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	<title>Il Calendario dell&#039;Orrendo Archives - Biologi per la Scienza</title>
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	<description>Tre studenti che amano la scienza, le denunce, i meme e le minacce di morte.</description>
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		<title>La Great Barrington Declaration &#124; 24 Dicembre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Biologi per la Scienza]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Dec 2020 14:31:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Calendario dell'Orrendo]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[great barrington declaration]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come chicca finale del Calendario dell’Orrendo abbiamo tenuto quello che secondo noi è stato il punto più basso toccato a livello scientifico e comunicativo durate questa pandemia: la Great Barrington Declaration (GBD).Come ogni capolavoro di retorica che si rispetti questo documento presenta una soluzione molto semplice a un problema infinitamente...</p>
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<p>Come chicca finale del Calendario dell’Orrendo abbiamo tenuto quello che secondo noi è stato il punto più basso toccato a livello scientifico e comunicativo durate questa pandemia: la <a href="https://gbdeclaration.org/dichiarazione-di-great-barrington/">Great Barrington Declaration</a> (GBD).<br>Come ogni capolavoro di retorica che si rispetti questo documento presenta una soluzione molto semplice a un problema infinitamente complesso.<br>L’idea di base espressa nella GBD è quella di proteggere miratamente le persone più a rischio di morire di COVID mentre si lascia che il resto della popolazione si infetti e diventi immune fino al raggiungimento dell’immunità di gregge. Nell’intero documento, che è basato più sulla fama dei suoi primi tre sottoscrittori che su evidenze scientifiche, si ripete ossessivamente il concetto di protezione focalizzata come alternativa ai lockdown, che andrebbero a colpire inutilmente tutta la popolazione, in particolare le sue fasce più giovani.<br>A presentarla così l’idea sembra perfettamente logica, ma resta appunto un’idea: nell’intera GBD infatti non si fa alcuna menzione di come esattamente questa protezione focalizzata dovrebbe essere attuata, una questione abbastanza cruciale da chiarire quando si vuole proporre una strategia per affrontare la pandemia.<br>Le persone a rischio infatti non sono solo gli anziani autosufficienti che effettivamente potrebbero starsene isolati in casa come durante il lockdown primaverile, ma anche quelli che vivono nelle RSA, gli immunodepressi, i diabetici, gli obesi, e chiunque abbia delle patologie pregresse che lo rendono più vulnerabile al virus. Sono state fatte diverse stime, ma sembra che <a href="https://www.thelancet.com/journals/langlo/article/PIIS2214-109X(20)30264-3/fulltext#seccestitle10">almeno il 20% della popolazione rientri nella categoria “a rischio”</a> per COVID, il che significa che questo piano prevederebbe di isolare 1 persona su 5, il tutto ovviamente mentre il virus circola praticamente liberamente tra il resto della popolazione. Anche con tutto l’ottimismo del mondo, la realtà dei fatti mostra che questo approccio è palesemente inattuabile: come si può ritenere verosimile l’isolamento di (almeno) un quinto della popolazione quando il virus è riuscito ad arrivare persino in <a href="https://www.theguardian.com/world/2020/dec/22/covid-cases-recorded-in-antarctica-for-first-time">Antartide</a>, il luogo più isolato al mondo?<br>L’altro punto problematico della GBD è l’immunità di gregge, ovvero il fenomeno che si verifica quando una certa percentuale di popolazione è immune a un determinato patogeno, il quale quindi non trova abbastanza “ospiti” e non può circolare. I dati sull’immunità conferita dall’infezione naturale da SARS-CoV-2 sono parziali, nel senso che per quanto sembri effettivamente che i guariti siano protetti da nuove infezioni non sappiamo per quanto tempo duri questa condizione. Anche nel caso in cui questa protezione durasse 2/3 anni, ciò significherebbe che la popolazione “non a rischio” dovrebbe infettarsi tutta uniformemente nello stesso momento affinché ci fosse un “effetto gregge” che proteggesse i soggetti a rischio (e comunque solo per in certo periodo).<br>Qui veniamo al terzo punto dolente della GBD (forse ora è chiaro che ci sono solo punti dolenti): il vero destino dei “non a rischio”. Se da un lato è innegabile che alcune persone abbiano una probabilità di morire molto minore rispetto ad altre, ciò non è necessariamente vero per il rischio di ospedalizzazione. Il carico di ricoveri ospedalieri infatti è <a href="https://gis.cdc.gov/grasp/covidnet/COVID19_5.html">solo per metà determinato da pazienti a rischio per l’età</a>, il che significa che se il virus fosse lasciato libero di circolare tra i “non a rischio” andremmo ben presto comunque a saturare gli ospedali.<br>Visto che la GBD parte dal presupposto che i lockdown possano avere devastanti e imprevedibili effetti sulla salute fisica e psicologica delle persone sarebbe stato inoltre carino che fossero presi in considerazione anche i possibili effetti a lungo termine del virus, cosa che nel documento non viene neanche menzionata.<br>I fortunatamente <a href="https://www.valigiablu.it/pillole-ottimismo-dichiarazione-lockdown-immunita-di-gregge/">pochi sostenitori italiani </a>di questo documento si sono quasi sempre nascosti dietro la retorica del “sarebbe importante parlarne”, dimenticando che di certi argomenti sarebbe il caso di discutere solo se si è esperti e in grado di valutarne le implicazioni pratiche.