ce l&#8217;avete) e spaccate tutto ciò che c&#8217;è in questa &#8220;nebbiolina di vaccino&#8221; tramite l&#8217;utilizzo di campi elettrici fortissimi. Sempre tramite campi elettrici, fate schiantare i pezzettini di ciò che si è rotto su un rilevatore, che vi dirà quanto pesavano e quale era la loro carica elettrica, creando un &#8220;profilo&#8221;. </p>



<p>Prendete il profilo ottenuto e lo confrontate con quello originale dei lipidi delle nanoparticelle. Facile no?</p>



<h3 class="wp-block-heading">Sì, ma l&#8217;mRNA? </h3>



<p>Terza cosa: l&#8217;mRNA deve essere integro. No mRNA, no vaccino, sì COVID. Per controllare se l&#8217;mRNA è intero ci sono almeno tre tecniche, in base a quanto potete spendere e a quanto siete pignoli. Di seguito le spieghiamo brevemente nella maniera più semplice possibile. Se non vi interessano i dettagli tecnici saltate pure a piè pari che tanto la parte importante di questo paragrafo l&#8217;avete già letta.</p>



<p>Prima: il <strong>sequenziamento</strong>. Indubbiamente la più costosa, ma anche la più completa. Andando a vedere l&#8217;esatta sequenza dell&#8217;mRNA non vedo solo se è intero, ma anche se è rimasto uguale chimicamente. </p>



<p>Seconda: la <strong>gel cromatografia</strong>. L&#8217;mRNA viene caricato in una colonna cromatografica, che altro non è che un tubo riempito di microscopiche palline di gel. Senza scendere troppo nei dettagli, una volta caricato l&#8217;mRNA  lavate la colonna con un&#8217;apposita soluzione e vedete cosa esce dall&#8217;altro lato. I pezzi più grossi di mRNA, ovvero l&#8217;mRNA intero, usciranno per primi, perché essendo grandi non riescono a infilarsi in tutti gli spazi tra le palline di gel. I frammenti invece, più piccoli, escono dopo, perché si riescono a infilare in tutti gli spazi disponibili tra le biglie di gel, effettivamente &#8220;perdendosi per strada&#8221;. </p>



<p>Va da sè che se l&#8217;mRNA è intero vedo solo un segnale all&#8217;inizio e poi non vedo più niente, mentre se vedo molti segnali diversi vuol dire che l&#8217;mRNA si è degradato. Tecnica rapida ed efficace, ma a differenza del sequenziamento non ci dà informazioni sulle possibili modifiche chimiche dell&#8217;mRNA.</p>



<p>Terza: l&#8217;<strong>elettroforesi</strong>. L&#8217;mRNA è una molecola carica negativamente, e come tutte le molcole con questa caratteristica tende a muoversi verso le cariche positive. Se prendete l&#8217;mRNA del vaccino e lo mettete in un gel a cui applicate un campo elettrico, lui si muoverà verso il polo positivo. Se il nostro mRNA è ancora integro noi vedremo un solo &#8220;blocco&#8221; di mRNA che si muove tutto assieme, mentre se si è frammentato vedremo tanto &#8220;blocchetti&#8221; che si muovono in base alla loro grandezza (i più piccoli davanti perché si muovono più velocemente in quanto interagiscono meno col gel). Questa tecnica fa abbastanza schifo perché necessita di molto materiale di partenza ed è poco sensibile, quindi siamo moderatamente certi che Pfizer non l&#8217;abbia usata. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Dai freezer ai frighi </h2>



<p>Quasi un anno fa, al momento dell&#8217;approvazione, i dati sulla conservazione e sulla stabilità del vaccino Pfizer erano pochi. Per ovvie ragioni, si era infatti deciso di approvarlo più in fretta possibile senza indagare se fosse effettivamente in grado di resistere anche a periodi o metodi di conservazione diversi. L&#8217;idea era semplice &#8220;intanto diciamo che dura sei mesi a -60°C perché di questo siamo sicuri, poi vediamo&#8221;. Qualche milione di vita salvata dopo, possiamo dire Pfizer ha fatto la scelta giusta: le prime dosi non sono state neanche tre mesi in frigo, e intanto hanno avuto tempo di fare gli studi per supportare l&#8217;estensione della &#8220;data di scadenza&#8221;. </p>



<p>Ci sorprenderemmo se tra un anno le modalità di conservazione del vaccino Pfizer arrivassero ad essere &#8220;due anni, pure nel frigo del baretto sotto casa&#8221;? No, perché evidentemente significherebbe che gli studi di stabilità (tutt&#8217;ora in aggiornamento) avranno dato risultati tali da giustificare questo cambio di policy.<br>Sappiamo che sembra strano, e che sembra che si prosegua a casaccio, ma la scienza (quella collegata alla medicina in particolare) è sempre stata così: si agisce basandosi sui dati disponibili in quel momento. Non ci si basa su paure infondate o inutili ottimismi. Ci si rimbocca le maniche, si fanno gli studi, e in caso si cambia idea (e strategia). </p>



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		<title>Che cazzo ha detto Crisanti &#8211; &#8220;vaccini in gravidanza&#8221; edition</title>
		<link>https://www.biologiperlascienza.it/2021/09/che-cazzo-ha-detto-crisanti-vaccini-in-gravidanza-edition/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Biologi per la Scienza]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Sep 2021 17:19:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Divulgazione]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[crisanti]]></category>
		<category><![CDATA[gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[pfizer]]></category>
		<category><![CDATA[vaccini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Qualche giorno fa Crisanti è stato intervistato su La7 e alla domanda dell’intervistatrice “se io fossi incinta, lei mi consiglierebbe di vaccinarmi oppure no?” ha risposto “io le consiglierei di farla subito dopo la gravidanza”- Quindi Crisanti sconsiglia il vaccino in gravidanza? Sì.Fa bene a farlo? No. L’ISS e svariate...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Qualche giorno fa Crisanti è stato <a href="https://www.la7.it/tagada/video/vaccino-in-gravidanza-crisanti-aspetterei-non-ci-sono-ancora-dati-sufficienti-24-09-2021-398860">intervistato su La7</a> e alla domanda dell’intervistatrice “se io fossi incinta, lei mi consiglierebbe di vaccinarmi oppure no?” ha risposto “io le consiglierei di farla subito dopo la gravidanza”-</p>



<p><strong>Quindi Crisanti sconsiglia il vaccino in gravidanza? Sì.<br>Fa bene a farlo? No.</strong></p>



<p>L’<a href="https://www.iss.it/web/guest/primo-piano/-/asset_publisher/3f4alMwzN1Z7/content/id/5846610">ISS</a> e svariate <a href="https://www.cdc.gov/coronavirus/2019-ncov/vaccines/recommendations/pregnancy.html">istituzioni altri Paesi</a> consigliano la vaccinazione contro il COVID per le donne incinte, e lo fanno per varie ragioni, che riportiamo in seguito.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I rischi della malattia</h2>



<p>Le donne incinte che si infettano con SARS-CoV-2 non sono solo <a href="https://jamanetwork.com/journals/jamapediatrics/fullarticle/2779182">più a rischio</a> di avere una malattia in forma grave, ma rischiano anche complicazioni nella gravidanza stessa. I figli sono inoltre più a rischio di nascere prematuramente e di avere altre complicazioni più o meno collegate al virus.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La vaccinazione in gravidanza è sicura</h2>



