Biologi per la Scienza
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Opinioni

Il Coronavirus ha mostrato quanto sia importante investire in ricerca

Un paese che decide di non investire adeguatamente in ricerca, sanità e sviluppo tecnologico si ritrova nel momento del bisogno, quale quello di fronteggiare il Coronavirus, a far fatica. La fondazione GIMBE ha stimato che tra il 2010 e il 2019 la sanità italiana sia stata de-finanziata di 37 miliardi di euro1. Analogamente la ricerca in Italia è da anni sotto finanziata, nonostante i numerosi appelli che si rinnovano, di anno in anno, senza sortire i grandi stravolgimenti che servirebbero2.

Il non riuscire a finanziare con forza il comparto salute, ricerca e l’innovazione scientifica ha avuto delle evidenti ricadute durante questa pandemia di Coronavirus.

La peggiore, senza ombra di dubbio è stata la difficile reperibilità dei reagenti (necessari per i tamponi) con conseguenti problemi e ritardi nell’ottenimento dei dati dell’andamento dell’epidemia.

Non tutti i laboratori di analisi hanno la capacità di produrre questi reagenti e si affidano ad aziende internazionali di biotecnologie3. Ma se la domanda dei reagenti è alta in tutto il mondo e un paese non possiede una filiera produttiva efficiente in grado di produrli ecco che accade il patatrac.

Possiamo riassumere in due punti perché sia essenziale invertire la rotta e guardare con maggiore attenzione a questi settori.

1. Investire nella ricerca scientifica può generare innovazione e l’innovazione può generare nuovi posti di lavoro.

Abbiamo perso il treno per essere i primi nello sviluppo tech, la sfida del futuro sarà anche nel settore biotecnologie non possiamo permetterci di perdere anche quel treno.

2. Gli interessi pubblici possono seguire logiche diverse dagli interessi privati.

Chi avrebbe dovuto sobbarcarsi (prima) i costi di ricerca per avere tutti i mezzi possibili per fronteggiare una possibile pandemia? L’Italia, l’Europa, l’OMS o una singola azienda privata?

Per il settore farmaceutico la via con il più alto (e probabile) ritorno economico è ricerca per la produzione di farmaci in determinate aree terapeutiche ad alto potenziale di mercato.

La priorità è azzeccare i farmaci ‘blockbuster’, quelli da un miliardo di dollari di fatturato annuo. Questi farmaci puntano sulle patologie croniche, come il colesterolo alto, il diabete, l’ipertensione e certe forme tumorali (M. Florio e L. Iacovone4). Ma questo gli anti-vaccinisti non ve lo dicono e nell’opinione pubblica sembra che l’unico interesse di Big Pharma sia solo e sempre produrre vaccini.

Verrebbe da dire che l’Italia di tutto questo discorso non prova così tanto interesse.

Paga male, rispetto la media europea, i propri ricercatori e nel settore sanitario elargisce borse di specializzazioni spesso insufficienti per i medici, dimenticandosi di pagare le borse al personale non medico (biologi in primis) giusto per fare qualche esempio. Dimentichiamo questo mondo per porre continuamente l’attenzione su settori in perdita da decenni, vedere la voce Alitalia, si lo sappiamo è come sparare sulla Croce Rossa, ma questa lasciatecela dire. Sembra che il paese non ci creda abbastanza. Eppure, nonostante tutto, nei nostri centri di ricerca, nei nostri ospedali e anche nelle nostre aziende ci sono dei professionisti che lavorano con passione e hanno evitato che la situazione potesse diventare ancora più grave.

Per questo e per loro ci dobbiamo credere. Crediamoci.

FONTI

1 Report 7/2019. Il definanziamento 2010-2019 del SSN

https://www.gimbe.org/pagine/1229/it/report-72019-il-definanziamento-20102019-del-ssn

2 L’unico modo per uscire dalla crisi? Investire in ricerca scientifica

https://www.scienzainrete.it/documenti/rs/lunico-modo-uscire-dalla-crisi-investire-ricerca-scientifica/ottobre-2014

3 Il governo manda alle regioni i tamponi, ma a mancare sono sempre i reagenti (https://www.ilpost.it/2020/05/08/tamponi-reagenti-carenza-regioni/)

4 Pandemie e ricerca farmaceutica: la proposta di una infrastruttura pubblica europea

https://www.eticaeconomia.it/pandemie-e-ricerca-farmaceutica-la-proposta-di-una-infrastruttura-pubblica-europea-parte-prima/

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