<br>I pochi leoni che invece hanno avuto il coraggio di sostenere il documento apertamente in barba alla sua infattibilità pratica hanno invece quasi sempre optato per la difesa svedese, usando la Svezia come esempio vincente dell’attuazione pratica della GBD. Inutile dire che la situazione svedese riassumibile con <a href="https://www.telegraph.co.uk/news/2020/12/11/sweden-may-have-send-coronavirus-patients-finland-infections/">ospedali praticamente al collasso</a>, <a href="https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(20)32750-1/fulltext">5 volte i morti dei paesi confinanti</a>, e un <a href="https://www.nytimes.com/2020/07/07/business/sweden-economy-coronavirus.html">danno economico</a> praticamente identico, non è esattamente il miglior esempio.<br>La GBD è stata più di ogni altra cosa la rappresentazione del fallimento del pensiero pratico. La pandemia è sempre stata gestita in un compromesso tra scienza ed economia: se da un lato era infatti ovvio che per riprendere il controllo dei contagi l’unico metodo fosse il lockdown, era anche altrettanto ovvio che non fosse economicamente sostenibile all’infinito.<br>In questo panorama di compromessi, la GBD si è presentata come un lupo vestito da agnello, una strategia che fingeva di avere un approccio scientifico, ma che ignorando la realtà della cose era di fatto basata solo su interessi ideologici.</p>



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		<title>Il vaccino ci renderà OGM &#124; 23 Dicembre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Biologi per la Scienza]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Dec 2020 09:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Calendario dell'Orrendo]]></category>
		<category><![CDATA[100 vetrine]]></category>
		<category><![CDATA[gismondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il vaccino Pfizer-BioNtech, basato sulla tecnologia dell’mRNA, è stato approvato due giorni fa dall’EMA, ma le notizie sulla sua immaginaria pericolosità circolano già da quest’estate.Maria Rita Gismondo già a luglio aveva infatti lanciato l’allarme sul rischio di diventare noi stessi degli OGM a causa dei vaccini a RNA, un rischio...</p>
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<p><a href="https://www.nytimes.com/interactive/2020/health/pfizer-biontech-covid-19-vaccine.html">Il vaccino Pfizer-BioNtech</a>, basato sulla tecnologia dell’mRNA, è stato approvato due giorni fa dall’EMA, ma le notizie sulla sua immaginaria pericolosità circolano già da quest’estate.<br>Maria Rita Gismondo già a luglio aveva infatti lanciato l’allarme sul rischio di diventare noi stessi degli OGM a causa dei vaccini a RNA, un rischio che ovviamente non esiste.<br>Il motivo lo avevamo <a href="https://www.facebook.com/BiologiPerLaScienza/posts/840203193177263">già spiegato all’epoca</a>, ma lo ripetiamo. Per spiegare come funzionano le cellule, il DNA, l’RNA e le proteine vi proponiamo una metafora.<br>Il DNA presente nel nucleo delle nostre cellule è come una biblioteca in cui ogni libro contiene la ricetta per una torta diversa (una proteina). I libri (il DNA) sono molto importanti, e non si devono assolutamente rovinare, così invece di portarveli a casa direttamente fate delle fotocopie (trascrivete il DNA in mRNA). Prese le vostre fotocopie (mRNA) ve ne tornate a casa e con gli ingredienti giusti fate la torta (la proteina) seguendo le istruzioni della ricetta (traducete l’mRNA in proteina). Uno volta finito di fare la torta (la proteina) buttate via la fotocopia della ricetta (l’mRNA) e tanti saluti.<br>L’mRNA si comporta proprio come una “normale” fotocopia del vostro DNA: entra nelle cellule, gli fa produrre la proteina S del virus (no, non tutto il virus ma solo un piccolo pezzo: non rischiate di prendere il COVID vaccinandovi) e poi viene degradato dalla cellula.<br>La proteina S che nel mentre è stata prodotta verrà invece riconosciuta dal nostro sistema immunitario che comincerà così a produrre gli anticorpi e le cellule T specifiche che ci permetteranno di combattere il virus vero se dovessimo incontrarlo.<br>Deve essere ben chiaro che l’mRNA non può modificare il DNA, semplicemente perché:<br>1) il DNA sta nel nucleo mentre l’mRNA sta nel citoplasma<br>2) la cellula distingue DNA da mRNA proprio come il bibliotecario distingue i libri dalle fotocopie (e se cercate di restituirgli le fotocopie spacciandole per un libro vi beccate quattro sberle)<br>3) l’mRNA è per sua natura molto instabile e viene degradato in massimo qualche giorno dalla cellula<br>I vaccini a mRNA non vi renderanno OGM, non causeranno cancro, non vi faranno venire il COVID.<br>Nel caso in cui ancora non vi voleste fidare dell’mRNA del vaccino, vi informiamo che questo è circa 10 volte più piccolo del genoma di SARS-CoV-2, quindi pensateci bene se preferite quello dentro le vostre cellule.<br>Nel vaccino Pfizer inoltre ci sono <a href="https://www.ema.europa.eu/en/documents/product-information/comirnaty-product-information-approved-chmp-21-december-2020-pending-endorsement-european-commission_e">10 innocui ingredienti</a>:<br>&#8211; acqua, che non pensiamo di dover spiegare perché non sia pericolosa;<br>&#8211; 1 mRNA, che abbiamo già spiegato perché non è pericoloso;<br>&#8211; 4 tipi di lipidi, che formano la “navetta” dell’mRNA permettendogli di entrare nelle cellule, poi si sciolgono nelle loro membrane;<br>&#8211; 4 tipi di sali, che fanno in modo che il vaccino abbia il giusto pH e la giusta forza ionica, facendo in modo che l’mRNA non si rovini prima di arrivare dentro le cellule.<br>Sì, ci sono più ingredienti nelle polpette della nonna che nel vaccino.<br>Quindi, posto che il vaccino è sicuro, pronto e approvato, fatevelo senza paura così che possiamo tutti tornare a uscire senza l’ansia di esserci dimenticati la mascherina (e a fare gli esami in presenza che c’è sempre il terrore che cada la connessione).</p>