<p>Dati alla mano, la vaccinazione contro il COVID in gravidanza si è dimostrata <a href="https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/nejmoa2104983">sicura per madri e nascituri</a>. Gli eventi avversi tra le vaccinate hanno infatti mostrato la stessa frequenza che hanno di solito tra le donne non vaccinate.<br>A differenza dei vaccini con virus vivi attenuati, i vaccini a mRNA non hanno ragione di essere sconsigliati alle donne in gravidanza perché non possono causare la malattia.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>I vaccini a virus vivo attenuato sono sconsigliati in gravidanza perché i feti hanno un <a href="https://royalsocietypublishing.org/doi/10.1098/rspb.2014.3085">sistema immunitario immaturo</a>, che potrebbe non essere in grado di combattere il patogeno nonostante questo sia indebolito.</p></blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">La vaccinazione protegge anche i neonati</h2>



<p>La maturazione del sistema immunitario dei neonati si completa da qualche settimana a qualche mese dopo la nascita, ed è in questo momento che il bambino ha più bisogno degli anticorpi ricevuti dalla madre. I dati mostrano che che gli anticorpi prodotti dalla madre durante la gravidanza <a href="https://academic.oup.com/cid/advance-article/doi/10.1093/cid/ciab266/6209876">passano al figlio</a> attraverso la placenta e, dopo la nascita, attraverso l&#8217;allattamento, garantendogli una protezione per i primi mesi dopo la nascita.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Se quindi volte proteggere voi stesse e i vostri figli, la scelta giusta è quella di vaccinarvi.</h2>



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<p><br><br></p>
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		<title>Chi ha bisogno della terza dose?</title>
		<link>https://www.biologiperlascienza.it/2021/09/chi-ha-bisogno-della-terza-dose/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Biologi per la Scienza]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Sep 2021 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[COVID-19]]></category>
		<category><![CDATA[Divulgazione]]></category>
		<category><![CDATA[comirnaty]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[moderna]]></category>
		<category><![CDATA[pfizer]]></category>
		<category><![CDATA[terza dose]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questi giorni si sta parlando molto della necessità o meno di una terza dose di vaccino, e la domanda che ci stiamo tutti ponendo è: dovrò farmela anche io?Prima di rispondere, è bene mettere in chiaro che la ci sono due tipi di “terza dose”, come spiega Marzio Sisti,...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>In questi giorni si sta parlando molto della necessità o meno di una terza dose di vaccino, e la domanda che ci stiamo tutti ponendo è: dovrò farmela anche io?<br>Prima di rispondere, è bene mettere in chiaro che la <a href="https://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=98203">ci sono due tipi di “terza dose”</a>, come spiega Marzio Sisti, infettivologo e igienista.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La terza dose <em>addizionale</em></h2>



<p>È indicata per quei soggetti in cui due dosi non sono sufficienti a indurre una protezione soddisfacente, come le persone gravemente immunodepresse e coloro che hanno ricevuto un trapianto d’organo.</p>



<p>Un po’ come me al mattino, il sistema immunitario di queste persone è duro da svegliare, e quindi non bastano due sveglie ma ne servono tre (ma pure cinque se stiamo parlando di me).</p>



<h2 class="wp-block-heading">La terza dose <em>richiamo</em></h2>



<p>È invece solitamente indicata per quei soggetti particolarmente a rischio di sviluppare la forma grave della malattia o in generale di infettarsi.</p>



<p>Le categorie che quindi riceveranno questa dose sono grandi anziani, fragili (pazienti oncologici, ad esempio) e operatori sanitari.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I virus non si rincorrono, si prevengono</h2>



<p>Ma quindi il resto della popolazione? Beh, per ora non si sa, ma dipenderà da quale strategia si deciderà di adottate contro l’epidemia. La vera domanda infatti è: ci accontentiamo di proteggerci dalla malattia o vogliamo prevenire il contagio e la circolazione del virus?<br>Considerando che la variante delta ha un indice di trasmissione di 7 (per confronto, nell’influenza stagionale è 1,5), il suo potenziale di diffusione in assenza di restrizioni è enorme, a meno che non ci vacciniamo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La prevenzione funziona se la fanno tutti</h2>



<p>In passato molte campagne vaccinali sono iniziate con un approccio “solo per quelli a rischio”, ma ci si è poi sempre resi conto che nel lungo periodo pagava molto di più vaccinare tutti, con l’obbiettivo di abbattere in generale la trasmissione.<br>Tipico esempio di ciò è <a href="https://twitter.com/RobertoBurioni/status/1433814421529317383">l’epatite B,</a> per cui l’Italia è stata il primo stato a introdurre la vaccinazione universale (e non solo alle persone a rischio), seguita ruota dal resto del mondo. I risultati non si sono fatti attendere, perché nel giro di qualche anno la percentuale di infetti è crollata drammaticamente sia in Italia che negli altri stati che dopo di noi avevano deciso di vaccinare tutti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi ci protegge dall&#8217;infezione</h2>



<p>Il livello di protezione dall’infezione è strettamente collegato al livello di anticorpi, e il livello di anticorpi è a sua volta collegato al tempo passato dall’ultima volta che il nostro sistema immunitario ha visto il virus. Per alcuni patogeni il livello di anticorpi richiesto per proteggere dall’infezione è molto basso, mentre per altri è molto alto.</p>



<p>&#8220;Quindi se con un test sierologico scopro di avere pochi anticorpi significa che sono a rischio di infezione e devo fare la terza dose?&#8221; <br>No, non necessariamente. Biologicamente parlando, l&#8217;infezione viene definita come l&#8217;ingresso della particella virale dentro una cellula, e questo fenomeno può essere prevenuto solo dagli anticorpi specifici per quel virus. Clinicamente parlando invece, l&#8217;infezione si ha quando il virus entra nelle nostre cellule, si riproduce, e lo fa abbastanza da diventare a un certo punto rilevabile con un test (una PCR, un tampone rapido, un assay cellulare, ecc&#8230;). In questo secondo caso non sono solo gli anticorpi a prevenire l&#8217;infezione, ma <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2021/04/chissene-frega-dellimmunita-assoluta/">anche i linfociti T</a> che riconoscono subito le cellule infette e le distruggono, prima che il virus si riproduca abbastanza da diventare rilevabile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Che dati abbiamo?</h2>



<p>Di certo c’è solo che i dati provenienti dalle <a href="https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa2110345">popolazioni dei trial</a> indicano, a distanza di mesi, ancora un’ottima <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2021/04/lefficacia-dei-vaccini/">protezione</a> contro le forme sintomatiche lievi, quelle gravi e la morte, mentre altri dati provenienti da studi fatti nel mondo reale confermano che i vaccini sono anche molto efficaci nel prevenire l’infezione.</p>



<p>Sappiamo inoltre che in Israele la somministrazione di una <a href="https://www.nejm.org/doi/10.1056/NEJMoa2114255">terza dose agli ultrasessantenni</a> ha aumentato considerevolmente la protezione contro la malattia e l’infezione, senza che fossero riscontrati particolari effetti collaterali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quindi, dovremo rivaccinarci?</h2>



<p>No, o almeno non necessariamente.</p>



<p>Quello che possiamo ragionevolmente aspettarci per quest’anno è che chi si è vaccinato quest’estate abbia ancora buoni livelli di anticorpi e cellule T, e che, avendoli ancora almeno per qualche mese, non avrà bisogno a breve di un richiamo.<br>Considerando però quello che sappiamo su SARS-CoV-2 e sulla sua epidemiologia, non sarebbe sorprendente se si decidesse di ripetere il vaccino prima di ogni inverno, quando le malattie respiratorie si trasmettono più facilmente.</p>



<p>Non a caso Moderna ha cominciato a lavorare a un <a href="https://www.reuters.com/business/healthcare-pharmaceuticals/moderna-developing-single-dose-combination-vaccine-covid-19-flu-2021-09-09/">doppio vaccino COVID e influenza</a>, sperando che sia la volta buona che ci liberiamo di entrambe.</p>



