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	<title>regno unito Archives - Biologi per la Scienza</title>
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	<description>Tre studenti che amano la scienza, le denunce, i meme e le minacce di morte.</description>
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		<title>Two dosi is megli che one</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Biologi per la Scienza]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jan 2021 10:43:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[COVID-19]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[due dosi]]></category>
		<category><![CDATA[pfizer]]></category>
		<category><![CDATA[regno unito]]></category>
		<category><![CDATA[vaccino]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>A fine dicembre l’Inghilterra ha deciso di portare a 12 le settimane tra la prima e la seconda dose di vaccino Pfizer, andando contro la raccomandazione di 21 giorni fatta dall’azienda. Per quanto la protezione offerta da una sola dose sia infatti sicuramente inferiore a quella “completa”, il razionale dietro questa politica vaccinale è il seguente: meglio proteggere poco tante persone piuttosto che proteggere tanto poche persone. </p>



<p>Nonostante l’obiettivo sembri condivisibile, nella realtà dei fatti questa idea si basa più su assunzioni speranzose che su dati scientifici.</p>



<h4 class="wp-block-heading">I dati</h4>



<p>Dai dati del <a href="https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa2034577">trial Pfizer</a> si nota come il vaccino effettivamente sembri cominciare a fare effetto a partire dal dodicesimo giorno, offrendo, tra la prima e la seconda dose, una protezione di poco superiore al 50%.</p>



<p>Quel 50% ha però un intervallo di confidenza di più o meno 20%, il che significa che nella migliore delle ipotesi una dose potrebbe proteggere al 70% e nella peggiore al 30%. I dati (molto preliminari e parziali) <a href="https://www.wsj.com/articles/israel-vaccine-data-suggests-decrease-in-covid-19-infection-rate-after-first-dose-11610658607">provenienti da Israele</a> sembrano farci propendere per la seconda opzione.</p>



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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:100%">
<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Nella migliore delle ipotesi una dose potrebbe proteggere al 70%, nella peggiore solo al 30%</p></blockquote></figure>
</div>
</div>



<p>Quel dato di efficienza inoltre descrive la protezione offerta dal vaccino tra il giorno 0 (prima dose) e il giorno 21 (seconda dose), ma non ci dice nulla su cosa succeda dopo.</p>



<p>Questa protezione resta costante? Aumenta? Diminuisce? Non lo sappiamo.</p>



<h4 class="wp-block-heading">La matematica</h4>



<p>Spostare la seconda dose a 12 settimane permette nel breve periodo di vaccinare il doppio delle persone, ma proteggendole di meno. Facciamo quindi un paio di conti.</p>



<p>Se una dose protegge al 40% (a metà strada tra i dati israeliani e quelli di Pfizer) e due dosi proteggano al 90% (meno dei dati Pfizer perché siamo pessimisti). Facciamo pure finta di avere solo 200 dosi visto che la quantità di vaccino è il fattore limitante.</p>



<p>Dando una dose posso vaccinare 200 persone proteggendole al 40%, il che significa che proteggerò 80 persone (il 40% di 200). Dando due dosi invece vaccinerò 100 persone proteggendole al 90%, il che significa che proteggerò 90 persone. Pur essendo un calcolo molto spiccio, è già abbastanza evidente fare una dose nel pratico non protegga affatto più persone.</p>



<p>Inoltre, la possibilità che una dose prevenga comunque i sintomi severi non è stata presa in considerazione per il semplice fatto che i dati al riguardo sono talmente incerti che tanto varrebbe giocare a tombola.</p>



<h4 class="wp-block-heading">I rischi</h4>



<p>Anche volendo sorvolare sugli evidenti problemi evidenziati già dalla cruda matematica, l’idea di posporre la seconda dose presenta anche delle criticità dal punto di vista medico e biologico.</p>



<p>La sola prima dose induce una produzione di anticorpi sicuramente meno abbondante e meno potente del trattamento completo e questo è una cosa dovuta al funzionamento intrinseco del nostro sistema immunitario, che affina le sue armi (gli anticorpi) ogni volta che rivede lo stesso virus (o vaccino).</p>



<figure class="wp-block-pullquote alignleft"><blockquote><p>I &#8220;mezzi vaccinati&#8221; sono la palestra ideale per allenare il virus e selezionare le varianti resistenti agli anticorpi prodotti dal vaccino.</p></blockquote></figure>



<p>Stando ai dati, la risposta anticorpale generata dopo una dose è parzialmente protettiva, fornendo una protezione praticamente a metà strada tra chi non ha anticorpi e chi ha quelli “finali” dopo le due dosi. Questa situazione intermedia fornisce al virus una “palestra intermedia” perfetta per allenarsi ad attaccare anche i vaccinati “completi”. In una situazione di epidemia sostenuta come quella attuale, il virus avrebbe molte occasioni di incontrare i “mezzi vaccinati” e conseguentemente più opportunità per migliorare gradualmente la sua capacità di sfuggire alla risposta immunitaria fornita dal vaccino, diventando resistente.</p>



<p>“Beh, ma tanto dopo 3 mesi si fa comunque la seconda dose e si arriva al 95% di protezione”.<br>Sarebbe bello, ma non lo sappiamo visto che nel trial la seconda dose è stata somministrata a 21 giorni.</p>



<figure class="wp-block-pullquote alignleft is-style-default"><blockquote><p>             Aumentando a 12 le settimane tra una dose e l&#8217;altra si rischia               <br>l&#8217;effetto &#8220;libro dimenticato sul comodino&#8221;.</p></blockquote></figure>



<p>Il rischio in questo caso è quello di avere l’effetto “libro dimenticato sul comodino”.<br>Ce l’avete presente il libro che tenete a fianco al letto e che leggete una volta ogni morte di papa?<br>Se leggeste una decina di pagine ogni settimana riuscireste a seguire bene la trama, ma visto che lo aprite una volta ogni tre mesi vi ricordate a stento i nomi dei personaggi. </p>



<p>Lo stesso potrebbe accadere dilazionando le dosi: se troppo distante, la seconda dose potrebbe rivelarsi solo una deludente “seconda prima dose”, incapace di offrire la protezione completa.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Le conclusioni</h4>



<p>Il gioco non vale la candela.</p>



<p>“Proteggere tutti un po’ ” non solo protegge un numero inferiore di persone rispetto a “proteggere qualcuno ma tanto”, ma ci espone anche a rischi non trascurabili. SARS-CoV-2 si è già dimostrato numerose volte un virus insidioso e imprevedibile, non è proprio il caso di offrirgli il fianco proprio ora che abbiamo un’arma efficace per combatterlo.</p>



<p>Il vaccino ha delle istruzioni precise, come i mobili Ikea: ignorandole ci esponiamo al rischio di rimanere schiacciati come sotto ad una libreria montata di fretta.<br><br><br><br></p>



<hr class="wp-block-separator is-style-wide" />



<p><em>Riccardo Spanu, laureato in Pharmaceutical Biotechnologies presso l&#8217;Università degli Studi di Padova</em>.</p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>
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