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		<title>Hanno vietato le autopsie &#124; 22 Dicembre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Biologi per la Scienza]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Dec 2020 08:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Calendario dell'Orrendo]]></category>
		<category><![CDATA[autopsie]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[montanari]]></category>
		<category><![CDATA[Tarro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra maggio e giugno è circolata molto la voce secondo cui all’inizio della pandemia fossero state vietate le autopsie, di fatto impedendo di capire come effettivamente le persone fossero morte di COVID. Tra i vari sostenitori di questa bufala, oltre a degli screenshot virali su WhatsApp, troviamo Vincenzo D’Anna, l’associazione...</p>
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<p>Tra maggio e giugno è circolata molto la voce secondo cui all’inizio della pandemia fossero state <a href="https://www.open.online/2020/05/11/coronavirus-il-governo-ha-ordinato-di-non-fare-le-autopsie-sui-morti-covid-19-si-potevano-e-si-possono-fare/">vietate le autopsie</a>, di fatto impedendo di capire come effettivamente le persone fossero morte di COVID. Tra i vari sostenitori di questa bufala, oltre a degli screenshot virali su WhatsApp, troviamo <a href="http://www.vincenzodanna.it/?p=11692">Vincenzo D’Anna</a>, l’associazione “L’Eretico” fondata da Giulio Tarro e Stefano Montanari, che tra l’altro sostiene anche che ai morti siano stati “bruciati i polmoni” con l’ossigeno.<br>Prima di parlare di come (ovviamente) le autopsie non siano mai state vietate, ci soffermiamo un attimo su questa teoria dei polmoni bruciati più volte sostenuta da Montanari (che non è un medico, ma un laureato in Farmacia idolo dei novax).<br>In terapia intensiva i malati di COVID più gravi, quelli in cui il livello di ossigeno nel sangue è troppo basso, vengono intubati e collegati a un respiratore. L’aria che viene così immessa nei polmoni del malato non è ossigeno puro, ma aria normale con dell’ossigeno extra proveniente da una bombola. In questo modo, nonostante il polmone sia malato, riesce a far arrivare al sangue abbastanza ossigeno da permettere al paziente di vivere. L’aria inoltre non arriva direttamente ai polmoni, ma passa per un umidificatore (o gorgogliatore) dove viene umidificata proprio per evitare che sia troppo secca e danneggi gli organi. L’intubazione quindi non è mai stata dannosa per i ricoverati in terapia intensiva, ma era letteralmente l’unico modo per far arrivare abbastanza ossigeno nel loro sangue (ricordiamo a Montanari, nel caso ci leggesse, che l’ossigeno è indispensabile per la sopravvivenza).<br>Tornando al discorso iniziale però, le autopsie non sono mai state vietate, ma c’è stata <a href="https://facta.news/notizia-falsa/2020/05/12/non-e-vero-che-una-circolare-del-ministero-della-salute-vieta-le-autopsie-sui-morti-di-covid-19/">una circolare del Ministero della Salute</a> in cui veniva detto che fosse sconsigliato eseguirle nei casi di COVID conclamati. In parole povere, se uno era palesemente morto di COVID, non c’era bisogno di un’autopsia per dichiararlo (nel caso ve lo chiedeste, è normale che non vengano fatte le autopsie quando la causa della morte è palese).<br>Altro discorso rispetto all’autopsia invece è l’esame anatomopatologico, in cui si vanno a cercare le cause “scientifiche” della morte. Dato un morto di COVID, come ha fatto esattamente il virus a ucciderlo? Quali organi ha danneggiato? Che fenomeni ha causato? Questo tipo di analisi autoptica rientra in quelle esplicitamente permessi dalla circolare quando fa riferimento alle autopsie svolgibili “per motivi di studio e approfondimento”.<br>La circolare prosegue descrivendo come svolgere le autopsie in sicurezza, come trattare i campioni ottenuti, e su come disinfettare in seguito i locali: tutte cose che non sarebbero neanche state menzionate se lo scopo della circolare fosse stato un divieto assoluto.<br>Infine, coi dati raccolti dalle autopsie sono stati pubblicati numerosi studi sulla patogenesi del COVID, tra cui uno svolto dall&#8217;Università di Trieste sui <a href="https://www.units.it/news/su-lancet-studio-su-danno-polmonare-da-covid-19-prima-firma-di-rossana-bussani-di-units">morti del periodo di febbraio marzo</a>.<br>La cosa più grave di questa notizia (palesemente) falsa, non è tanto il fatto in sé, ma il discredito e la sfiducia che sono stati gettati sulle istituzioni e sui medici, arrivando addirittura ad accusarli di “strage di stato” e creando un clima di odio nei loro confronti davvero assolutamente immeritato.</p>



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		<title>Il virus è mutato, lo dice uno studio (?) &#124; 21 Dicembre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Biologi per la Scienza]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Dec 2020 09:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Calendario dell'Orrendo]]></category>