<hr class="wp-block-separator is-style-wide"/>



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		<title>Caro guarito dalla Covid19, la tua testimonianza non conta un cazzo.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Biologi per la Scienza]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Sep 2021 09:45:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[COVID-19]]></category>
		<category><![CDATA[Divulgazione]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[100 vetrine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come l&#8217;ignoranza del metodo scientifico ha reso credibili le fantomatiche cure del &#8220;Comitato Terapia Domiciliare Covid19&#8220; Caro guarito dalla Covid19, la tua testimonianza non conta un cazzo, scientificamente. E ci dispiace infinitamente, ma devi fartene una ragione: la tua testimonianza non ha valore scientifico, non serve a dimostrare niente. Certo,...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Come l&#8217;ignoranza del metodo scientifico ha reso credibili le fantomatiche cure del &#8220;<a href="https://www.biologiperlascienza.it/2021/08/il-comitato-cura-domiciliare-covid-19/">Comitato Terapia Domiciliare Covid19</a>&#8220;</h2>



<p>Caro guarito dalla Covid19, la tua testimonianza non conta un cazzo, scientificamente. E ci dispiace infinitamente, ma devi fartene una ragione: la tua testimonianza non ha valore scientifico, non serve a dimostrare niente. Certo, la tua esperienza può avere un valore personale, può essere di conforto per chi si trova nella condizione in cui ti sei trovato. Ma il valore personale è diverso da quello scientifico. E questa tua esperienza, come tutte le tue altre esperienze personali, e le nostre, e quelle di tutti, scientificamente non conta un cazzo.</p>



<p>Un annetto fa abbiamo pubblicato un <a href="https://www.facebook.com/BiologiPerLaScienza/posts/840872609776988" target="_blank" rel="noreferrer noopener">post </a>che parlava proprio di questo. Andrea Bocelli aveva affermato di non conoscere persone ricoverate in terapia intensiva a causa della Covid19, e sulla base di questo aveva minimizzato i rischi associati all’infezione. Ma la sua particolarissima esperienza non determina la realtà, e le persone in terapia intensiva ci stavano finendo eccome.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-default is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>&#8220;Caro Bocelli, se non conosci nessuno che sia stato in terapia intensiva non vuol dire che non ci siano state tantissime persone in terapia intensiva. Allo stesso modo se qualcuno usa un farmaco omeopatico e &#8220;si sente meglio&#8221; non vuol dire che quel farmaco funzioni. La vostra esperienza personale è solo un dato, un minuscolo numero, l&#8217;infinitesima ripetizione dello stesso esperimento. E nemmeno questo, dato che gli esperimenti veri sono controllati, randomizzati, svolti su un certo gruppo sperimentale e non su tutti quelli che vogliono partecipare.&#8221;</p></blockquote>



<h3 class="wp-block-heading">Partiamo da questo: come si dimostra, scientificamente, che una cosa è “vera”?</h3>



<p>Sicuramente l’incredibile avventura vissuta da<a href="https://www.youtube.com/watch?v=AFW81wHXcbE" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> vostro cuggino</a> non fa parte di questo processo. La scienza moderna si è data delle regole, un “metodo”. Sì, stiamo parlando di quel “metodo scientifico” che vi hanno insegnato come una filastrocca, quando vi hanno raccontato di Galileo Galilei. Noi tutti lo abbiamo imparato a memoria: l’ipotesi, l’esperimento ecc. Ma quasi nessuno sembra sapere di cosa si tratti veramente.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-default is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Nel nostro Paese c&#8217;è una gravissima carenza di educazione scientifica. È una carenza trasversale, coinvolge e travolge tanti senza badare al censo o al grado di istruzione. Non si tratta di una carenza di nozioni scientifiche (che sarebbe in parte giustificabile) ma di qualcosa di più fondamentale: sostanzialmente moltissime persone (anche tra chi ha fatto studi scientifici) ignorano completamente come funziona la scienza, il suo Metodo, i processi logici che la caratterizzano.</p></blockquote>



<h3 class="wp-block-heading">Problemi e ipotesi</h3>



<p>Come ci hanno raccontato a scuola, si parte da un problema, una domanda irrisolta, e si formula un’ipotesi che dia una risposta al problema. Le domande possono essere la più varie: “i vaccini causano l’autismo?”, ma anche “l’attivazione di TrkC nella amigdala è necessaria per l’estinzione della paura condizionata?” (così sapete di cosa mi occupo quando <a href="https://www.facebook.com/BiologiPerLaScienza/photos/a.284416352089286/1105205743343672/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">non perdo tempo su Facebook</a>). Ma soprattutto “l’<a href="https://www.biologiperlascienza.it/2021/08/idrossiclorochina-non-ha-funzionato/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">idrossiclorochina</a>, l’azitromicina, e tutte gli altri farmaci contenuti nel <a href="https://www.facebook.com/photo?fbid=10223423984820741&amp;set=pcb.10223423988780840" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo del Comitato Terapia Domiciliare Covid19</a>, curano effettivamente la Covid19? Prevengono la morte e l’ospedalizzazione più di quanto faccia il protocollo ministeriale o la semplice attesa?&#8221;</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://ilblogdellasci.files.wordpress.com/2016/01/metodo-scientifico-vignette.jpg?w=745&amp;h=" alt=""/></figure>



<p>Per come sono formulate queste domande, le ipotesi (le risposte possibili) possono essere semplicemente “sì” o “no”. Fino a qui dovremmo esserci, il fatto che ci sia una domanda irrisolta e un’ipotesi che dia una possibile risposta alla domanda, sembra chiaro proprio a tutti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Non bastano le ipotesi</h3>



<p>Per alcuni il processo potrebbe interrompersi qui, non c’è bisogno di esperimenti per confermare l’ipotesi. Per alcuni un’ipotesi può essere vera perché:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Lo ha detto un premio Nobel/candidato al Nobel/scienziato ecc.</li><li>L’ho letto su un articolo</li><li>È successo a me/a una persona che conosco</li><li>Io la penso così perché sono un pensatore indipendente</li><li>Mi è stato rivelato in sogno da un angelo dopo una cena troppo pesante</li></ul>



<p>E invece il metodo scientifico non dà alcun valore a chi è che propone l’ipotesi, alle opinioni, alle esperienze personali. Facciamocene tutti una ragione, non si dimostra qualcosa in questo modo.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-default is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Uno degli effetti più evidenti e terribili di questa carenza così diffusa è l&#8217;ignoranza del fatto che il grosso della scienza si basa sulla statistica, sulla ripetizione di un certo fenomeno, sulla sua frequenza. Sui numeri e sui dati.<br>[…] alla scienza non frega un cazzo delle vostre esperienze personali.</p></blockquote>



<h3 class="wp-block-heading">”In God we trust. All others must bring data.”</h3>



<p>Per dimostrare o smentire un’ipotesi si fanno gli esperimenti. Si raccolgono i dati, si analizzano con precisi test statistici. E qui bisogna stare attenti: non tutte le esperienze sono esperimenti, non tutti i fenomeni sono dati. Un esperimento deve essere pensato per rispettare una serie di parametri. Uno dei principali è la presenza di (almeno) un gruppo di controllo. Senza il controllo si possono ottenere risultati esilaranti. Un po’ di tempo fa ho scritto un <a href="https://twitter.com/BiologiScienza/status/1428359871192190986" target="_blank" rel="noreferrer noopener">post </a>dove raccontavo di essere stato positivo al SARS-CoV-2, e di essere guarito grazie al piatto tipico della mia città: la <a href="https://www.gaetamedievale.com/prodotti_tipici_gaeta_tiella_olive_pesce_fresco_cozze_arinara_alici_scapece_tiella_di_polpi_ricetta_originale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tiella di Gaeta</a>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="727" height="301" src="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/09/immagine.png" alt="" class="wp-image-11347" srcset="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/09/immagine.png 727w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/09/immagine-300x124.png 300w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/09/immagine-585x242.png 585w" sizes="auto, (max-width: 727px) 100vw, 727px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Come si dimostra il potere terapeutico della tiella?</h3>



