Image default
Divulgazione

L’RNA che diventa DNA

Di recente è uscito un articolo dal titolo a dir poco ridicolo: “cellule umane possono convertire l’RNA in DNA, vacilla il “dogma della biologia”. Lo studio”. Il motivo per cui è ridicolo è semplice: il dogma (centrale) della biologia è morto da anni, anzi, decenni.

Nel 1970 abbiamo scoperto che vari virus hanno degli enzimi chiamati retrotrascrittasi che sono in grado di convertire l’RNA in DNA. Qualche anno dopo abbiamo scoperto le telomerasi, che nelle cellule staminali e tumorali si occupano di evitare che i telomeri si accorcino e che quindi queste cellule muoiano, cosa che fanno retrotrascrivendo frammenti di RNA in DNA.

Lo studio citato da questo articolo quindi non è interessante perché ha fatto vacillare il dogma centrale della biologia, perché questo è già morto e sepolto da un bel pezzo. Il motivo per cui è interessante è che ha scoperto un probabile motivo per cui alcuni tumori sono resistenti ai farmaci che dovrebbero distruggerne il DNA: la polimerasi teta (Polθ) è infatti in grado di riparare il DNA danneggiato usando come stampo un RNA.

La domanda che tutti si sono posti però è: potrebbe essere che Polθ prenda l’mRNA dei vaccini e lo inserisca nel nostro genoma?
La risposta breve è: no.
La risposta un po’ più lunga è: teoricamente è possibile, come è possibile che un giorno Burioni diventi no-vax.

La risposta lunghissima è: no, per tante ragioni

1) Polθ è espressa a livelli rilevanti praticamente solo in tumori e in alcune cellule nel timo, quindi nelle vostre cellule del deltoide, dove va il vaccino, non c’è, e già questo sarebbe abbastanza per chiudere la questione.

2) Anche se però Polθ fosse espressa nelle vostre cellule, lei se ne starebbe nel nucleo e l’mRNA del vaccino nel citoplasma, e quindi comunque non lo potrebbe retrotrascrivere.

3) Se l’mRNA del vaccino finisse in qualche modo nel nucleo, comunque Polθ lo ignorerebbe, perché non funziona con i singoli filamenti di RNA.

4) Anche se l’mRNA del vaccino dovesse trovare una sequenza di DNA abbastanza simile a cui appaiarsi, comunque Polθ non funzionerebbe, perché la funzione di retrotrascrizione si attiva solo nel caso in cui il DNA complementare sia rotto.
L’unico modo in cui quindi Polθ potrebbe inserire l’mRNA dei vaccini nel genoma delle vostre cellule richiederebbe che: ci sia Polθ (che non c’è), l’mRNA vada nel nucleo (e non ci va), che trovi una sequenza simile a cui appaiarsi (buona fortuna) e che questa sequenza però sia anche spezzata (e non succede).

5) Se tutte queste cose accadessero, Polθ inserirebbe al massimo un piccolo pezzo di mRNA, perché come tutte le retrotrascrittasi è un enzima molto pigro (in termini tecnici si direbbe poco “processivo”), e quindi probabilmente per la cellula non cambierebbe nulla

6) Nel caso in cui invece la cellula se ne accorgesse, molto probabilmente farebbe quello che le cellule fanno quando scoprono che il loro genoma è stato danneggiato: si suiciderebbe.

Il riassunto quindi è che no, l’ultima (comunque interessantissima) scoperta di biologia molecolare non sconvolge proprio niente e non implica che i vaccini ci modificano il DNA, ma in compenso conferma che abbiamo un disperato bisogno di giornalisti che capiscano di cosa stanno scrivendo.


Riccardo Spanu, membro e fondatore di Biologi per la Scienza, laureato in Pharmaceutical Biotechnologies (UniPD).

Articoli correlati

I dubbi sul nuovo farmaco contro l’Alzheimer

Biologi per la Scienza

ORGANOIDI DI CERVELLO – L’emancipazione etica degli studi sullo sviluppo cerebrale umano

Biologi per la Scienza

Perché non abbiamo un vaccino contro HIV?

Biologi per la Scienza

Questo sito, come tutti i siti web, utilizza i cookie. ACCETTA LEGGI L'INFORMATIVA