		<category><![CDATA[bassetti]]></category>
		<category><![CDATA[mutazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A fine agosto era ormai palese che i numeri stessero indicando l’arrivo di una seconda ondata, ma nonostante ciò c’era ancora chi non voleva arrendersi all’idea. A sostegno di questa retorica non-preoccupantista, Matteo Bassetti parlò di uno studio in cui veniva analizzata una mutazione della proteina Nsp1, cosa che poteva...</p>
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<p>A fine agosto era ormai palese che i numeri stessero indicando l’arrivo di una seconda ondata, ma nonostante ciò c’era ancora chi non voleva arrendersi all’idea. A sostegno di questa retorica non-preoccupantista, Matteo Bassetti parlò di <a href="https://translational-medicine.biomedcentral.com/articles/10.1186/s12967-020-02507-5">uno studio</a> in cui veniva analizzata una mutazione della proteina Nsp1, cosa che poteva in qualche modo spiegare la diminuzione di carica virale registrata nei mesi estivi.<br>Partiamo però dalle basi: chi è Nsp1? E cosa fa? <br>La proteina virale <a href="https://www.nature.com/articles/s41594-020-0511-8">Nsp1</a> è un po’ la spia che fa in modo che la cellula non si “ribelli” agli ordini dati dal virus. Per farlo inibisce la traduzione degli mRNA cellulari ma non di quelli virali, facendo in modo che le cellule infette si concentrino solo sulla produzione delle proteine del virus e non delle proprie. <br>Cosa succede se Nsp1 muta? <br>La mutazione individuata nello studio sembra impedire alla proteina di fare il suo dovere. Senza una spia a sabotare le sue difese, la cellula infetta può quindi attivare tutta una serie di meccanismi che interferiscono con la replicazione virale. Impedendo al virus di replicarsi “a piena potenza”, questa mutazione ne diminuirebbe così la letalità e la carica virale nei malati (queste ultime due sono ipotesi, in quanto lo studio non verifica quale sia l’effetto clinico).<br>Dove è stata trovata questa mutazione?<br>Nello 0,44% dei genomi sequenziati nel mondo, ma non uniformemente. Non solo quindi la mutazione è molto poco diffusa, ma non lo è neanche ovunque. Indovinate dove non è stata riscontrata? Esatto, in Italia. Il che significa che questo paper non può essere utilizzato per giustificare la “morte clinica” estiva del virus semplicemente perché la mutazione di cui parla non è stata trovata in Italia. <br>Perché c’è questa mutazione in giro? <br>Gli autori giustamente si pongono una domanda molto intelligente: se questa mutazione la troviamo identica un po’ in giro per tutto il mondo, come ci è arrivata? Non si sa con certezza, ma ci sono due ipotesi. La prima è che la mutazione sia accaduta una volta sola in un luogo e che poi si sia diffusa, mentre la seconda è che sia accaduta più volte in luoghi diversi e indipendentemente perché il genoma del virus potrebbe essere “fatto male” e quindi tenderebbe a rompersi sempre negli stessi punti, tipo il mignolino che vi spaccate sempre perché andate a sbattere sul comodino. <br>Quindi, alla fine, cosa dice lo studio? <br>Dice che c’è una mutazione che potrebbe verosimilmente rendere il virus meno letale, ma non è stata trovata in Italia e non si sa neanche se nel resto del mondo si stia diffondendo o se stia sparendo. <br>Lo studio non c’entrava quindi niente con la situazione italiana (ma pure mondiale), e un collegamento tra le due cose si poteva vederlo solo con molta fantasia. Nel dubbio comunque ci ha pensato la seconda ondata a ricordare a tutti che il virus non era mutato e tantomeno aveva perso “forza letale”, con buona pace della retorica anti-allarmista.</p>



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		<item>
		<title>Il plasma miracoloso &#124; 20 Dicembre</title>
		<link>https://www.biologiperlascienza.it/2020/12/il-plasma-miracoloso-20-dicembre/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Biologi per la Scienza]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Dec 2020 08:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Calendario dell'Orrendo]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[de donno]]></category>
		<category><![CDATA[plasma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il re delle cure miracolose, il plasma iperimmune. “Re” non perché sia stato migliore delle altre cure proposte, ma perché quel titolo se l’è ritrovato senza meriti, prima di poterne avere e dopo aver dimostrato di non meritarne.Il così detto plasma “iperimmune” non è nient’altro che il plasma dei soggetti...</p>
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<p>Il re delle cure miracolose, il plasma iperimmune. <br>“Re” non perché sia stato migliore delle altre cure proposte, ma perché quel titolo se l’è ritrovato senza meriti, prima di poterne avere e dopo aver dimostrato di non meritarne.<br>Il così detto plasma “iperimmune” non è nient’altro che il plasma dei soggetti guariti dal coronavirus che viene usato per trattare i malati.<br>L’idea di base è semplice, ai limiti del ridicolo: chi si ammala di SARS-CoV-2 a un certo punto sviluppa degli anticorpi contro il virus che circoleranno nel suo sangue anche dopo l’infezione. Una volta guarito, il suo sangue viene “filtrato” per separare globuli rossi, globuli bianchi e piastrine, dal plasma, che contiene gli anticorpi contro SARS-CoV-2 assieme a tutte le altre proteine del sangue. Il plasma così ottenuto viene quindi infuso a chi è ancora malato, che potrà così combattere il virus sfruttando gli anticorpi di qualcun altro.