<p>Basterebbe, per dimostrare che la Tiella sia in grado di curare la Covid19, l’osservazione che io, mio fratello e molti compaesani che si sono infettati abbiano mangiato la tiella durante la loro positività e che la larga maggioranza di questi sia guarita senza problemi e senza bisogno di ospedalizzazione? No, non basterebbe. Volendo dimostrare il potere terapeutico della tiella, dovremmo prendere due gruppi di persone positive, il più simili possibili tra loro (stessa età media, stessa distribuzione di genere, stesso stato di salute ecc.) e fare mangiare la tiella (una quantità precisa di tiella, con delle tempistiche precise) solo ai pazienti di uno dei due gruppi. Le due popolazioni devono essere identiche il più possibile e differire per una sola variabile: a un gruppo viene data la tiella, al gruppo di controllo no. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/09/WhatsApp-Image-2021-09-17-at-16.44.23-1024x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-11349" width="459" height="459" srcset="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/09/WhatsApp-Image-2021-09-17-at-16.44.23-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/09/WhatsApp-Image-2021-09-17-at-16.44.23-300x300.jpeg 300w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/09/WhatsApp-Image-2021-09-17-at-16.44.23-150x150.jpeg 150w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/09/WhatsApp-Image-2021-09-17-at-16.44.23-768x768.jpeg 768w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/09/WhatsApp-Image-2021-09-17-at-16.44.23-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/09/WhatsApp-Image-2021-09-17-at-16.44.23-480x480.jpeg 480w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/09/WhatsApp-Image-2021-09-17-at-16.44.23-280x280.jpeg 280w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/09/WhatsApp-Image-2021-09-17-at-16.44.23-960x960.jpeg 960w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/09/WhatsApp-Image-2021-09-17-at-16.44.23-400x400.jpeg 400w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/09/WhatsApp-Image-2021-09-17-at-16.44.23-585x585.jpeg 585w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/09/WhatsApp-Image-2021-09-17-at-16.44.23.jpeg 1600w" sizes="auto, (max-width: 459px) 100vw, 459px" /><figcaption>L&#8217;unica differenza tra il gruppo di controllo e il gruppo sperimentale è la tiella.</figcaption></figure></div>



<p>A questo punto possiamo raccogliere i dati sugli esiti dell’infezione nelle persone che compongono i due gruppi e confrontarli tra loro tramite test statistici. La percentuale di ospedalizzati è diversa? Cambia il tempo medio necessario per negativizzarsi? La carica virale varia in maniere differenti? Solo in questo modo possiamo valutare gli effetti della tiella. Nonostante la tiella sia buonissima, temo che un esperimento di questo tipo rivelerebbe che non è in grado di curare la Covid19.</p>



<p>E se invece non avessimo un gruppo di controllo? Se avessimo dato la tiella a tutti i positivi in esame? Che cosa avremmo visto? Un (non)esperimento del genere ci avrebbe detto che la grande maggioranza delle persone che mangia la tiella guarisce dal covid senza bisogno di ospedalizzazione. Questo non è dovuto alle proprietà terapeutiche della tiella ma al virus. La maggior parte delle persone infettate guarisce spontaneamente dal virus senza bisogno di ricoveri e terapie intensive.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La terapia miracolosa e i testimoni/discepoli</h3>



<p>Siamo davanti a un cocktail letale: l’ignoranza del metodo scientifico e un virus da cui la maggior parte delle persone guariscono spontaneamente (e che nonostante questo rappresenta un problema enorme per l’umanità). Questi due fattori possono essere utilizzati per convincere il pubblico dell’esistenza di terapie miracolose, terapie che guariscono la maggior parte delle persone (proprio come la tiella, no?). Tutto ciò ha generato il cortocircuito in cui ci troviamo in questo momento con folle virtuali e reali di discepoli delle cure domiciliari che raccontano di come siano guariti <em>grazie</em> alle cure. E comunque le cure sono meglio della “vigile attesa”, no? No, finché i dati non lo dimostrano, prendere un farmaco a caso non è diverso dal non prendere proprio nulla (se si escludono i possibili effetti collaterali del farmaco).</p>



<p>L’Avvocato Grimaldi, fondatore e frontman del <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2021/08/il-comitato-cura-domiciliare-covid-19/">Comitato</a>, continua a promettere che i dati verranno pubblicati, ma nel frattempo chiama a raccolta i “testimoni”, immancabili ad ogni evento del comitato. Anche questo succede quando un avvocato vuole fare scienza: gli si chiede i dati e lui parla di testimoni, gli si parla di dati e lui minaccia denunce. Ma, se siete arrivati fino a qui lo sapete: i testimoni, scientificamente, non contano un cazzo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">È la scienza, bellezza</h3>



<p>Non si tratta di mancanza di rispetto o di sensibilità, si tratta di fare scienza nell’unico modo possibile. Lo sappiamo che tutti sono affezionati alla propria esistenza, che la nostra vita ha per noi un valore inestimabile, che è bello sentirsi testimoni di qualcosa di importante, soprattutto quando si va controcorrente. Ma chi dà valore scientifico alla vostra testimonianza vi sta, scientificamente, prendendo in giro.&nbsp;Alla scienza non interessa, e anche per questo è così bella.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Ma forse c&#8217;è anche una ragione più atavica nel rifiuto del ragionamento scientifico. Forse risiede proprio nel fatto che davanti alla scienza la nostra vita &#8211; quando va bene &#8211; è solo un numero, e di solito nemmeno quello. La scienza distrugge il nostro egoismo &#8220;sdrucciolo&#8221;, non guarda in faccia a Bocelli, a noi tre, a nessuno. E questo la rende così &#8220;spaventosa&#8221; e apparentemente distante, e allo stesso momento così tremendamente affascinante e necessaria.</p></blockquote>



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		<title>L&#8217;idrossiclorochina non ha funzionato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Biologi per la Scienza]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Aug 2021 10:58:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[COVID-19]]></category>
		<category><![CDATA[Divulgazione]]></category>
		<category><![CDATA[100 vetrine]]></category>
		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
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		<category><![CDATA[idrossiclorochina]]></category>
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<p>Attorno all&#8217;idrossiclorochina si è svolta e si sta tutt&#8217;ora svolgendo una guerra santa. In questo articolo spieghiamo l&#8217;ascesa, la propaganda e il declino di un farmaco diventato il simbolo dell&#8217;opposizione alla medicina basata sulle evidenze scientifiche. </p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Le origini </h3>



<p>Come abbiamo già avuto modo di raccontare <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2020/12/la-santa-idrossiclorochina-4-dicembre/">in un precedente post</a>, il primo medico a proporre l&#8217;utilizzo dell&#8217;idrossiclorochina come cura per la COVID-19  è stato l&#8217;infettivologo francese <a href="https://www.nytimes.com/2020/05/12/magazine/didier-raoult-hydroxychloroquine.html">Didier Raoult</a>. Nelle sue innumerevoli presentazioni trionfali fatte durante la prima ondata della pandemia, Raoult ha messo da subito in campo i 3 punti di forza dell&#8217;idrossiclorochina: 1) un farmaco poco costoso 2) estremamente disponibile 3) sicuro e con un meccanismo d&#8217;azione plausibilmente in grado di contrastare l&#8217;infezione di SARS-CoV-2.<br></p>



