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L’intro di Time dei Pink Floyd è oro e blu – La sinestesia colore-musicale

Di Valentina Sepe – Laureata magistrale in psicologia clinica e neuropsicologia (Università di Firenze)

La sinestesia è un’affascinante condizione in cui una particolare percezione sensoriale evoca un’altra specifica percezione sensoriale che, però, non è comunemente associata ad essa. La sinestesia differisce dalle semplici associazioni che si trovano nella popolazione generale (ad esempio “verde” con “erba”) che avvengono unicamente a livello di concetti o significati. Al contrario, le associazioni sinestetiche contengono anche caratteristiche sensoriali (odori, suoni, colori o sapori). Ad esempio, la vista di un numero può evocare un colore o l’ascolto di un tono può evocare un sapore. Altri esempi di sinestesia comuni e conosciuti sono colori evocati dalle parole, per cui “le poesie hanno un colore quando le leggo”, o unità temporali (es. giorni o settimane) per i quali “il mercoledì è blu”.

Dunque, in che modo le diverse aree del cervello che si occupano dell’elaborazione dei diversi sensi possono dare origine all’esperienza sinestetica?

Il “gene sinestetico”

Ci sono diverse teorie per quanto riguarda le origini e sviluppo della condizione di sinestesia. È anzitutto importante parlare di predisposizione genetica. Studi condotti su un particolare caso di gemelli omozigoti hanno confermato la presenza del “gene sinestetico”, TBR1, che ora è al centro di diverse ricerche che cercano di trovare diverse varianti di tale gene. Questi studi suggeriscono che la base genetica della sinestesia può essere ricondotta, almeno in parte, a geni che influenzano lo sviluppo della connettività nel cervello. TRB1, infatti, agisce a monte di alcune vie molecolari che regolano lo sviluppo degli assoni, le strutture che i neuroni utilizzano per inviare informazioni agli altri neuroni. Dunque, una deregolazione a carico di TRB1 produce come conseguenza delle anomalie nell’orientamento degli assoni, modificando l’organizzazione strutturale del cervello, il modo in cui i neuroni sonno connessi tra loro.

In questa visione, le alterazioni strutturali delle connessioni nel cervello rappresentano l’intermediario tra la predisposizione genetica e le straordinarie sensazioni caratteristiche della sinestesia.

La sinestesia colore-musicale

Entrando nel merito, un particolare tipo di sinestesia osservata è la sinestesia colore-musicale. Essa è una forma di sinestesia in cui un suono musicale, come un tono, un timbro strumentale o un accordo, provocano la percezione di un colore. Diversi studi si sono concentrati sulle cosiddette aree associative visive (nel lobo occipitale) e uditive (nel lobo temporale). Diversamente dalle aree sensoriali primarie, le aree associative non si occupano della mera percezione di immagini e suoni, ma sono responsabili delle funzioni cerebrali superiori.

Time, Pink Floyd – Quadro realizzato dall’artista sinesteta Melissa McCracken, a cui si deve l’espressione che da il titolo a questo articolo

Questione di connessioni

Una delle ipotesi più convincenti per spiegare la generazione delle esperienze sinestetiche è che le connessioni tra le aree associative visive e le aree associative uditive siano strutturate differentemente nei sinensteti colore-musicali.

Per testare concretamente questa ipotesi sono state utilizzate tecniche in grado di tracciare il percorso dei fasci di assoni (la cosiddetta materia bianca) che collegano le diverse aree cerebrali, alla ricerca di alterazioni nelle connessioni tra i lobi temporale e occipitale (dove si trovano, rispettivamente, le aree associative uditive e visive). Questi studi hanno dimostrato che i sinesteti colore-musicali sono portatori di un’alterazione in uno dei percorsi della materia bianca, il fascicolo fronto-occipitale posteriore, con un incremento asimmetrico verso destra.

La sinestesia potrebbe quindi essere il risultato dell’iperconnettività tra le aree associative visive e uditive: un anormale aumento della comunicazione tra due aree del cervello che crea un fenomeno affascinante e misterioso, un suono che genera un colore e che rende l’intro di Time dei Pink Floyd “oro e blu”. Questa è una delle meraviglie delle neuroscienze: mutazioni, alterazioni, cambiamenti, fatti apparentemente tecnici e “noiosi”, portano alla luce gli aspetti più straordinari e inusuali della natura umana, danno origine a fenomeni meravigliosi – o terribili -, per noi sempre terribilmente affascinanti.

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