<br>Così semplice e intuitivo che il medico Giuseppe De Donno non ha avuto nessuna difficoltà a farlo passare come la soluzione definitiva alla pandemia ancora prima della pubblicazione di qualsiasi dato. L’aggiunta di un pizzico di vittimismo poi è bastata a far partire un circo mediatico che Moira Orfei levati proprio.<br>La retorica del “non cielo dikono” è stata probabilmente la parte più imbarazzante della storia: la terapia al plasma è conosciuta dal 1901, quando Emil von Behring ci vinse il primo premio Nobel per la Medicina della storia.<br>Altro punto degno di imbarazzante nota è sicuramente il “ma il plasma è gratis”. Già, perché macchinari, operatori e sacche li regalano. Non solo, ma essendo il plasma letteralmente ottenuto dal sangue di un essere umano ci sono tutta una serie di test da farci per controllare che non contenga altre malattie perché sapete com’è, sarebbe brutto passare l’epatite a uno che ha già il COVID.<br>Già che siamo sull’argomento “derivato dal sangue di un’altra persona” però, è bene anche far notare che ogni persona risponde in maniera leggermente diversa alla stessa infezione, ragione per cui ad esempio non basta prendere il plasma, ma bisogna anche controllare quanti anticorpi questo effettivamente contiene. Spoiler: non tutti i guariti ne hanno una quantità sufficiente, anzi la maggior parte no.<br>Ogni donatore dona una “sacca”, e ogni malato ha bisogno di (almeno) mezza sacca, o almeno questo è quello che è riportato nello studio a cui ha collaborato De Donno. Lo <a href="https://haematologica.org/article/view/9826">studio</a>, pubblicato quest’estate e che viene presentato come esplorativo, riporta una diminuzione di mortalità dal 15% al 6%: peccato che all’epoca fosse già abbastanza palese che la spaventosa mortalità italiana fosse un artefatto statistico. Sotto il profilo della sicurezza inoltre lo studio riporta che 4 pazienti hanno avuto effetti collaterali gravi, e che uno ha addirittura interrotto la terapia.<br>A ottobre finalmente viene pubblicato <a href="https://www.bmj.com/content/371/bmj.m4072">un articolo</a> in cui, guardando vari studi, si definisce con sufficiente sicurezza che no, il plasma non funziona.<br>Storia finita? No, perché Le Iene a novembre decidono di riesumare il cadavere della plasmaterapia, portandolo in prima serata e dando prova ancora una volta di essere un programma decisamente a-scientifico. In pieno stile Stamina, si intervistano pazienti e medici e si chiedono opinioni, ma non è così che funziona la scienza, come fa anche notare l’immunologa <a href="https://www.fanpage.it/attualita/plasma-iperimmune-limmunologa-viola-contro-le-iene-pericoloso-distrutto-il-metodo-scientifico/">Antonella Viola</a>.<br>Tra i lati positivi dell’arrivo dei vaccini non c’è solo il fatto il liberarsi del virus, ma anche il non doversi più sorbire i grandi proclami per cure che sono solo delle belle idee, o che addirittura hanno già dimostrato di essere cattive.</p>



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		<title>Il 95% di asintomatici &#124; 19 Dicembre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Biologi per la Scienza]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Dec 2020 08:19:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Calendario dell'Orrendo]]></category>
		<category><![CDATA[95%]]></category>
		<category><![CDATA[asintomatici]]></category>
		<category><![CDATA[palù]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La seconda ondata ci ha colpiti non solo coi contagi, ma anche con le vecchie teorie (sbagliate) sfuggite al lockdown primaverile.Tra queste c’è il mito secondo cui il 95% dei positivi sarebbe asintomatico, sostenuto più volte da Giorgio Palù [1], ex professore di Microbiologia a Padova a cui è succeduto...</p>
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<p>La seconda ondata ci ha colpiti non solo coi contagi, ma anche con le vecchie teorie (sbagliate) sfuggite al lockdown primaverile.<br>Tra queste c’è il mito secondo cui <a href="https://www.corriere.it/cronache/20_ottobre_23/coronavirus-virologo-giorgio-palu-il-95percento-positivi-asintomatico-chiudere-tutto-no-basta-l-isteria-40778a62-156d-11eb-b371-ea3047c1855f.shtml">il 95% dei positivi sarebbe asintomatico</a>, sostenuto più volte da Giorgio Palù [1], ex professore di Microbiologia a Padova a cui è succeduto Crisanti.<br>Prima di tutto bisogna chiarire una cosa: gli asintomatici sono solo ed esclusivamente coloro che dal contagio alla negativizzazione del tampone non hanno nessun sintomo. Mai un colpo di tosse, non una linea di febbre, niente di niente.<br>I pre-sintomatici invece sono coloro che sono stati infettati, non presentano sintomi, ma che li presenteranno in futuro: nei primi giorni successivi al contagio quindi un asintomatico e un pre-sintomatico sono indistinguibili.<br>Quando un pre-sintomatico diventa sintomatico può finire in quattro ulteriori categorie:<br>&#8211; Paucisintomatico, che ha solo qualche sintomo lieve tipo una passata di febbre alla sera<br>&#8211; Sintomatico (lieve), che presenta dei sintomi “degni di questo nome” tipo più giorni di febbre, tosse e/o perdita dell’olfatto<br>&#8211; Grave, che richiede l’ospedalizzazione, ma non la terapia intensiva<br>&#8211; Critico, che richiede la terapia intensiva, ovvero la ventilazione meccanica in sedazione profonda<br>Quest’estate, quando il sistema di tracing non era ancora saltato e molti tamponi venivano fatti ai contatti dei positivi, non era raro che i positivi venissero beccati allo stadio pre-sintomatico, dando l’impressione che la maggior parte fosse asintomatica. All’aumentare del rapporto tra positivi e testati il numero apparente di asintomatici scendeva in quanto non si riusciva a seguire le catene del contagio, sicché molti positivi andavano a fare il tampone solo perché preoccupati da dei sintomi sospetti.