<p>Di questi 3 punti quello che ci interessa discutere è in particolare l&#8217;ultimo. Esistono infatti svariati farmaci poco costosi e disponibili, ma se privi di effetti benefici o peggio dannosi forse sarebbe il caso non somministrarli, no? Giusto per capire quanto male inizia questa storia, i pochi dati presentati trionfalmente da Raoult e colleghi siano poi <a href="https://forbetterscience.com/2021/03/23/didier-raoult-fraud-je-ne-regrette-rien/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">risultati manipolati</a>. Manipolati al punto che i pazienti trasferiti in terapia intensiva o deceduti sono stati esclusi dallo studio. Non proprio un buon inizio, per usare un eufemismo. </p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">La propaganda</h3>



<p>Nella lotta alla COVID-19 l&#8217;idrossiclorochina è stato (ed è tutt&#8217;ora) un farmaco di propaganda politica. Non è stato l&#8217;unico farmaco al centro di fiorenti discussioni su Facebook, lo stesso copione si è ripetuto in più occasioni con l&#8217;<a href="https://www.biologiperlascienza.it/2020/12/lantivirale-giapponese-7-dicembre/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Avigan</a>, il <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2020/12/il-plasma-miracoloso-20-dicembre/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">plasma iperimmune</a> e molti altri di cui abbiamo per fortuna perso memoria. Sarà un caso, ma tutti i sostenitori dell&#8217;idrossiclorochina sono quelli che si sono dichiarati contrario alle misure di distanziamento sociale. &#8220;Non possiamo chiudere tutto se abbiamo una cura che funziona bene e non la vogliamo usare&#8221; dice il mantra. Seguendo lo stesso ragionamento anche i gruppi no-vax hanno cercato di portare acqua al loro mulino:<a href="https://www.biologiperlascienza.it/2021/07/tutto-quello-che-sappiamo-ad-ora-sui-vaccini/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> il vaccino non protegge</a> (falso) ed è inutile (falso), meglio usare una cura efficace. È meglio l&#8217;idrossiclorochina.  </p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Il meccanismo d&#8217;azione</h3>



<p>L&#8217;idrossiclorochina e la clorochina sono due farmaci principalmente usati contro la malaria. Il loro meccanismo d&#8217;azione consiste nell&#8217;aumentare il pH degli endosomi, un sistema vescicolare utilizzato per portare all&#8217;interno dell&#8217;ambiente cellulare molecole e particelle in grado di interagire, all&#8217;esterno della cellula, con la membrana cellulare. Il razionale alla base dell&#8217;utilizzo del farmaco sarebbe quindi di rendere inospitale il primo ambiente cellulare che il SARS-CoV-2 incontra all&#8217;interno delle nostre cellule. A supporto di questa teoria vi sono stati studi che hanno dimostrato un qualche effetto del farmaco su SARS-CoV (il virus responsabile della SARS del 2002-2004) e ulteriori studi che hanno dimostrato <em><strong>in vitro</strong></em> che la clorochina è capace di inibire l&#8217;infezione di SARS-CoV-2 in cellule di scimmia (Vero cell line, originate da rene). Fin qui tutto bene. </p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="706" height="954" src="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/fphar-11-593099-g001.jpg" alt="" data-id="11131" data-full-url="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/fphar-11-593099-g001.jpg" data-link="https://www.biologiperlascienza.it/?attachment_id=11131" class="wp-image-11131" srcset="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/fphar-11-593099-g001.jpg 706w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/fphar-11-593099-g001-222x300.jpg 222w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/fphar-11-593099-g001-296x400.jpg 296w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/fphar-11-593099-g001-585x790.jpg 585w" sizes="auto, (max-width: 706px) 100vw, 706px" /></figure></li></ul><figcaption class="blocks-gallery-caption">From this <a href="https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fphar.2020.593099/full" target="_blank" rel="noreferrer noopener">article</a> </figcaption></figure>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>Per rendere questa teoria solida sarebbe ideale dimostrare che anche nelle cellule umane il meccanismo d&#8217;azione del farmaco è efficace e, sorpresa, i dati non sono stati per nulla promettenti.<br>Uno studio uscito su Nature a giugno 2020 ha dimostrato che la clorochina non è in grado di inibire l&#8217;infezione di SARS-CoV-2 in una linea umana di cellule polmonari (Calu-3 cell line). I <a href="https://www.nature.com/articles/s41586-020-2575-3" target="_blank" rel="noreferrer noopener">risultati</a> dimostrerebbero che il pathway sul quale agirebbe la clorochina non sarebbe attivo nelle cellule polmonari. Di conseguenza, il farmaco sarebbe scarsamente efficace nel combattere l&#8217;infezione. </p>



<p>Vi sono diverse evidenze che suggeriscono che, a differenza del virus della SARS, il SARS-CoV-2 utilizzerebbe un diverso meccanismo d&#8217;ingresso, che non prevede il passaggio per gli endosomi: nel nostro apparato respiratorio il virus è in grado di rilasciare il proprio materiale genetico direttamente nell&#8217;ambiente cellulare , <a href="https://www.nature.com/articles/d41586-021-02039-y" target="_blank" rel="noreferrer noopener">bypassando l&#8217;endosoma</a> e il sistema vescicolare su cui dovrebbe agire l&#8217;idrossiclorochina. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://media.nature.com/lw800/magazine-assets/d41586-021-02039-y/d41586-021-02039-y_19383078.gif" alt=""/><figcaption>An animation of the way SARS-CoV-2 fuses with cells.Credit:&nbsp;<a href="https://animationlab.utah.edu/cova">Janet Iwasa, University of Utah</a></figcaption></figure>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">L&#8217;ascesa</h3>



<p>La speranze riposte nel farmaco hanno prodotto agli albori della pandemia numerosissimi trial clinici in tutto il mondo. Stando a un articolo uscito su Nature a marzo 2021 l&#8217;idrossiclorochina è risultato essere il farmaco più testato al mondo con oltre 250 studi che hanno coinvolto circa 90 mila persone. </p>



<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="581" src="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/d41586-021-01246-x_19149198.png" alt="" data-id="11129" data-full-url="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/d41586-021-01246-x_19149198.png" data-link="https://www.biologiperlascienza.it/?attachment_id=11129" class="wp-image-11129" srcset="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/d41586-021-01246-x_19149198.png 600w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/d41586-021-01246-x_19149198-300x291.png 300w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/d41586-021-01246-x_19149198-413x400.png 413w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/d41586-021-01246-x_19149198-585x566.png 585w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure></li></ul><figcaption class="blocks-gallery-caption"><a href="https://www.nature.com/articles/d41586-021-01246-x" target="_blank" rel="noreferrer noopener">How COVID broke the evidence pipeline</a></figcaption></figure>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>Molti di questi trial si sono conclusi, mentre altri sono ancora in fase di sperimentazione. Quello che conta comunque è che la quantità (e la qualità) dei dati accumulati è considerevole. Possiamo trarre delle conclusioni. L&#8217;idrossiclorochina non ha funzionato. </p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Cosa dicono gli studi</h3>



<p>L&#8217;enorme quantità di dati accumulati ha permesso di condurre delle meta-analisi, ovvero degli studi scientifici che analizzano i risultati di svariati studi scientifici. Vien da sé che le conclusioni tratte da una meta-analisi sono notevolmente più affidabili di un singolo studio. </p>



<p>In una meta-analisi comparsa sul British Medical Journal (consultabile <a href="https://www.bmj.com/content/370/bmj.m2980" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>) nessun effetto significativo in chi ha assunto idrossiclorochina, rispetto allo standard di cura, si è osservato nella mortalità, nell&#8217;ospedalizzazione, nella durata dell&#8217;ospedalizzazione, negli eventi avversi e nella carica virale. Le conclusioni tratte da questa meta-analisi sono state confermate in un&#8217;ulteriore<a href="https://www.nature.com/articles/s41467-021-22446-z" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> meta-analisi</a> che ha raggruppato 28 trial randomizzati (con oltre 10 mila pazienti analizzati). In questo secondo studio studio, comparso su Nature, si è evidenziato in aggiunta che l&#8217;utilizzo dell&#8217;idrossiclorochina ha comportato un aumento delle morti nei pazienti positivi alla COVID-19. </p>



