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Il Calendario dell'Orrendo

Morti con e morti di | 13 Dicembre

È dall’inizio della pandemia che periodicamente qualcuno insinua che i morti di coronavirus in realtà siano morti di altro. E certo, tra i sostenitori di questa teoria ci sono schiere di nessuno dell’internet, ma anche alcuni medici come Matteo Bassetti.
Nel tempo questa teoria si è evoluta, tanto che ora ne esistono due versioni principali, ovviamente entrambe sbagliate.
La prima, sostenuta da Bassetti a inizio pandemia, è quella secondo cui i morti di COVID-19 in realtà sono morti “con” il COVID-19, in quanto la maggior parte di loro presenta altre patologie o comorbidità. Certo, queste persone presentavano altre patologie, ma ciò non significa che sarebbero morte comunque: i diabetici ad esempio hanno al giorno d’oggi praticamente la stessa aspettativa di vita dei non diabetici, ma a causa della loro condizione cadono più facilmente vittima del coronavirus. Sarebbero morti comunque? A un certo punto, come tutti, sì, ma sicuramente non ora. Se avete una caviglia slogata e qualcuno vi spara mentre correte i 100 metri, siete morti per la caviglia o per il proiettile? L’analisi delle cartelle cliniche dei deceduti della prima ondata ha infatti rilevato che nell’89% dei casi SARS-CoV-2 è stato la causa diretta della morte, mentre nel restante 11% è comunque considerabile una concausa. Significa quindi che 1 morto su 10 è effettivamente morto “con” il COVID? No, significa che il virus ha comunque accelerato dei processi patologici. Se vi hanno avvelenato e qualcuno vi spara alla caviglia mentre correte verso l’ospedale, morite per il veleno o per lo sparo? Ecco, allo stesso modo queste persone sarebbero forse potute essere curate, ma indirettamente a causa del virus sono morte.
Visto che quest’estate l’ISS si è ufficialmente pronunciato sui criteri di classificazione delle morti COVID, Bassetti ha quindi leggermente cambiato teoria. L’infettivologo ha infatti negli ultimi mesi sostenuto che tra i morti di COVID siano stati contati anche i positivi morti per cause totalmente scollegate, come ad esempio gli incidenti. A onor del vero non possiamo escludere che questo non sia mai successo, ma possiamo certamente dire che il fenomeno non ha influito sulle statistiche di letalità. Come? Andando a vedere l’eccesso di mortalità nei mesi di marzo, aprile e maggio rispetto agli anni precedenti, si vede che sono morte ben 44mila persone in più: se i morti di COVID fossero stati solo positivi morti senza nessun contributo da parte del virus, non avremmo visto nessun aumento generale della mortalità. Tra l’altro è interessante notare che l’eccesso di mortalità nel periodo della prima ondata è stato superiore alle morti di COVID registrate, suggerendo che probabilmente abbiamo in realtà sottostimato l’impatto dell’epidemia in termini di vite perse.
Non importa come la metta Bassetti, la teoria dei morti “con” COVID è comunque sbagliata e non giustifica in nessun modo la sua affermazione di febbraio in cui definiva il coronavirus poco più di un’influenza.
“Quando la volpe non arriva all’uva, dice che è acerba”, oppure riadattandolo al contesto pandemico, “quando l’infettivologo sbaglia, dice che i dati sono sbagliati”.


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