<br>Lo stato di “sintomaticità” però non viene valutato al momento del tampone, ma lungo tutta la malattia, motivo per cui l’Istituto Superiore di Sanità ha rilasciato <a href="https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/bollettino/Bollettino-sorveglianza-integrata-COVID-19_11-novembre-2020.pdf">un documento</a> basato su un campione di pazienti seguiti dal tampone alla negativizzazione. Da ciò è emerso che circa il 58% dei contagiati resta asintomatico, un 12 % paucisintomatico e il restante 30 % si divide tra sintomatici lievi, gravi e critici: tutti risultati molto simili a quelli riportati nello <a href="https://www.nature.com/articles/s41586-020-2488-1">studio</a> di Crisanti su Nature.<br>La percentuale di asintomatici non è solo un nodo centrale della retorica del “non è una vera emergenza”, ma anche un vero problema nel contenimento dei contagi. <a href="https://www.nature.com/articles/d41586-020-03141-3#:~:text=Some%20studies%20showed%20that%20those,infectious%20for%20a%20shorter%20period.">Gli asintomatici infatti sono comunque in grado di infettare</a>, e tracciarli è fondamentale per evitare che l’epidemia si diffonda silenziosamente per poi esplodere come è successo in primavera, ragione per cui questo argomento meriterebbe di essere trattato con un minimo di serietà scientifica.</p>



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		<title>Indossando la mascherina si può perdere lucidità &#124; 18 Dicembre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Biologi per la Scienza]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Dec 2020 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Calendario dell'Orrendo]]></category>
		<category><![CDATA[bassetti]]></category>
		<category><![CDATA[ipercapnia]]></category>
		<category><![CDATA[mascherine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra le varie utilissime polemiche sollevate a fine agosto in vista della riapertura delle scuole quella più plateale è stata sicuramente quella della mascherina in classe. Una quantità non trascurabile di genitori, dopo essersi informata su internet, ha cominciato a sostenere che le mascherine indossate per così tanto tempo potessero...</p>
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<p>Tra le varie utilissime polemiche sollevate a fine agosto in vista della riapertura delle scuole quella più plateale è stata sicuramente quella della mascherina in classe. Una quantità non trascurabile di genitori, dopo essersi informata su internet, ha cominciato a sostenere che le mascherine indossate per così tanto tempo potessero causare chissà quali danni ai propri pargoletti.<br>Visto che di come le mascherine NON causino il cancro <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2020/12/le-mascherine-causano-il-cancro-8-dicembre/">ne abbiamo già parlato</a>, oggi spieghiamo perché non possano far perdere la lucidità, a differenza di <a href="https://www.la7.it/omnibus/video/matteo-bassetti-risponde-a-sofia-ventura-si-puo-perdere-lucidita-parlando-con-la-mascherina-per-21-08-2020-336671">quanto sostenuto da Bassetti</a> in un’intervista a fine agosto.<br>Le mascherine comuni <a href="https://www.nurse24.it/dossier/covid19/danni-da-mascherina-miti-da-sfatare.html">fanno passare tranquillamente i gas</a> come l’ossigeno e l’anidride carbonica, ma non le goccioline su cui viaggia il virus, come i setacci usati in spiaggia che fanno passare tranquillamente la sabbia (i gas) ma non le conchiglie (le goccioline).<br>Anche ammettendo che fossero impermeabili ai gas (e non lo sono), il volume tra la mascherina e la faccia, ovvero dove l’anidride carbonica espirata dovrebbe teoricamente accumularsi prima di essere ri-respirata, è troppo piccolo per causare veramente una iper-concentrazione di anidride carbonica nel sangue e un’alterazione significativa dei parametri respiratori [3]. A meno che una persona non soffra di gravi patologie che ne compromettano normalmente la capacità di respirare correttamente, la mascherina è assolutamente sicura.<br>Pensate solo ai chirurghi e a chiunque partecipi a un intervento: avete mai sentito di un intervento andato male perché dopo 15 minuti il chirurgo ha perso lucidità?<br>No? Ecco, ora considerate che gli interventi durano anche svariate ore, in cui chi opera indossa la mascherina ed è assolutamente e completamente lucido.<br>Le mascherine possono certo essere fastidiose &#8211; occhiali appannati, faccia umida, non poter fare sorrisini ammiccanti – ma di sicuro non compromettono la capacità di respirare correttamente.</p>



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		<title>Il documento di fine emergenza &#124; 17 Dicembre</title>
		<link>https://www.biologiperlascienza.it/2020/12/il-documento-di-fine-emergenza-17-dicembre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Biologi per la Scienza]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Dec 2020 08:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Calendario dell'Orrendo]]></category>
		<category><![CDATA[bassetti]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza]]></category>