<p>Le evidenze accumulate non sono frutto di un complotto dei ricercatori. Studi proveniente da tutto il mondo traggono le medesime conclusioni: contro il SARS-CoV-2 l&#8217;idrossiclorochina non funziona e potrebbe addirittura provocare più danni che benefici. Di seguito citiamo alcuni degli studi più autorevoli che ridimensionano il ruolo dell&#8217;idrossiclorochina da cura efficace a farmaco inutile nella prevenzione e cura alla COVID-19.</p>



<h4 class="wp-block-heading">&#8220;La mortalità è risultata essere più elevata negli studi che hanno impiegato l&#8217;idrossiclorochina&#8221; (V. T. Chandrasekar et. al, meta-analisi, Wiley, 15 luglio 2020). </h4>



<p>&#8220;I dati disponibili non supportano l&#8217;utilizzo di questo farmaco nella prevenzione o trattamento della COVID-19&#8221; (A. Jorge, Lancet 5 novembre 2020). </p>



<p>&#8220;Tra i pazienti ospedalizzati non si osserva una minore incidenza di morti in chi ha ricevuto l&#8217;idrossiclorochina rispetto al normale standard di cura&#8221; (RECOVERY Collaborative Group, NEMJ 19 Novembre 2020). </p>



<p>&#8220;L&#8217;utilizzo dell&#8217;idrossiclorochina ha probabili effetti minimi o nulli nella progressione alla ventilazione meccanica. L&#8217;utilizzo del farmaco comporta un rischio 3 volte superiore di effetti avversi rispetto allo standard di cura. Il farmaco non sembra avere effetti benefici sull&#8217;incidenza delle morti (B. Singh et. al, meta-analisi, Cochrane, 12 febbraio 2021). </p>



<p>&#8220;In questo trial randomizzato non si osserva nessun effetto significativo sull’ospedalizzazione (G. Reis et. al, 21 aprile 2021, JAMA). </p>



<p>&#8220;Né remdesivir né idrossiclorochina hanno influenzato la clearance virale (cioè l&#8217;eliminazione del virus) nei pazienti ospedalizzati con COVID-19&#8221; (A. Barratt-Due et. al, 13 luglio 2021, ACP Journal). </p>



<div style="height:22px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Conclusioni</h3>



<p>Il quadro è impietoso. Dati gli iniziali presupposti è stato ragionevole condurre dei trial clinici sull&#8217;idrossiclorochina, tuttavia, il numero di sperimentazioni è stato spropositato. L&#8217;idrossiclorochina è un farmaco che non ha avuto effetti significativi nè nella prevenzione nè nella cura alla COVID-19. <br>L&#8217;idrossiclorochina non ha funzionato. </p>



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<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Fonti</h4>



<p>[1] <a href="https://www.nature.com/articles/s41586-020-2575-3" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Chloroquine does not inhibit infection of human lung cells with SARS-CoV-2 </a>(Nature)<br><br>[2] <a href="https://www.nature.com/articles/d41586-021-01246-x" target="_blank" rel="noreferrer noopener">How COVID broke the evidence pipeline</a> (Nature)<br><br>[3] <a href="https://www.nature.com/articles/d41586-021-02039-y" target="_blank" rel="noreferrer noopener">How the coronavirus infects cells — and why Delta is so dangerous</a> (Nature)</p>



<p>[4] <a href="https://www.thelancet.com/journals/lanrhe/article/PIIS2665-9913(20)30390-8/fulltext">Hydroxychloroquine in the prevention of COVID-19 mortality</a> (Lancet)<br><br>[5] <a href="https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa2022926" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Effect of Hydroxychloroquine in Hospitalized Patients with Covid-19</a> (New England Medical Journal)<br><br>[6] <a href="https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2779044" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Effect of Early Treatment With Hydroxychloroquine or Lopinavir and Ritonavir on Risk of Hospitalization Among Patients With COVID-19</a> (JAMA)<br><br>[7] <a href="https://www.nature.com/articles/s41467-021-22446-z" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mortality outcomes with hydroxychloroquine and chloroquine in COVID-19 from an international collaborative meta-analysis of randomized trials</a> (Nature)<br><br>[8] <a href="https://www.bmj.com/content/370/bmj.m2980" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Drug treatments for covid-19: living systematic review and network meta-analysis</a> (BMJ)</p>



<p>[9] <a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/jmv.26302" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Systematic review and meta-analysis of effectiveness of treatment options against SARS-CoV-2 infection</a> (Wiley) </p>



<p>[10] <a href="https://www.cochranelibrary.com/cdsr/doi/10.1002/14651858.CD013587.pub2/full?highlightAbstract=hydroxychloroquine%7Chydroxychloroquin" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Chloroquine or hydroxychloroquine for prevention and treatment of COVID‐19</a> (Cochrane Lybrary) </p>



<p>[11] <a href="https://www.acpjournals.org/doi/10.7326/M21-0653?url_ver=Z39.88-2003&amp;rfr_id=ori%3Arid%3Acrossref.org&amp;rfr_dat=cr_pub++0pubmed&amp;fbclid=IwAR31FP43u96OQ9n1FFWMUygxGuCnatAAnTPia8saUDAX87xAbRIQDvRqJ80&amp;" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Evaluation of the Effects of Remdesivir and Hydroxychloroquine on Viral Clearance in COVID-19</a> (ACP Journal)</p>
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		<title>Tutto quello che sappiamo (ad ora) sui vaccini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Biologi per la Scienza]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jul 2021 22:07:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[COVID-19]]></category>
		<category><![CDATA[Divulgazione]]></category>
		<category><![CDATA[astrazeneca]]></category>
		<category><![CDATA[comirnaty]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[delta]]></category>
		<category><![CDATA[janssen]]></category>
		<category><![CDATA[johnson]]></category>
		<category><![CDATA[moderna]]></category>
		<category><![CDATA[pfizer]]></category>
		<category><![CDATA[spikevax]]></category>
		<category><![CDATA[vaccini]]></category>
		<category><![CDATA[vaxzevria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come si chiamano i vaccini? Quanto sono efficaci? Quanto prevengono le infezioni? Una tabella vale più di mille parole. Di seguito, la lista delle fonti dei dati riportati in tabella. https://www.cdc.gov/mmwr/volumes/70/wr/mm7018e1.htm https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa2101544 https://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioContenutiNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&#38;id=5452&#38;area=nuovoCoronavirus&#38;menu=vuoto&#38;tab=4 https://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioContenutiNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&#38;id=5452&#38;area=nuovoCoronavirus&#38;menu=vuoto&#38;tab=3 https://assets.publishing.service.gov.uk/government/uploads/system/uploads/attachment_data/file/1000512/Vaccine_surveillance_report_-_week_27.pdf https://www.cdc.gov/mmwr/volumes/70/wr/mm7013e3.htm https://www.ema.europa.eu/en/medicines/human/EPAR/vaxzevria-previously-covid-19-vaccine-astrazeneca https://www.ema.europa.eu/en/medicines/human/EPAR/covid-19-vaccine-janssen https://www.ema.europa.eu/en/medicines/human/EPAR/comirnaty#overview-section https://www.ema.europa.eu/en/medicines/human/EPAR/spikevax-previously-covid-19-vaccine-moderna https://www.gov.uk/government/news/vaccines-highly-effective-against-hospitalisation-from-delta-variant https://www.nature.com/articles/s41591-021-01377-8#Sec1 https://www.healthline.com/health-news/heres-how-well-covid-19-vaccines-work-against-the-delta-variant#Vaccines-vs.-delta-variant Riccardo Spanu, membro e fondatore di Biologi...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Come si chiamano i vaccini? Quanto sono efficaci? Quanto prevengono le infezioni? </p>