		<category><![CDATA[zangrillo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Era il 23 giugno quando il documento “SARS-CoV2 IN ITALIA OGGI E COVID-19”, sottoscritto da dieci medici, veniva reso pubblico in quello che è stato forse il peggio riuscito atto comunicativo di tutta la pandemia.In questo “documento”, che in realtà è un post lungo 11 righe sul profilo Facebook di...</p>
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<p>Era il 23 giugno quando il documento “SARS-CoV2 IN ITALIA OGGI E COVID-19”, sottoscritto da dieci medici, veniva reso pubblico in quello che è stato forse il peggio riuscito atto comunicativo di tutta la pandemia.<br>In questo “documento”, che in realtà è un <a href="https://www.facebook.com/MatteoBassettiofficial/posts/2737232203265306">post lungo 11 righe sul profilo Facebook di Bassetti</a>, i dieci medici dichiarano che i pazienti ricoverati per COVID-19 sono sempre meno e che in generale i positivi hanno una carica virale molto bassa: tutte cose che, all’epoca, erano vere. <br>Quello che sicuramente non era vero invece, era l’<a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica/i-dieci-scienziati-senza-paura-evidenze-cliniche-crisi-1872553.html">interpretazione di questi dati data dai giornali</a> e da alcuni dei firmatari, ovvero che indicassero la fine dell’emergenza.<br>Certo, indicavano che lo stress ospedaliero fosse diminuito, ma ciò era il risultato del lockdown, non di una mistica e mai verificata “perdita di letalità” del virus.<br>L’estate, e in particolare giugno e luglio, erano il momento per prepararsi all’autunno e fare in modo di non farsi sorprendere dalla seconda ondata, non per il “tana libera tutti” che ne avrebbe gettato le basi. <br>I mesi estivi erano l’equivalente dell’occhio del ciclone in cui si esce dal rifugio solo per fortificare le difese e prepararsi al resto della tempesta, non certo per andare in discoteca a festeggiare. <br>Non si è mai capito quale volesse essere il senso di una tale dichiarazione pubblica, ma fatto sta che passò il messaggio che ormai ci si poteva rilassare e abbassare la guardia, con buona pace dei successivi “<a href="https://www.fanpage.it/attualita/clementi-attacca-crisanti-io-studio-i-coronavirus-da-30-anni-lui-e-esperto-di-malari">eh ma noi invitiamo comunque alla prudenza</a>”.<br><br>Giusto per la cronaca, i dieci firmatari sono Matteo Bassetti, Arnaldo Caruso, Massimo Clementi, Luciano Gattinoni, Donato Greco, Luca Lorini, Giorgio Palù, Giuseppe Remuzzi, Roberto Rigoli e Alberto Zangrillo.</p>



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		<item>
		<title>Lo scudo genetico del Sud &#124; 16 Dicembre</title>
		<link>https://www.biologiperlascienza.it/2020/12/lo-scudo-genetico-del-sud-16-dicembre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Biologi per la Scienza]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Dec 2020 08:20:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Calendario dell'Orrendo]]></category>
		<category><![CDATA[giordano]]></category>
		<category><![CDATA[scudo genetico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Durante la prima ondata l’Italia è stata tra i paesi più duramente colpiti al mondo, ma non uniformemente. Mentre infatti al nord la situazione era drammatica sotto ogni punto di vista, il sud è stato tutto sommato risparmiato, con meno contagi e una letalità decisamente inferiore.La spiegazione più semplice (e...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Durante la prima ondata l’Italia è stata tra i paesi più duramente colpiti al mondo, ma non uniformemente. Mentre infatti al nord la situazione era drammatica sotto ogni punto di vista, il sud è stato tutto sommato risparmiato, con meno contagi e una letalità decisamente inferiore.<br>La spiegazione più semplice (e più accettata) è che il virus sia arrivato prima al nord, che è molto più collegato con la Cina, e che si sia diffuso localmente nei mesi di gennaio e febbraio. Quando a marzo poi tutta l’Italia è stata messa in lockdown, i pochi contagi del sud non hanno avuto modo di far esplodere dei focolai come al nord proprio perché le misure di contenimento lo hanno prevenuto.<br>È risaputo però che le spiegazioni facili non siano popolari, e così per un po’ si è parlato di un mistico “<a href="https://www.huffingtonpost.it/entry/il-sud-italia-e-stato-protetto-da-uno-scudo-genetico-al-nord-virus-favorito_it_5f19892fc5b6f2f6c9f25cee">scudo genetico</a>” che avrebbe protetto il sud dai contagi.<br>L’idea veniva da <a href="https://www.mdpi.com/1422-0067/21/15/5205/htm#B11-ijms-21-05205">uno studio</a> coordinato da <a href="https://forbetterscience.com/2020/11/10/antonio-giordano-and-the-sbarro-pizza-temple/">Antonio Giordano</a> in cui la distribuzione territoriale dei contagi veniva correlata con quella di alcuni geni coinvolti nella risposta immunitaria.<br>Da questa ricerca si vedeva come le aree col maggior numero di contagi fossero anche quelle con le più alte percentuali di persone coi geni HLA-B*44 e HLA-C*01, e che coincidessero con alcune province del nord Italia.<br><a href="https://www.biologiperlascienza.it/2020/12/linquinamento-diffonde-il-virus/">Come con l’inquinamento</a> però, il fatto che si sia trovata una correlazione non significa necessariamente che le due cose siano collegate, che ci sia un rapporto di causalità.<br>C’è infatti un problema di base: cosa c’entra la risposta immunitaria con la diffusione del virus?<br>La risposta immunitaria determina cosa succede dopo il contagio, il decorso clinico del positivo, ma non ha nulla a che fare con la prevenzione del contagio.<br>Dal punto di vista statistico è quantomeno discutibile l’utilizzo dei dati del contagio della prima ondata: all’epoca infatti le differenze regionali tra i positivi erano dovute più al criterio con cui venivano fatti i tamponi piuttosto che alla situazione reale. Inoltre, i dati si rifanno al periodo di fine febbraio – inizio aprile, in cui la circolazione del virus era certamente più influenzata dalle misure di contenimento che da improbabili influenze genetiche.<br>Come quello dell’inquinamento, anche questo “studio” non rivelava quindi proprio niente, ma figurarsi se si poteva perdere l’occasione per spacciare una brutta pubblicazione per oro colato.</p>