<p><strong>Una tabella vale più di mille parole.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="645" src="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/photo_2021-07-21-23.59.55-1024x645.jpeg" alt="" class="wp-image-11112" srcset="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/photo_2021-07-21-23.59.55-1024x645.jpeg 1024w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/photo_2021-07-21-23.59.55-300x189.jpeg 300w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/photo_2021-07-21-23.59.55-768x484.jpeg 768w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/photo_2021-07-21-23.59.55-960x605.jpeg 960w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/photo_2021-07-21-23.59.55-635x400.jpeg 635w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/photo_2021-07-21-23.59.55-585x368.jpeg 585w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/photo_2021-07-21-23.59.55.jpeg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Di seguito, la lista delle fonti dei dati riportati in tabella. </strong></p>



<p><a href="https://www.cdc.gov/mmwr/volumes/70/wr/mm7018e1.htm">https://www.cdc.gov/mmwr/volumes/70/wr/mm7018e1.htm</a></p>



<p><a href="https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa2101544">https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa2101544</a></p>



<p><a href="https://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioContenutiNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&amp;id=5452&amp;area=nuovoCoronavirus&amp;menu=vuoto&amp;tab=4">https://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioContenutiNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&amp;id=5452&amp;area=nuovoCoronavirus&amp;menu=vuoto&amp;tab=4</a></p>



<p><a href="https://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioContenutiNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&amp;id=5452&amp;area=nuovoCoronavirus&amp;menu=vuoto&amp;tab=3">https://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioContenutiNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&amp;id=5452&amp;area=nuovoCoronavirus&amp;menu=vuoto&amp;tab=3</a></p>



<p><a href="https://assets.publishing.service.gov.uk/government/uploads/system/uploads/attachment_data/file/1000512/Vaccine_surveillance_report_-_week_27.pdf">https://assets.publishing.service.gov.uk/government/uploads/system/uploads/attachment_data/file/1000512/Vaccine_surveillance_report_-_week_27.pdf</a></p>



<p><a href="https://www.cdc.gov/mmwr/volumes/70/wr/mm7013e3.htm">https://www.cdc.gov/mmwr/volumes/70/wr/mm7013e3.htm</a></p>



<p><a href="https://www.ema.europa.eu/en/medicines/human/EPAR/vaxzevria-previously-covid-19-vaccine-astrazeneca">https://www.ema.europa.eu/en/medicines/human/EPAR/vaxzevria-previously-covid-19-vaccine-astrazeneca</a></p>



<p><a href="https://www.ema.europa.eu/en/medicines/human/EPAR/covid-19-vaccine-janssen">https://www.ema.europa.eu/en/medicines/human/EPAR/covid-19-vaccine-janssen</a></p>



<p><a href="https://www.ema.europa.eu/en/medicines/human/EPAR/comirnaty#overview-section">https://www.ema.europa.eu/en/medicines/human/EPAR/comirnaty#overview-section</a></p>



<p><a href="https://www.ema.europa.eu/en/medicines/human/EPAR/spikevax-previously-covid-19-vaccine-moderna">https://www.ema.europa.eu/en/medicines/human/EPAR/spikevax-previously-covid-19-vaccine-moderna</a></p>



<p><a href="https://www.gov.uk/government/news/vaccines-highly-effective-against-hospitalisation-from-delta-variant">https://www.gov.uk/government/news/vaccines-highly-effective-against-hospitalisation-from-delta-variant</a></p>



<p><a href="https://www.nature.com/articles/s41591-021-01377-8#Sec1">https://www.nature.com/articles/s41591-021-01377-8#Sec1</a></p>



<p><a href="https://www.healthline.com/health-news/heres-how-well-covid-19-vaccines-work-against-the-delta-variant#Vaccines-vs.-delta-variant">https://www.healthline.com/health-news/heres-how-well-covid-19-vaccines-work-against-the-delta-variant#Vaccines-vs.-delta-variant</a></p>



<hr class="wp-block-separator is-style-wide"/>



<p><em>Riccardo Spanu, membro e fondatore di Biologi per la Scienza, laureato in Pharmaceutical Biotechnologies (UniPD)</em>.</p>
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		<title>La nuova bugia: muoiono di più i vaccinati dei non vaccinati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Biologi per la Scienza]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Jul 2021 10:37:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[COVID-19]]></category>
		<category><![CDATA[Divulgazione]]></category>
		<category><![CDATA[100 vetrine]]></category>
		<category><![CDATA[Covid 19]]></category>
		<category><![CDATA[SARS-CoV2]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La nuova bugia: muoiono di più i vaccinati dei non vaccinati. Ieri sotto il nostro post sul perché i non vaccinati causano le varianti abbiamo ricevuto un commento, condito dai soliti insulti, da parte di un&#8217;insegnante italiana. Allegata al commento era presente questa immagine. Una tabella con dei numeri con...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La nuova bugia: muoiono di più i vaccinati dei non vaccinati. Ieri sotto il nostro post sul <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2021/07/perche-i-non-vaccinati-causano-le-varianti/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">perché i non vaccinati causano le varianti</a> abbiamo ricevuto un commento,  condito dai soliti insulti, da parte di un&#8217;insegnante italiana. Allegata al commento era presente questa immagine. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="720" src="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/image1-1024x720.jpeg" alt="" class="wp-image-11084" srcset="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/image1-1024x720.jpeg 1024w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/image1-300x211.jpeg 300w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/image1-768x540.jpeg 768w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/image1-960x675.jpeg 960w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/image1-569x400.jpeg 569w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/image1-585x412.jpeg 585w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/image1.jpeg 1440w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Una tabella con dei numeri con scritti sopra dei calcoli. Il nesso con il nostro post sulle varianti ci è oscuro, lo facciamo rientrare nel classico commento di chi non legge cosa scriviamo, vede post pro vaccini e risponde con un commento anti vaccini. Internet. Ammetto di essermi surriscaldato quando ho visto che era un commento che arrivava da un&#8217;insegnante. Per questo motivo, invece di rispondere male alla diretta interessata, cercherò di sfogare la mia rabbia con questo post. </p>



<p>La nuova bugia: muoiono di più i vaccinati dei non vaccinati. Partiamo dall&#8217;immagine. Diamole un contesto. La tabella (senza scritte) è stata presa da <a rel="noreferrer noopener" href="https://assets.publishing.service.gov.uk/government/uploads/system/uploads/attachment_data/file/997414/Variants_of_Concern_VOC_Technical_Briefing_16.pdf" target="_blank">un report </a>del 18 giugno 2021 del ministero della salute pubblica Inglese. I calcoli, invece, devono arrivare da un luminare convinto di aver scoperto il grande inganno di questa pandemia. Per chi non ci fosse ancora arrivato le percentuali sono calcolate con un semplice rapporto in cui il numero dei morti è moltiplicato per 100 per poi essere diviso per il valore in alto nella tabella (esempio prima percentuale:  73 (morti) x 100 diviso 60.624 (il totale dei contagi) = 0,12 ). Il dato che emergerebbe da queste percentuali e che dimostrerebbe l&#8217;inefficacia dei vaccini è tutto in quel morti da vaccino = 0,21 % e morti non vaccinati = 0,09 %. I vaccinati muoiono più del doppio dei non vaccinati!</p>



<p>Sto per urlare. Ma mi trattengo. Facciamo cadere assieme il castello di sabbia. Prima di tutto gli errori di marketing. I non vaccinati sono sotto alla soglia psicologica del 0,10% con un bel 0,09%? Certo! Se arrotondiamo male i numeri. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/Screenshot-2021-07-09-at-14.32.51-1024x691.png" alt="" class="wp-image-11087" width="718" height="484" srcset="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/Screenshot-2021-07-09-at-14.32.51-1024x691.png 1024w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/Screenshot-2021-07-09-at-14.32.51-300x202.png 300w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/Screenshot-2021-07-09-at-14.32.51-768x518.png 768w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/Screenshot-2021-07-09-at-14.32.51-960x648.png 960w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/Screenshot-2021-07-09-at-14.32.51-593x400.png 593w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/Screenshot-2021-07-09-at-14.32.51-585x395.png 585w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/Screenshot-2021-07-09-at-14.32.51.png 1512w" sizes="auto, (max-width: 718px) 100vw, 718px" /></figure>



<p>Si li sento già i vostri commenti &#8220;0,09 % o 0,10 % il dato è sorprendente, minore della media (0,12%) i vaccinati muoiono meno della media! Ciò significa che i vaccinati muoiono più dei non vaccinati!&#8221;. Ma è così? Ovviamente no. </p>



<p>Siamo palesemente in un problema di sampling bias (errore di campionamento). Come diceva la mia maestra di matematica delle elementari, stiamo confrontando le pere con le mele. I numeri senza un&#8217;attenta analisi possono portarci a conclusioni errate. Chiediamoci cosa caratterizza queste due categorie. Le fasce d&#8217;età rappresentate nelle due categorie sono le stesse? No, la popolazione che compone la categoria dei vaccinati non è la stessa che va a comporre la categoria dei non vaccinati. </p>



<p>I primi ad essere stati vaccinati sono stati gli over 90, personale sanitario e categorie a rischio. Per poi andare a scendere (over 80, 70, 60&#8230;). La scelta, chiaramente non è stata casuale ma dettata dal fatto che le persone più anziane hanno una più alta probabilità di finire in terapia intensiva e morire. Stiamo confrontando due categorie molto diverse. I vaccinati sono mediamente più anziani e con un più alto rischio di morire di COVID-19 dei non ancora vaccinati mediamente più giovani e con un minor rischio di morire a causa della malattia. Potrei andare avanti per conto mio ma ripeterei cosa ha giù scritto Mattia Villa (@<a href="https://twitter.com/emmevilla" target="_blank" rel="noreferrer noopener">emmevilla</a>) su twitter in un thread da incorniciare. </p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Secondo dato, cruciale: da chi è composta la popolazione dei vaccinati e quella dei non vaccinati in UK (ma anche in Italia)?<br><br>Da persone con età diversissime!<br><br>Circa la metà dei vaccinati ha più di 50 anni.<br>Mentre l&#39;82% dei NON vaccinati ha meno di 30 anni. <a href="https://t.co/nV69UAgx3n">pic.twitter.com/nV69UAgx3n</a></p>&mdash; Matteo Villa (@emmevilla) <a href="https://twitter.com/emmevilla/status/1408423178297352193?ref_src=twsrc%5Etfw">June 25, 2021</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Facendo due conti: se i vaccini non proteggessero in nessun modo, dovremmo aspettarci che i vaccinati morissero circa DODICI volte di più dei non vaccinati.<br><br>Cioè: se i non vaccinati muoiono 1 volta su 1.000 (come da grafico), i vaccinati dovrebbero morire 12 volte su 1.000.</p>&mdash; Matteo Villa (@emmevilla) <a href="https://twitter.com/emmevilla/status/1408423182223253504?ref_src=twsrc%5Etfw">June 25, 2021</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Come avrete capito, la conclusione che possiamo trarre è opposta a quella da cui siamo partiti.<br><br>Ci aspettiamo 1,17% di morti tra i vaccinati.<br>Ne vediamo lo 0,21%.<br><br>Significa che il tasso di protezione dei vaccini contro <a href="https://twitter.com/hashtag/VarianteDelta?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#VarianteDelta</a> è MOLTO ALTO: evitano l&#39;82% dei decessi! <a href="https://t.co/jYhfiHhltj">pic.twitter.com/jYhfiHhltj</a></p>&mdash; Matteo Villa (@emmevilla) <a href="https://twitter.com/emmevilla/status/1408423192163725312?ref_src=twsrc%5Etfw">June 25, 2021</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">In altre parole, sui 17.642 vaccinati positivi in Regno Unito ci aspetteremmo di registrare 206 morti e invece ne osserviamo solo 37.<br><br>I vaccini hanno *evitato* il decesso di 169 persone. <a href="https://t.co/h4X8sRx411">pic.twitter.com/h4X8sRx411</a></p>&mdash; Matteo Villa (@emmevilla) <a href="https://twitter.com/emmevilla/status/1408423196567740421?ref_src=twsrc%5Etfw">June 25, 2021</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>I vaccini stanno salvando vite. E chi non è in grado di ammetterlo è accecato dalle sue errate convinzioni o in totale malafede. Basta vedere cosa è successo in Israele o cosa sta accadendo nel Regno Unito (UK) adesso per rendersene conto chiaramente. In UK i contagi sono risaliti con un andamento esponenziale ma le morti (che ci sono) sono per il momento sotto controllo. Una situazione completamente diversa dalla prima e seconda ondata.   </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/AP-COMP-NEW-UK-COVID-CASES-AND-DEATHS-JULY-07-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-11094" srcset="https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/AP-COMP-NEW-UK-COVID-CASES-AND-DEATHS-JULY-07-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/AP-COMP-NEW-UK-COVID-CASES-AND-DEATHS-JULY-07-1-300x200.jpg 300w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/AP-COMP-NEW-UK-COVID-CASES-AND-DEATHS-JULY-07-1-768x512.jpg 768w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/AP-COMP-NEW-UK-COVID-CASES-AND-DEATHS-JULY-07-1-480x320.jpg 480w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/AP-COMP-NEW-UK-COVID-CASES-AND-DEATHS-JULY-07-1-280x186.jpg 280w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/AP-COMP-NEW-UK-COVID-CASES-AND-DEATHS-JULY-07-1-960x640.jpg 960w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/AP-COMP-NEW-UK-COVID-CASES-AND-DEATHS-JULY-07-1-600x400.jpg 600w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/AP-COMP-NEW-UK-COVID-CASES-AND-DEATHS-JULY-07-1-585x390.jpg 585w, https://www.biologiperlascienza.it/wp-content/uploads/2021/07/AP-COMP-NEW-UK-COVID-CASES-AND-DEATHS-JULY-07-1.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>l&#8217;articolo è <a href="https://www.thesun.co.uk/news/15494242/coronavirus-uk-news-deaths-freedom-day-latest/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a></figcaption></figure>



<p>Vorrei aggiungere anche una considerazione sull&#8217;insegnante che ha fatto nascere questo post ma oggi sono fortunato ci ha già pensato Riccardo Dal Ferro (@<a href="https://twitter.com/RickDuFer" target="_blank" rel="noreferrer noopener">RickDuFer</a>) a scrivere un tweet che condivido al 100%. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Le scuse accampate dal 25% del personale docente che si rifiuta di sottoporsi alla vaccinazione mi fanno capire che un quarto delle persone che insegnano a scuola non ha la minima abilitazione intellettuale ad insegnare alcunché.</p>&mdash; Rick DuFer (@RickDuFer) <a href="https://twitter.com/RickDuFer/status/1413058586851397637?ref_src=twsrc%5Etfw">July 8, 2021</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div><figcaption><br></figcaption></figure>



<p>Ciao.</p>
<p>The post <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2021/07/muoiono-di-piu-i-vaccinati/">La nuova bugia: muoiono di più i vaccinati dei non vaccinati</a> appeared first on <a href="https://www.biologiperlascienza.it">Biologi per la Scienza</a>.</p>
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