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			</item>
		<item>
		<title>Il virus è mutato senza essere mutato &#124; 15 Dicembre</title>
		<link>https://www.biologiperlascienza.it/2020/12/il-virus-e-mutato-senza-essere-mutato-15-dicembre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Biologi per la Scienza]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Dec 2020 08:10:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Calendario dell'Orrendo]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[mutazione]]></category>
		<category><![CDATA[omoplasia]]></category>
		<category><![CDATA[zangrillo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.biologiperlascienza.it/?p=10695</guid>

					<description><![CDATA[<p>Era fine giugno quando Alberto Zangrillo, ormai celebre per aver dichiarato il virus clinicamente morto, decideva di lanciarsi anche in improbabili speculazioni sulle ragioni della dipartita clinica di SARS-CoV-2.Basandosi dunque sulla sola bassa carica virale rilevata in quel periodo coi tamponi, Zangrillo affermava che “il virus c&#8217;è e non è...</p>
<p>The post <a href="https://www.biologiperlascienza.it/2020/12/il-virus-e-mutato-senza-essere-mutato-15-dicembre/">Il virus è mutato senza essere mutato | 15 Dicembre</a> appeared first on <a href="https://www.biologiperlascienza.it">Biologi per la Scienza</a>.</p>
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<p>Era fine giugno quando Alberto Zangrillo, ormai celebre per aver dichiarato il virus clinicamente morto, decideva di lanciarsi anche in improbabili speculazioni sulle ragioni della dipartita clinica di SARS-CoV-2.<br>Basandosi dunque sulla sola bassa carica virale rilevata in quel periodo coi tamponi, Zangrillo affermava che “il virus c&#8217;è e non è mutato ma nella sua interazione con l&#8217;ospite è andato incontro, attraverso il fenomeno dell&#8217;omoplasia, a una <a href="https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2020/06/28/zangrillo-focolai-italia-per-non-alcun-significato_TuSCb79y29gb95Ganqje9J.html?refresh_ce">perdita della carica rilevata in laboratorio</a>”.<br>Che cos’è dunque questa <a href="https://www.treccani.it/vocabolario/omoplasia/">omoplasia</a>? L’omoplasia è il fenomeno per cui organismi differenti si evolvono in maniere diverse fino a sviluppare determinate caratteristiche con funzioni simili.<br>Facciamo un esempio facile facile.<br>Un giorno vado al bar e dico che l’indomani offrirò il caffè a chiunque si presenti con un cappello. L’indomani molti clienti diversi si presenteranno col cappello: chi da cowboy, chi con la cuffia, chi col berretto. Questo è il fenomeno dell’omoplasia: c’è uno stimolo esterno (la voglia di caffè gratis) che “spinge” tutti ad evolversi e sviluppare qualcosa di nuovo (il cappello), ma questa evoluzione apparentemente simile è in realtà diversa per ognuno (il cappello da cowboy è di pelle, la cuffia di lana, ecc…).<br>Se però come diceva Zangrillo il virus non era mutato (e non lo era), cosa c’entrava l’omoplasia, che è un fenomeno evolutivo e che quindi necessariamente richiede mutazioni? Niente. L’omoplasia non c’entrava assolutamente niente.<br>Storia finita? Ovviamente no.<br>Qualche giorno dopo Zangrillo rincarava la dose affermando che “probabilmente nella sua evoluzione adattativa (il virus) sta anche modificando alcune sue caratteristiche. Questo non vuol dire che sia mutato, ma <a href="https://www.corriere.it/salute/20_luglio_04/coronavirus-zangrillo-il-virus-circola-ancora-ma-modo-piu-debole-quello-che-dicono-cartelle-cliniche-7e24ab3c-bdc1-11ea-80ad-68976ba187e3.shtml">qualcosa sta accadendo a livello delle proteine di superficie del virus</a>”. La leggenda narra che in quel preciso momento tutti i libri di biologia del mondo abbiano preso fuoco. Perché?<br>Perché se stanno cambiando le proteine di superficie, significa necessariamente che anche il genoma del virus sta mutando. Le proteine sono prodotte seguendo le istruzioni presenti nel genoma: se queste sono sempre le stesse, le proteine non possono uscire diverse.<br>Il genoma è come uno stampino per i biscotti di Natale: se vedo biscotti con forme diverse, significa che è cambiato lo stampino; se vedo i biscotti uguali, significa che lo stampino è sempre uguale.<br>Se invece vedo biscotti con forme diverse, ma lo stampino è sempre uguale, mi conviene andare a cercare chi se li è mangiucchiati, perché di sicuro la colpa non è dello stampino.<br>Il famoso abbassamento della carica virale osservato infatti non era dovuto al virus, ma ai pazienti: i positivi “estivi” erano infatti mediamente più giovani e più sani dei positivi della prima ondata, ragion per cui riuscivano a combattere l’infezione più efficacemente, mantenendo di conseguenza una bassa carica virale e un migliore profilo clinico.</p>



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